Masse atomizzate e disperse

C’è chi teme che, come nel secolo breve, la recessione conduca alla violenza e alle guerre mondiali; ma al tempo delle rivoluzioni russa e fascista l’età media era la metà di oggi e il sangue ribolliva il doppio. Ormai le masse sono atomizzate e disperse, i ragazzi che saccheggiano i negozi rubano gli iPad e si contemplano compiaciuti in differita; gli striscioni nelle manifestazioni degli indignados dicono “dividiamo la grana”. Nessuno vuole davvero rinunciare al potere salvifico del consumo, le vittime sono invidiose dei carnefici ed è facile ingannarle con l’elemosina di un simulacro anche miserabile. Le vecchie oligarchie gettavano al popolo manciate di monete d’oro dalla carrozza, ora basta fargli sentire il rumore di un jingle accattivante o intravedere il fulgore di una farfallina tatuata – gettare monete è inutile, tutte le monete del mondo non rappresentano che il tre per cento del denaro globale. L’umanità non vuole accettare quel che lei stessa ha scoperto: che la vita non dipende dall’amore, che i sentimenti sono essudati della biologia, che l’individuo non è più laboratorio di nulla e che il mercato è in grado di fornire l’intero kit per un’individualità fai-da-te. I regolatori del nuovo equilibrio dovranno sapere che la virtualità è l’oppio dei popoli e la psicologia un placebo; che l’epopea del singolo è finita e d’ora in poi avranno a che fare con organismi collettivi, colonie tipo i coralli o le spugne, compattati dalla scienza come nell’alto medioevo li compattava la religione. Le invenzioni della finanza sono l’estremo titanico tentativo di rivolgersi verso l’alto (le obbligazioni a cent’anni con cui si crede di addomesticare il debito!), alla scalata di un paradiso sia pure artificiale, prima della modestia concentrazionaria e obbligatoria. Dio sta morendo anche nei suoi surrogati. Se perfino i clown rientrano nei ranghi, chi difenderà le ascensioni dell’eros contro il grigio della rinuncia?

Resistere non serve a niente di Walter Siti

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Resistere non serve a niente – Walter Siti

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C’è chi afferma che il Premio Strega è più un’onoreficenza alla carriera che non al libro in sè. Su questa affermazione potrei non essere d’accordo ma bisogna ammettere che probabilmente è questo il caso di Walter Siti. Resistere non serve a niente non mi ha entusiasmata, ma mi ha fatto venire la curiosità di provare altro dello stesso autore.

Il romanzo si basa sulla vita di Tommaso che lo scrittore decide di narrare dopo averlo conosciuto ad una festa VIP. La prima parte del libro scorre piuttosto veloce tra gli anni di un’infanzia difficile (obesità e il padre in carcere) e il riscatto successivo con un intervento chirurgico per farsi accettare dal mondo, la laurea in economia, la passione per i numeri e la matematica e l’entrata nell’olimpo della finanza. Fin qui niente da dire sullo stile: pulito, limpido e a tratti divertente. A questo punto però il romanzo invece di decollare si impantana in una specie di saggio sulla cosiddetta zona grigia a metà tra criminalità organizzata, politica e finanza caratterizzato da un linguaggio specifico che rende la lettura faticosa e arrancante.

Vogliamo poi parlare del ruolo delle donne in questo romanzo? Pare ce ne siano solamente di due tipi: la supergnocca fredda come un ghiacciolo e priva di sentimenti che vende il proprio corpo e usa il sesso per avere smeraldi e borse di coccodrillo e la racchia che non potendo vendersi rimane totalmente succube dell’uomo e priva di qualsiasi personalità (praticamente tutte le segretarie). Inutile dire che ciò mi ha infastidita non poco pur non essendo io una femminista incallita.

Lo consiglio a chi vuole capirci un po’ di più su quello che succede dietro al nostro dio Denaro e a chi non si spaventa di fronte a lunghe pagine su tecniche finanziarie e magheggi di economia.

Voto: ★★✰✰✰  

[ma leggerò sicuramente qualcos’altro dell’autore visto le ottime recensioni!]

Tommaso è estasiato dal pirotecnico gioco di prestigio, far apparire soldi dal nulla semplicemente postando dei numeri; siamo davvero i nuovi alchimisti, i soli che si orientano nel pianeta in bollitura.Tutto in diretta, un videogame giocato sulla realtà…

 

 

Premio Strega

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Ieri sera ho iniziato a leggere Resistere non serve a niente di Walter Siti il vincitore del Premio Strega di quest’anno. Mi è venuta quindi la curiosità di saperne di più riguardo questo premio letterario tanto famoso e considerato come il più prestigioso d’Italia.

Venne istituito nel 1947 da un gruppo di amici letterati che si riuniva già dal 1944 in pieno clima dittatoriale e di censura fascista. Il gruppo – formato da giornalisti, scrittori, artisti – decide di istituire un premio letterario che risollevasse la cultura italiana dopo gli anni bui del Fascismo. Se Maria Bellonci – scrittrice e traduttrice – è in qualche modo la “mamma” di questo premio, Guido Alberti è lo storico finanziatore. E’ proprio da lui che prende il nome il Premio essendo comproprietario della fabbrica del liquore Strega.

Oggi la giuria – i cui membri sono chiamati gli amici della domenica per ricordare le origini di questo premio – è composta da 400 persone e si riunisce per due votazioni ogni anno: a giugno quando si decide la cinquina dei finalisti e il primo giovedì di luglio per scegliere il vincitore.

Curiosando tra l’archivio dei vincitori si trovano alcuni dei bestsellers italiani più famosi: da I racconti di Moravia a Lettere da Capri di Mario Soldati, poi Il Gattopardo, La ragazza di Bube, La chiave a stella, Il nome della rosa per arrivare ai recentissimi Non ti muovere della Mazzantini, Caos calmo di Sandro Veronesi, Come dio comanda di Ammaniti, La solitudine dei numeri primi di Giordano e Inseparabili di Piperno.

Scopro oggi che uno dei miei libri preferiti in assoluto, La chimera di Sebastiano Vassalli, ha vinto il Premio nel 1990, anno in cui sono nata! 🙂