Alieni, Il Grande Gatsby e Caroline di Monaco

Inauguro il mio nuovo blog di letture e pensieri psichedelici raccontando in poche righe l’incontro Leggere in traduzione: Fitzgerald durante la seconda giornata de La grande Invasione, la prima edizione del Festival della lettura di Ivrea che si sta tenendo in questi giorni.

La traduzione di Pincio edita da Minimum Fax

 

Stamattina ci siamo immersi nella mente di Tommaso Pincio, scrittore e pittore romano, che ha appena concluso la sua traduzione di un grande classico della letteratura americana: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Premettendo che è stata una mia recente lettura – tra l’altro una delle poche ad essersi conquistata ben 5 stelline di gradimento – ho davvero apprezzato la spontaneità del traduttore nel raccontarci come si è approcciato a questo lavoro. Il discorso è spaziato dall’importanza di questo libro nella cultura americana (è stato uno dei primi a sfatare il mito americano del guadagno “facile” e del consumismo) per arrivare al bad ending che lo caratterizza. Tanti anche i riferimenti letterari che riguardano questo piccolo capolavoro della letteratura presenti in altri contesti: dal Giovane Holden di Salinger ai Peanuts di Schultz!

Una vera e propria particolarità del romanzo sta nel fatto che il narratore non è onniscente e non si tratta neanche del protagonista, Nick Carraway è infatti una specie di testimone o, per usare le parole di Pincio:

il tramite tra il mondo di sogno e la cruda realtà. Laddove Gatsby rappresenta soltanto il lato più ingenuo e capriccioso di Fitzgerald, Nick ne incarna la parte consapevole, quella che conosce bene il fallimento che lo attende.

Pincio si è poi soffermato sull’innegabile insuccesso iniziale di Fitzgerald (rimarcato anche dall’amico/nemico Ernest Hemingway): i tempi erano troppo maturi (siamo nel 1925), bisogna aspettare gli anni ’50 – dopo le disillusioni della crisi economica del ’29 e l’impatto massacrante della Seconda Guerra Mondiale – per poter apprezzare la decadenza e il romanticismo di questo romanzo che da questi anni in avanti raggiungerà finalmente la gloria. Il mito di Fitzgerald nasce infatti nella generazione dei ragazzi ventenni durante il secondo conflitto mondiale (nel corso del quale venne stampata un’edizione apposta per i giovani americani al fronte), per intenderci, la generazione di Jack Kerouac. Proprio quest’ultimo scrisse:

Nessuno conoscerà mai davvero l’America perché nessuno conosce Gatsby.

Nella seconda parte dell’incontro Pincio ha poi parlato della lingua utilizzata da Fitzgerald – considerata erroneamente da alcuni datata e antiquata -, sulle difficoltà incontrate durante la traduzione e su alcune differenze tra la sua traduzione (che ha cercato di rendere con il lessico italiano degli anni ’50) e quella “storica” della mitica Fernanda Pivano.

Una chicca per chiudere: Tommaso Pincio si è ritrovato in particolar modo legato al Grande Gatsby poiché anche lui ha vissuto in prima persona un amore impossibile nei confronti di una donna di ceto molto più alto del suo! Senza contare l’infatuazione nei confronti di Caroline di Monaco quando era bambino!

Vi invito a visitare il blog di Tommaso Pincio che oltre a essere scrittore e traduttore è anche un eccellente pittore (mia sorella conserverà gelosamente l’autografo che le ha fatto disegnandoci un bel alieno verde!).

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

L'autografo di Pincio!

L’autografo di Pincio!

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2 pensieri su “Alieni, Il Grande Gatsby e Caroline di Monaco

  1. Pincio è davvero un grande appassionato di Fitzgerald e del suo lavoro, si vede da come trasmette la sua passione mentre parla. Mi è piaciuto molto sentirlo!! Anche se ho ancora un po’ paura che quello volesse essere un ritratto 😀

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