Il senno di poi

“Il senno di poi è una cosa meravigliosa. Se tutti capissimo le cose all’istante, non ci sarebbe nessuna storia da scrivere.”

Vita dopo vita – Kate Atkinson

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Le famiglie felici del ventunesimo secolo

“Sì, perchè sotto sotto intuisci fin da ora che, se nell’Ottocento il conte Tolstoj scrisse che tutte le famiglie felici si somigliano ma ogni famiglia è infelice a modo suo, oggi, al principio del ventunesimo secolo, l’unica famiglia felice è quella dei frollini con la granella di zucchero.”

Il padre infedele – Antonio Scurati

Lo sforzo per la felicità

Continuo a ricordare uno degli insegnamenti della mia guru a proposito della felicità. Lei dice che la felicità è universalmente considerata un colpo di fortuna, qualcosa che può arrivare dall’alto come una bella giornata di sole. Ma il suo vero meccanismo è un altro. La felicità è il risultato di uno sforzo individuale. Si combatte per ottenerla, si lotta per lei, la si difende e qualche volta si parte per un viaggio intorno al mondo per cercarla. Bisogna partecipare senza sosta alle manifestazioni della propria beatitudine. E quando si è raggiunta la felicità, non si deve mai perdere la volontà di mantenerla, si deve compiere un potente sforzo per continuare a nuotare sulla cresta dell’onda. Altrimenti si vedrà la gioia sfumare. E’ facile pregare quando si è angosciati, è più difficile continuare a farlo quando la crisi è passata, e aiutare la propria anima a tenere stretti i buoni risultati ottenuti.

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L’inerzia governa il mondo.

Le nostre migliori intenzioni sono spesso frustrate da forze esterne – forze che noi stessi abbiamo messo in moto tanto tempo prima. Le decisioni, soprattutto quelle sbagliate, generano una loro inerzia e fermare l’inerzia può essere un bel casino, come ogni atleta sa bene. Anche se giuriamo di cambiare, anche se siamo dispiaciuti e facciamo ammenda dei nostri errori, l’inerzia del passato continua a trascinarci per la strada sbagliata. L’inerzia governa il mondo. L’inerzia dice: Calma, non così in fretta, sono ancora io che comando qui. Come ama dire un mio amico citando un vecchio poema greco: La mente degli dèi eterni non cambia all’improvviso.

Masse atomizzate e disperse

C’è chi teme che, come nel secolo breve, la recessione conduca alla violenza e alle guerre mondiali; ma al tempo delle rivoluzioni russa e fascista l’età media era la metà di oggi e il sangue ribolliva il doppio. Ormai le masse sono atomizzate e disperse, i ragazzi che saccheggiano i negozi rubano gli iPad e si contemplano compiaciuti in differita; gli striscioni nelle manifestazioni degli indignados dicono “dividiamo la grana”. Nessuno vuole davvero rinunciare al potere salvifico del consumo, le vittime sono invidiose dei carnefici ed è facile ingannarle con l’elemosina di un simulacro anche miserabile. Le vecchie oligarchie gettavano al popolo manciate di monete d’oro dalla carrozza, ora basta fargli sentire il rumore di un jingle accattivante o intravedere il fulgore di una farfallina tatuata – gettare monete è inutile, tutte le monete del mondo non rappresentano che il tre per cento del denaro globale. L’umanità non vuole accettare quel che lei stessa ha scoperto: che la vita non dipende dall’amore, che i sentimenti sono essudati della biologia, che l’individuo non è più laboratorio di nulla e che il mercato è in grado di fornire l’intero kit per un’individualità fai-da-te. I regolatori del nuovo equilibrio dovranno sapere che la virtualità è l’oppio dei popoli e la psicologia un placebo; che l’epopea del singolo è finita e d’ora in poi avranno a che fare con organismi collettivi, colonie tipo i coralli o le spugne, compattati dalla scienza come nell’alto medioevo li compattava la religione. Le invenzioni della finanza sono l’estremo titanico tentativo di rivolgersi verso l’alto (le obbligazioni a cent’anni con cui si crede di addomesticare il debito!), alla scalata di un paradiso sia pure artificiale, prima della modestia concentrazionaria e obbligatoria. Dio sta morendo anche nei suoi surrogati. Se perfino i clown rientrano nei ranghi, chi difenderà le ascensioni dell’eros contro il grigio della rinuncia?

Resistere non serve a niente di Walter Siti

Pasto nudo

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Quando sorrideva la paura volava via in piccole scaglie di luce, e spiava enigmatica negli angoli alti e freddi della stanza. E che cosa potrei dire sentendomi la morte attorno, e le piccole immagini spezzate che al momento di addormentarsi si affacciano nella mente?