Le città invisibili – Italo Calvino

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Per tutta la lettura mi è parso di vivere sospesa tra le nuvole come in un sogno da cui non vorresti svegliarti mai, le città/capitoli si susseguono come fossero polaroid evanescenti capaci di emozionare come di sbiadire appena voltata la pagina. E’ un romanzo fatto di poesia – tanto che lo stesso Calvino suggerisce di leggerlo come fosse tale – trascendentale e allo stesso tempo piena di rimandi e facili assonanze con la società moderna.

Potrebbe essere facilmente paragonabile a una scultura contemporanea, capace di assumere più forme a seconda del punto di vista, ordinatamente caotica, senza inizio e senza fine, in continuo movimento.

La dimensione assolutamente onirica delle descrizioni delle diverse città immaginarie che il buon Marco Polo narra a Kublai Khan è sapientemente inframezzata dagli splendidi dialoghi tra i due personaggi (con cui anche il lettore più semplice si troverebbe a suo agio) un vero capolavoro di scrittura e di filosofia di vita. Il fatto che Venezia sia presente in tutte e in nessuna è un piccolo dono per chi la ama.

Un libro che lascia tanto al lettore, lo incanta, lo ghermisce. Da leggere!

Voto: ★★★★✰ e mezza!

♫♪ Arabian knights – Siouxsie and The Banshees

– Viaggi per ritrovare il tuo futuro? […] – L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.

Stagioni – Mario Rigoni Stern

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Una passeggiata attraverso il presente e il passato di un grande uomo che ci ha lasciato già splendide testimonianze di vita e di guerra. Mario Rigoni Stern a partire dall’inverno si racconta attraverso le quattro stagioni dell’anno in un collage tra ricordi di guerra e scene di vita quotidiana. Ne fuoriesce tutta la sua passione per la natura, le montagne, la neve, le passeggiate e (ahimè) la caccia. Non a caso parliamo di un uomo che, candidato come senatore a vita, in tutta risposta disse: «Non abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in Parlamento. Non è il mio posto».

Si tratta di una lettura leggera, intensa e particolarmente cara per chi ama la natura. Personalmente ho trovato splendida la descrizione dell’inverno e in parte – escludendo le scene di caccia – quella dell’autunno: sembrava davvero di sentire gli odori del bosco e i rumori degli animali tra gli alberi rabbrividendo dal freddo.

Voto: ★★★✰✰

Erano belle le sere estive con la luna sopra i tetti. Mi pareva di sentire le stelle e invece erano i grilli sui prati. Allora le voci del paese e della natura intorno, gli odori, i rumori, le nuvole e le luci avevano chiaro riferimento con la vita e seguivano le stagioni dei nostri giuochi e del lavoro degli uomini.

Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert

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Mangia, prega, ama è una autobiografia di una trentacinquenne americana che in seguito ad un divorzio piuttosto burrascoso e al naufragare della storia d’amore appena successiva cade in depressione e decide di compiere un viaggio di un anno alla ricerca della felicità in tre Paesi diversi, le tre “i”: Italia, India e Indonesia. Ad ognuno di questi Stati corrisponde circa un terzo di libro: mangia – Italia, prega – India e ama – Indonesia.

Nella parte riguardante l’Italia siamo di fronte a una serie incredibile di luoghi comuni (alcuni assolutamente reali eh! Come ad esempio quelli sulle Poste Italiane!) riguardo noi italiani: praticamente o ciccioni mangiapasta o divinità romane dedite al sesso libero. A parte qualche accenno alla storia del nostro Paese si parla essenzialmente di cibo e di quanto posso essere soddisfacente e quanto più vicino al concetto del “piacere” mangiare bene, senza limiti e senza sensi di colpa.

Segue un viaggio in India, tutto all’interno di una specie di centro di meditazione per turisti. E’ questa la parte più noiosa e difficile del libro: si passa da una donna disperata perché non riesce a meditare a una che non fa altro che praticare yoga e mangiare cibo vegetariano per raggiungere Dio.

Si arriva infine a Bali, la parte forse più accettabile di tutto il libro, in cui la protagonista finalmente trova l’amore e mette un po’ da parte tutta la spiritualità dell’India (bella eh per carità, ma che palle dopo un po’!).

Ammiro lo sforzo introspettivo dell’autrice che è riuscita a raccontarsi nei minimi particolari in una sorta di diario di viaggio e mi piace pensare che un viaggio possa rappresentare la soluzione ai propri problemi interiori. Devo però ammettere che a lungo andare leggere di questa signora che si piange addosso per un matrimonio fallito, che si considera una poveraccia ma può permettersi di vivere in viaggio per un anno senza fare nulla, che si considera vecchia a 35 anni e sembra che le interessi solo essere compiaciuta, a lungo andare è stancante.

Voto: ★★★✰✰       [sarebbe più un due e mezzo]

Guarda, gli uccelli non precipitano dal cielo, gli alberi non avvizziscono e non muoiono, i fiumi non scorrono rossi di sangue. La vita continua ad andare avanti. Persino le Poste Italiane continueranno ad arrancare, anche senza di te.

Masse atomizzate e disperse

C’è chi teme che, come nel secolo breve, la recessione conduca alla violenza e alle guerre mondiali; ma al tempo delle rivoluzioni russa e fascista l’età media era la metà di oggi e il sangue ribolliva il doppio. Ormai le masse sono atomizzate e disperse, i ragazzi che saccheggiano i negozi rubano gli iPad e si contemplano compiaciuti in differita; gli striscioni nelle manifestazioni degli indignados dicono “dividiamo la grana”. Nessuno vuole davvero rinunciare al potere salvifico del consumo, le vittime sono invidiose dei carnefici ed è facile ingannarle con l’elemosina di un simulacro anche miserabile. Le vecchie oligarchie gettavano al popolo manciate di monete d’oro dalla carrozza, ora basta fargli sentire il rumore di un jingle accattivante o intravedere il fulgore di una farfallina tatuata – gettare monete è inutile, tutte le monete del mondo non rappresentano che il tre per cento del denaro globale. L’umanità non vuole accettare quel che lei stessa ha scoperto: che la vita non dipende dall’amore, che i sentimenti sono essudati della biologia, che l’individuo non è più laboratorio di nulla e che il mercato è in grado di fornire l’intero kit per un’individualità fai-da-te. I regolatori del nuovo equilibrio dovranno sapere che la virtualità è l’oppio dei popoli e la psicologia un placebo; che l’epopea del singolo è finita e d’ora in poi avranno a che fare con organismi collettivi, colonie tipo i coralli o le spugne, compattati dalla scienza come nell’alto medioevo li compattava la religione. Le invenzioni della finanza sono l’estremo titanico tentativo di rivolgersi verso l’alto (le obbligazioni a cent’anni con cui si crede di addomesticare il debito!), alla scalata di un paradiso sia pure artificiale, prima della modestia concentrazionaria e obbligatoria. Dio sta morendo anche nei suoi surrogati. Se perfino i clown rientrano nei ranghi, chi difenderà le ascensioni dell’eros contro il grigio della rinuncia?

Resistere non serve a niente di Walter Siti

Premio Strega

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Ieri sera ho iniziato a leggere Resistere non serve a niente di Walter Siti il vincitore del Premio Strega di quest’anno. Mi è venuta quindi la curiosità di saperne di più riguardo questo premio letterario tanto famoso e considerato come il più prestigioso d’Italia.

Venne istituito nel 1947 da un gruppo di amici letterati che si riuniva già dal 1944 in pieno clima dittatoriale e di censura fascista. Il gruppo – formato da giornalisti, scrittori, artisti – decide di istituire un premio letterario che risollevasse la cultura italiana dopo gli anni bui del Fascismo. Se Maria Bellonci – scrittrice e traduttrice – è in qualche modo la “mamma” di questo premio, Guido Alberti è lo storico finanziatore. E’ proprio da lui che prende il nome il Premio essendo comproprietario della fabbrica del liquore Strega.

Oggi la giuria – i cui membri sono chiamati gli amici della domenica per ricordare le origini di questo premio – è composta da 400 persone e si riunisce per due votazioni ogni anno: a giugno quando si decide la cinquina dei finalisti e il primo giovedì di luglio per scegliere il vincitore.

Curiosando tra l’archivio dei vincitori si trovano alcuni dei bestsellers italiani più famosi: da I racconti di Moravia a Lettere da Capri di Mario Soldati, poi Il Gattopardo, La ragazza di Bube, La chiave a stella, Il nome della rosa per arrivare ai recentissimi Non ti muovere della Mazzantini, Caos calmo di Sandro Veronesi, Come dio comanda di Ammaniti, La solitudine dei numeri primi di Giordano e Inseparabili di Piperno.

Scopro oggi che uno dei miei libri preferiti in assoluto, La chimera di Sebastiano Vassalli, ha vinto il Premio nel 1990, anno in cui sono nata! 🙂

Libri che profumano di estate

Non è stato del tutto un caso che il mio blog sia nato esattamente il giorno del solstizio d’estate, la “mia” stagione per eccellenza, sia perchè ci sono nata, sia perchè amo il caldo e il sole. Parlando in termini di lettrice accanita, cosa c’è di meglio della luce naturale che entra dalle finestre per leggere? Ancora meglio se si è distesi in mezzo a un prato (allergie permettendo) e nel mentre si cerca di abbronzarsi pure un pochino! Estate è quella stagione in cui si ha voglia di ricominciare a sperare e si sogna di più, non a caso anche Fitzgerald ha fatto cominciare il suo Grande Gatsby proprio il 21 giugno – carico di speranza – e lo ha concluso – nel modo peggiore dei modi – quando le foglie iniziano a cadere…

Ho deciso quindi di selezionare qualche titolo che “sa” di estate e fa venire voglia di vivercela.

Uomini e topi ci catapulta nei campi arsi dal sole della California degli anni ’30. Una storia commovente e cruda (e incredibilmente corta!).

 

La morte felice di Albert Camus è un romanzo noto e di cui si potrebbe parlare per ore. Qui mi limito ad inserirlo per le splendide descrizioni del porto e delle spiagge di Algeri che mi hanno davvero conquistata.

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La calura afosa dell’Uruguay e una splendida villa decadente rendono questo libro davvero magico (evitate però la trasposizione cinematografica, orribile!).

Ma chi meglio di noi italiani sa godersi l’estate e le nostre splendide cornici mediterranee?

Il celeberrimo e famosissimo romanzo di Ammaniti, Io non ho paura, è ambientato in una località immaginaria del Sud Italia tra campi di grano, il canto dei grilli e caseggiati abbandonati.

Il vincitore del premio Campiello 2012 Carmine Abate riesce a fare del paesaggio calabrese un vero e proprio protagonista ne La collina del vento. La storia copre un arco di tempo molto vasto ma questo vento incessante e questa terra arida mi faranno sempre pensare all’estate.

Un Camilleri completamente diverso in questo thriller davvero particolare che si snoda tra spiagge e ville italiane in piena estate (lo avevate intuito dalla copertina?!).

Alieni, Il Grande Gatsby e Caroline di Monaco

Inauguro il mio nuovo blog di letture e pensieri psichedelici raccontando in poche righe l’incontro Leggere in traduzione: Fitzgerald durante la seconda giornata de La grande Invasione, la prima edizione del Festival della lettura di Ivrea che si sta tenendo in questi giorni.

La traduzione di Pincio edita da Minimum Fax

 

Stamattina ci siamo immersi nella mente di Tommaso Pincio, scrittore e pittore romano, che ha appena concluso la sua traduzione di un grande classico della letteratura americana: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Premettendo che è stata una mia recente lettura – tra l’altro una delle poche ad essersi conquistata ben 5 stelline di gradimento – ho davvero apprezzato la spontaneità del traduttore nel raccontarci come si è approcciato a questo lavoro. Il discorso è spaziato dall’importanza di questo libro nella cultura americana (è stato uno dei primi a sfatare il mito americano del guadagno “facile” e del consumismo) per arrivare al bad ending che lo caratterizza. Tanti anche i riferimenti letterari che riguardano questo piccolo capolavoro della letteratura presenti in altri contesti: dal Giovane Holden di Salinger ai Peanuts di Schultz!

Una vera e propria particolarità del romanzo sta nel fatto che il narratore non è onniscente e non si tratta neanche del protagonista, Nick Carraway è infatti una specie di testimone o, per usare le parole di Pincio:

il tramite tra il mondo di sogno e la cruda realtà. Laddove Gatsby rappresenta soltanto il lato più ingenuo e capriccioso di Fitzgerald, Nick ne incarna la parte consapevole, quella che conosce bene il fallimento che lo attende.

Pincio si è poi soffermato sull’innegabile insuccesso iniziale di Fitzgerald (rimarcato anche dall’amico/nemico Ernest Hemingway): i tempi erano troppo maturi (siamo nel 1925), bisogna aspettare gli anni ’50 – dopo le disillusioni della crisi economica del ’29 e l’impatto massacrante della Seconda Guerra Mondiale – per poter apprezzare la decadenza e il romanticismo di questo romanzo che da questi anni in avanti raggiungerà finalmente la gloria. Il mito di Fitzgerald nasce infatti nella generazione dei ragazzi ventenni durante il secondo conflitto mondiale (nel corso del quale venne stampata un’edizione apposta per i giovani americani al fronte), per intenderci, la generazione di Jack Kerouac. Proprio quest’ultimo scrisse:

Nessuno conoscerà mai davvero l’America perché nessuno conosce Gatsby.

Nella seconda parte dell’incontro Pincio ha poi parlato della lingua utilizzata da Fitzgerald – considerata erroneamente da alcuni datata e antiquata -, sulle difficoltà incontrate durante la traduzione e su alcune differenze tra la sua traduzione (che ha cercato di rendere con il lessico italiano degli anni ’50) e quella “storica” della mitica Fernanda Pivano.

Una chicca per chiudere: Tommaso Pincio si è ritrovato in particolar modo legato al Grande Gatsby poiché anche lui ha vissuto in prima persona un amore impossibile nei confronti di una donna di ceto molto più alto del suo! Senza contare l’infatuazione nei confronti di Caroline di Monaco quando era bambino!

Vi invito a visitare il blog di Tommaso Pincio che oltre a essere scrittore e traduttore è anche un eccellente pittore (mia sorella conserverà gelosamente l’autografo che le ha fatto disegnandoci un bel alieno verde!).

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

L'autografo di Pincio!

L’autografo di Pincio!