La classifica del mese – Gennaio 2015

gennaio

Anche gennaio è giunto alla fine e, complici un po’ di giorni di vacanza sono riuscita a dedicarmi di più alla lettura esplorando nuovi particolari mondi della narrativa italiana e straniera. Due parole per ciascuno così da riassumere le mie avventure letterarie del mese.

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Shotgun Lovesongs, ne ho parlato abbondantemente qui per cui non starò a ripetermi, sappiate solo che si tratta di una lettura magica e coinvolgente al punto da aver paura di finirlo.

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La fortezza di Jennifer Egan (l’autrice dello splendido Il tempo è un bastardo) è invece un romanzo completamente diverso in cui il protagonista, un americano con la dipendenza da internet, viene invitato nel castello sperduto nell’Europa centrale acquistato da suo cugino per aiutarlo a trasformalo in un hotel rilassante per chi vuole staccare dalla quotidinità. L’atmosfera è quasi gotica e un senso di ansia pervade il lettore che si chiede chi sia il secondo narratore, un uomo all’interno di un carcere di massima sicurezza. Le due storie parallele si uniranno in un finale sorprendentemente originale.

ring

Ring di Koji Suzuki è invece il romanzo da cui è stato tratto il famosissimo film horror The Ring. Ne parlerò nello specifico dopo aver ultimato la trilogia, sappiate però che è stata per me una piacevolissima sorpresa in pieno stile giapponese e non preoccupatevi se non amate le letture spaventose, questo romanzo per me tocca più il thriller con risvolti sull’esoterismo. E se avete visto la versione americana del film, leggetelo, sarà completamente diverso!

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Una più uno e La dittatura dell’inverno sono invece due romanzi che vedono come protagoniste due donne molto diverse tra loro in situazioni di vita complicate. Ne ho parlato qui e qui, dateci un’occhiata!

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Una piacevole sorpresa mi è arrivata da Il signor Bovary di Paolo Zardi, il racconto di un uomo che per un tradimento si ritrova con la vita distrutta in un susseguirsi di eventi che costituiscono l’intreccio in tema economico sentimentale. Basato su una riflessione profonda sul mondo contemporaneo questo racconto edito dalla Intermezzi Editore riesce ad essere estremamente attuale senza però allontanarsi troppo dall’eroina malinconica di Flaubert. Le 80 pagine scorrono in fretta e presi dall’euforia il finale si dipana davanti a noi con un triste epilogo finale. Un’ottima lettura che va a collocarsi come miglior racconto del mese.

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Torniamo con un’uscita della Minimum Fax: A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti. Cento pagine di splendide riflessioni sullo scrivere racconti, vi farà venire voglia di Munro e Carver ma anche di tanti altri autori meno conosciuti grazie all’entusiasmo e alla capacità del bravo Cognetti.

LIBRO DEL GIORNO  dalloway

Dora Bruder è stata la mia lettura dedicata alla Giornata della Memoria e troverete due brevi riflessioni tra gli articoli del mese; esattamente come qui troverete il mio classico del mese con l’incredibile Virginia Woolf.

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Unica delusione del mese è stato ahimè l’ultimo lavoro di Simona Sparaco: Se chiudo gli occhi. Avevo amato così tanto Nessuno sa di noi che questa trama sul rapporto difficile tra un padre molto assente con la figlia in crisi coniugale non mi ha convinta molto, peccato!

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Lo stream of consciousness e “La signora Dalloway” di Virginia Woolf

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Come classico del mese ho scelto un romanzo pubblicato nel 1925 da una delle più grandi scrittrici di sempre: Virginia Woolf. La signora Dalloway è uno degli esempi più ecclatanti del cosiddetto flusso di coscienza, dall’inglese stream of consciousness. Penso che chiunque ne abbia sentito parlare durante le lezioni di letteratura inglese al liceo o all’università ma credo sia giusto ricavare un piccolo spazio per parlarne qui.

Per flusso di coscienza si intende una trasposizione scritta di tutto ciò che sta passando per la testa a noi o al nostro personaggio, una sorta di diarrea verbale senza ordine o logica (almeno apparente) che travolge il lettore facendolo entrare nella testa del protagonista. Si può quindi considerare un monologo interiore del personaggio che riesce a dar voce ai suoi sentimenti, emozioni, ricordi, sensazioni, senza quasi far respirare il lettore. Questa è la sensazione che si prova leggendo alcune delle più grandi opere che hanno dato il via a questa tecnica letteraria: l’Ulisse di Joyce in primo piano ma anche La coscienza di Zeno del nostro Italo Svevo.

Ognuno di noi ogni giorno produce dentro di sé un flusso di coscienza: “oggi devo andare a fare spesa oh guarda che bel gatto che c’è in quel giardino mi ricorda quando la mia gatta usciva di casa e mi portava un uccellino quello era un periodo così difficile della mia vita meno male che le cose si stanno sistemando…” la capacità di questi grandi della letteratura sta nel catturare l’attenzione del lettore e a creare delle svolte, delle vere e proprie epifanie che portano il personaggio a scoprire qualcosa in più sul proprio passato o sul proprio carattere o a riscoprire un evento del passato che il nostro inconscio aveva rimosso. A parer mio è una tecnica veramente complessa che, rifacendosi agli studi di psicoanalisi di Freud, non è certo da prendere alla leggera.

dalloway

Ne La signora Dalloway il flusso di coscienza è così estremo che spesso dovevo fermare la lettura per “riprendere fiato”; non è quindi una lettura facile o adatta a tutti e deve essere approcciata con molto concentrazione e pacatezza. Protagonista è appunto questa agiata signora inglese che vuole organizzare una festa. Il romanzo si snoda nelle 12 ore della sua giornata concentrandosi a turno su alcuni personaggi secondari: dal reduce di guerra con problemi psicologici Septimus Smith, all’amica Sally. In questi personaggi c’è molto di Virginia Woolf, dalle tendenze suicide, allo snobismo inglese, dal rapporto enigmatico con le donne al profondo senso di malessere e inadeguatezza. I temi intensi della pazzia e della morte permeano tutto il romanzo lasciando un incredibile amaro in bocca e una sensazione di intenso scombussolamento, evidente dall’aspettarsi sempre un risvolto negativo in ogni cosa:

Anche l’amore distruggeva ogni cosa.

Se da un lato è stata una delle letture più pesanti da parecchi mesi a questa parte, dall’altro l’abilità della Woolf e l’introspezione psicologica del personaggio lasciano semplicemente a bocca aperta e, per questo, credo sia un romanzo da avere in libreria.

Bene, facesse pure – l’unica consolazione della vecchiaia, pensò Peter Walsh, uscendo da Regent’s Park, col cappello in mano, era proprio questa: le passioni restano forti come sempre, ma almeno si guadagna – alla fine! – quella capacità che dà all’esistenza il suo gusto supremo – la capacità di tenere l’esperienza nelle proprie mani, e di volgerla, con una lenta rotazione, verso la luce.