Pornokiller – Marco Cubeddu

www.mondadoristore.it

Avete mai sentito parlare di libri che parlano dell’industria del porno? Credo che a tutti voi, come anche alla sottoscritta, venga in mente Chuck Palahniuk con il suo Gang Bang, ebbene sappiate che anche un italiano si è cimentato nell’impresa: sto parlando di Marco Cubeddu con il suo Pornokiller. Lo stile è ovviamente pulp (come poteva non esserlo?) e la trama una sorta di parodia amorale e senza peli sulla lingua del declino della nostra Italia. Protagonista Carlo Ballauri, se avete in mente l’idea utopica del personaggio perfetto, che corona le sue imprese con abilità e bravura, lasciate pure perdere, qui a parlare è un cocainomane affetto da bulimia e strane manie sessuali e non. Regista porno, Carlo vive un momento strano della sua vita che culminerà con l’incontro di una ragazzina che gli ruba il portafoglio, lei è la perfetta musa ispiratrice per il suo prossimo film, un film che, forse, cambierà le carte in tavola. I colpi di scena non mancano e il romanzo per quanto breve resta decisamente impresso (peraltro sono ottime le citazioni musicali). Non fa per tutti, sappiatelo, qui vi lascio un estratto per rendervi conto dello stile:

Eppure si sentiva impantanata in vuoti pensieri di morte (grazie Sylvia Plath e Virginia Woolf!), si figurava sulla riva di un lago o di un fiume in procinto di lasciarsi affogare pensando che anche i loop di riflessioni cosmiche nichiliste, come l’eroina, possono trasformarti in una lucertola, paralizzata su un sasso in attesa che un lampo di luce giunga a liberarla dal torpore.


Voto: ★★★✰✰ e mezza!

♫♪ My vagina – NOFX

Anche recitare la parte di se stessi è un lavoro a tempo pieno.

Un anno al Museo – Museo diffuso della Resistenza

Oggi in occasione del 25 aprile, anniversario della Liberazione, voglio consigliarvi uno dei musei che più mi hanno emozionata di sempre: il Museo Diffuso della Resistenza, Deportazione, Guerra, Diritti e della Libertà di Torino.

1704_diffuso_6162

Il museo è interamente costituito da video e registrazioni audio, si tratta quindi di un museo interattivo fondato sulla memoria delle persone e dei diretti protagonisti di quel momento della storia italiana. La storia parla attraverso le loro voci, i loro visi segnati dal tempo e dai ricordi, ancora pungenti e dolorosi come spine conficcate nella pelle. Credo sia il modo migliore per trasmettere le sensazioni e vivere quel pezzo di storia così amaro per il nostro Paese.

__13_MAU_Leggi

Oltre alle testimonianze più svariate vi è la possibilità di scendere in uno dei tanti rifugi antiaereo presenti a Torino, qui il rumore agghiacciante delle bombe e l’atmosfera claustrofobica ci fanno rivivere quella sensazione di attesa che moltissime persone hanno provato nascoste nelle cantine e nei rifugi antiaerei, tutti insieme condividendo paure e timori. Questo è quello che più mi ha emozionata: scendere nel rifugio antiaereo, chiudere gli occhi e sentire solo il rumore delle bombe e le vibrazioni delle pareti, una lezione che mi ha insegnato più di qualsiasi libro di storia. E il sentire le voci dei testimoni di quegli orrori nelle orecchie è quanto di più reale si possa avere 70 anni dopo quegli eventi. Sono i nonni che non ho avuto, a cui non ho potuto chiedere com’era vivere con la paura e mangiare con le tessere annonarie, sono loro a cui oggi dobbiamo pensare, sono il monito per non dover rivivere più certi avvenimenti.

Vi lascio col caloroso consiglio di visitare questo museo e con qualche testimonianza che ho tratto dalle numerosissime registrazioni presenti. Buon 25 aprile!

fe99811989d246768a53248fea97e237-1

E alla fine dei bombardamenti, quando ancora era buio, mia madre mi portò sul tetto del palazzo a guardare la città in fiamme. La statua di Vittorio Emanuele sembrava camminare su un mare di fuoco.

La cosa che più mi è rimasta impressa era camminare tra le macerie, calpestare i vetri per terra.

La prima cosa che si faceva usciti dai rifugi non era tornare a dormire, era mangiare. Le persone mangiavano quel che potevano, io anche avevo sempre una fame pazzesca e non era solo l’età, era una conquista della vita sulla morte, un modo di convincerci che eravamo ancora vivi.

Capivamo che c’era qualcosa che non andava. Si fermò un treno merci pieno di persone che chiedevano dell’acqua. Un soldato riempì una bottiglia e la porse nella fessura, a quel punto un tedesco fece cadere la bottiglia in terra che si frantumò. Credetemi se vi dico che ancora oggi sento il rumore di quei vetri rotti per terra.

Ovunque tu sarai – Fioly Bocca

Ovunque-tu-sarai-Fioly-Bocca-661x1024

Ci sono dei momenti nella vita in cui tutto sembra stia per accadere: un nuovo lavoro, un amore che si sta trasformando in una scelta di vita e il futuro davanti a sé che sembra ormai deciso. E poi c’è l’imprevisto, quel qualcosa del tutto inaspettato e nascosto in un angolino della tua mente che ti fa sorgere il dubbio che la vita che stai vivendo non sia quella giusta per te, che potresti cambiare direzione, plasmare il tuo destino. Questo è ciò che accade ad Anita, protagonista di Ovunque tu sarai il romanzo d’esordio di Fioly Bocca edito da Giunti e da pochi giorni disponibile in tutte le librerie.

[…] e scivolo via sulle strade lustre, mentre la pioggia continua a battere. Il mio mondo in una goccia, prima tondo e finito, ora pozzanghera minuscola sotto le scarpe gommate.

Anita è in quella fase di dubbi e incertezze che abbiamo passato o passeremo tutti noi, la grave malattia della madre la fa riflettere sull’andamento della propria vita e proprio quando inizia a rendersi conto che il suo lavoro non è quello che avrebbe sognato e il suo fidanzato qualcuno che non la comprende fino in fondo, incontra in un viaggio in treno che la porta al suo paese d’origine, Arun, uno scrittore di libri per bambini a cui basta uno sguardo per capire la tristezza interiore di Anita. Arun potrebbe essere la risposta che sta cercando o solo un diversivo per la sua vita scombussolata dalla malattia della madre? Fa da sfondo a questa storia d’amore la mia splendida Torino che fin dalle prime pagine spicca con la sua bellezza prepotente in antitesi con il desiderio della protagonista di tornare nelle Dolomiti, che associa la città piemontese al declino della sua vita e all’inesorabile scorrere del tempo.

Me ne sto seduta su questa panchina ai Murazzi, mentre Torino si acquatta sotto una coperta di nebbia, così densa da sfumare i contorni e cambiare gli odori alle cose.

Lo stile dell’autrice è semplice ma d’impatto, la costruzione delle frasi studiata e il lessico usato rendono questo libro un romanzo d’amore di livello più alto rispetto alla media, trasportando il lettore tra le pagine, impaziente di scoprire cosa succederà ad Anita. Lo consiglio a chi come lei (e come me) sta passando un periodo di scelte importanti, di bivi lavorativi e sentimentali.

Così capita che un dialogo nato per caso con un passeggero qualunque del Milano-Torino prenda una strada tutta sua, ingovernabile, e tu, senza nemmeno accorgerti, arrivi proprio a quel punto, a quel grumo che hai dentro e che cercavi in tutti i modi di nascondere. E senza sapere perché, ti metti a nudo, non risparmi niente, davanti a occhi sconosciuti offri la tua anima vulnerabile come una spogliarellista esibisce a un pubblico rapito la propria intimità.

Un anno al Museo – MAO Museo d’Arte Orientale

L'ingresso al Mao con splendidi giardini giapponesi

L’ingresso al Mao con splendidi giardini giapponesi

Primo museo dell’anno: il MAO Museo d’Arte Orientale. Il MAO di Torino è un museo relativamente giovane di Torino, un gioiellino incastonato nel bellissimo Palazzo Mazzonis, che fa scoprire un pezzettino di Oriente anche a noi piemontesi. Forse non ha davvero nulla a che vedere con i musei d’arte orientale stranieri che ho visitato (la sezione orientale del Victoria&Albert Museum a Londra e il rilassante Guimet a Parigi) ma il fatto che sia così raccolto e ben studiato lo rende davvero piacevole. Il museo è strutturato su più livelli e diviso in 5 macro aree geografiche: Asia Meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici.

L'Onda di Hokusai

L’Onda di Hokusai

La cura nel dettaglio è stata una delle cose che più ho amato in questo museo. Ogni pezzo, dalla statua buddhista alla scodella in ceramica ha un posto ben preciso all’interno della collezione e grazie ad un’ottima illuminazione gode di tutta l’attenzione necessaria. Ho amato i paraventi giapponesi così come le splendide piastrelle invetriate e le ciotole che, suddivise cromaticamente, sono un piacere per gli occhi. Le luci soffuse e il legno come predominanza creano un ambiente rilassato che ci consente in tutta tranquillità di passare un’oretta tra questi capolavori orientali.

Le piastrelle invetriate dei Paesi Islamici

Le piastrelle invetriate dei Paesi Islamici

Fatevi un giretto virtuale sull’Art Project di Google per vedere alcune delle splendide opere in mostra.

Io ho poi avuto l’opportunità di visitare due mostre temporanee: quella sui cavalli celesti e la bellissima mostra fotografica Marco Polo. La Via della Seta nelle fotografie di Michael Yamashita un fotografo di National Geographic che, copia del Milione in mano, ha ripercorso il viaggio di Marco Polo in Oriente. I colori e il cambiamento dei paesaggi incontrati sorprendono e rilassano, e mai come questa volta ho apprezzato i brevi resoconti delle foto, a tratti davvero divertenti.

Consiglio davvero a tutti i torinesi di farci un salto, la mostra su Marco Polo sarà visitabile solo fino al 15 aprile.

Un anno al Museo e l’Art Project di Google

Quest’anno ho voluto iniziarlo dandomi come obbiettivo leggere di più e informarmi di più sugli eventi che accadono e sono accaduti ma soprattutto visitare quei luoghi che ho vicini e che, per pigrizia piuttosto che per mancanza di tempo, non sono mai riuscita a scovare. In questo caso parlo dei musei. L’immenso patrimonio culturale del nostro Paese ha fatto sì che sorgessero nuovi musei praticamente ovunque e io adoro entrarci. Lo adoro perché ci insegnano nel modo più bello ed efficace possibile, ovvero attraverso tutti i nostri sensi. Apprendere è più bello quando il quadro che ci ha colpito di più nella sala non era neanche segnalato sul libro di storia dell’arte del liceo, oppure, cosa c’è di meglio di sentire con le nostre orecchie la voce originale di quell’autore che tanto amiamo?

abbonamentomusei

A differenza di molti Paesi stranieri in cui l’ingresso ai musei è a offerta libera, l’Italia purtroppo si trova costretta ad adottare una politica di pagamento a causa dello scarso finanziamento da parte dello Stato. I prezzi sono purtroppo spesso proibitivi per noi giovani, soprattutto se ancora studenti, o disoccupati. Per fortuna ultimamente il MiBAC ha promosso alcune iniziative che possono dar nuova vita ai musei: non parlo solo di nuovi allestimenti più moderni e mostre di spicco internazionale ma anche di iniziative che promuovono la visita come l’entrata gratis la prima domenica di ogni mese. Io ho deciso di fare l’abbonamento ai Musei di Torino e del Piemonte; avendo meno di 26 anni ho speso 32€ e ho l’accesso libero a tantissimi musei del capoluogo piemontese e della regione.

Spero di riuscire a visitarli quasi tutti in questi 365 giorni, quindi sappiate che per un po’ su questo frivolo blog di letture si darà spazio anche a qualcosa di più! Perché non ci fate un pensierino anche voi e andate a informarvi sugli abbonamenti della vostra città?

google-art-project-Copyright-©-2014-Over-the-Topic

E se proprio non riuscite a prendervi qualche ora a settimana per dedicarla ad un museo, sappiate che Google vi permette di visitarli comodamente seduti davanti al vostro computer! Google collabora infatti con centinaia di musei, istituzioni culturali e archivi per rendere pubblico l’immenso patrimonio artistico del mondo. L’art Project di Google vi mette a disposizione 40.000 immagini di cui moltissime in gigapixel con la possibilità di apprezzare in alta definizione la singola pennellata del quadro o la levigatezza del marmo ma potete anche visitare l’interno dei palazzi in un tour virtuale. Di ogni opera una breve ma accurata descrizione e tutte le informazioni descrittive saranno utili al curioso come allo studioso. Troverete musei famosi in tutto il mondo o piccole realtà locali con l’incredibile possibilità di salvarvi la vostra galleria di opere d’arte prendendo un tema in particolare da sviluppare e condividere sui social network. Attenzione però, crea dipendenza!!!

Quanto e cosa leggete d’estate? Dove sono stata nelle mie letture estive

Estate. La mia stagione. Sarà che ci sono nata, un 19 agosto di 24 anni fa nella calura afosa di Torino, sarà che sono del segno del Leone, sarà che amo il sole, solitamente d’estate sono nel mio elemento. Ho trascorso moltissime estati a leggere, di solito tendevo a sorbirmi subito le letture imposte dagli insegnanti per passare poi a quelle che più mi interessavano. E una volta l’estate era la stagione in cui si leggeva di più, complice la fine della scuola e quell’immenso tempo libero che ti piombava addosso. Ma adesso? Insomma qui in Piemonte finora non è che abbia fatto una grande estate (sempre pioggia e temperature che sfiorano i 20°) ma in certe sere sembra impossibile riuscire ad aprire un libro. L’afa, la luce che attira immancabilmente zanzare e insettini vari, le finestre aperte che fanno entrare gli schiamazzi dei vicini e dei ragazzini tamarri che colorano di tunztunz la piazzetta sotto casa e di conseguenza le tue nottate, beh a volte non invogliano alla lettura. Per non parlare della spiaggia, io, maniaca come sono, avevo sempre “paura” di portarmi i libri in spiaggia, guai toccare le pagine con le mani bagnate e, che orrore!, non vorrai abbandonare le copertine sotto al sole cocente?, meglio darsi alle parole crociate. Questo per dirvi che per la lettura la mia stagione tipo è l’inverno, con il piumone a farmi da capanna, la mia gattina in grembo e giusto un buchetto per respirare.

Di conseguenza questo blog ha risentito parecchio di questi mesi estivi e io – devo ammetterlo – mi sono data a serie televisive, film e giochi al pc. Non che io non abbia letto eh, per me è come una droga, soprattutto una volta scoperta la praticità del kindle. Insomma qua e là tra I Borgia, Desperate Housewives, Hannibal, Skins, Grey’s Anatomy e The Walking Dead, ore interminabili a giocare (e cristonare) dietro a Skyrim e ad aggiornarmi sui film dell’anno precedente (avete visto che bello Dallas Buyers Club?) qualche paginetta mi scappava di leggerla. E mi piacerebbe essere una di quelle splendide bloggers che anche se scrivono i cazzi loro vengono lette e rilette, io non lo sarò mai per cui ho preferito non scrivere più nulla e mandare in vacanza Legger_mente senza neanche un saluto = piena crisi mistica.

Ora però [con tono tendente allo psicopatico] “Wendy….sono tornatooooo!” siete felici?!

PicsArt_1408897547668

In questi mesi sono stata:

  • in una Milano di inizio secolo con Un amore di Dino Buzzati;
  • nella stessa città ma ai giorni nostri con i dubbi esistenziali di Antonio Scurati col suo finalista al premio Strega 2014 Il padre infedele;
  • nella regione con più alto tasso di criminalità del Messico con Le ragazze rubate di Jennifer Clement;
  • intrappolata sotto una misteriosa Cupola in una cittadina del Maine con The Dome del mio amato King;
  • in una peccaminosa Napoli del primo Seicento con Lisario o il piacere infinito delle donne dell’italiana Antonella Cilento;
  • a Baltimora con un breve racconto di Fitzgerald diventato un gran film di David Fincher Il curioso caso di Benjamin Button;
  • in Svizzera con una mia omonima che nonostante una vita perfetta decide di tradire il marito nell’ultimo romanzo di Coelho intitolato non a caso Adulterio;
  • a Capri a ritrovare i veri obiettivi della propria vita e ripercorrere il passato con Se mi chiami mollo tutto…però chiamami di Albert Espinosa;
  • naufraga e sperduta in mezzo agli indigeni in un’Australia di metà diciannovesimo secolo con Il ritorno del naufrago di François Garde.

Che mix eh? Sarà che a me piace variare, ancora di più d’estate! Quali sono invece le vostre letture estive?

Sotto cieli noncuranti – Benedetta Cibrario

9788807018008_quarta.jpg.448x698_q100_upscale

Durante la lettura di questo romanzo di Benedetta Cibrario – vincitrice del Premio Campiello 2007 con Rossovermiglio (che leggerò!) – uscito nel 2010,  ho pensato spesso a come lo avrei “classificato” parlandone qui sul blog. Ebbene si tratta di un romanzo che mischia insieme le caratteristiche di una trama drammatica a quelle di un giallo con un sproporzione notevole tra le due cose. Di giallo resta davvero poco e quasi mi chiedo se non fosse anche evitabile questo flebile legame al genere, ridotto a due protagonisti poliziotti e ad un caso di morte infantile.

È invece la componente psicologica a fare da padrona, i comportamenti dei personaggi sembrano analizzati minuziosamente per ogni dialogo e avvenimento. Diversi sono i protagoinisti che raccontano in prima persona: da una giovane ragazza entrata in polizia ad una bambina rimasta orfana passando per un magistrato, altre due donne (moglie e amante) e tanti altri. Per fortuna i salti temporali sono ridotti al minimo indispensabile e le descrizioni dei luoghi sono piacevoli (parlo in particolare di Torino città in cui ho vissuto durante gli anni di università e che è sempre piacevole leggere attraverso le descrizioni altrui).

La trama resta comunque originale e molto particolare il fatto che alla narrazione si aggiungano sempre personaggi nuovi, mano a mano che li incontriamo. Piacevole sorpresa il finale, davvero azzeccata la scelta di ambientarlo in questo paesino del Val di Susa con una strana tradizione natalizia.

Alla fine non me la sento di consigliarvelo o meno, se vi incuriosisce sappiate che è il momento giusto per iniziare a leggerlo visto che è ambientato nelle vacanze natalizie!

Voto: ★★★✰✰

Il filo che legava il nostro passato al mio presente si è spezzato, portandosi via tutto. Resta solo un po’ di stupore, del rammarico, una sorprendente assenza di grande dolore, ma è notte, è l’ora del silenzio e di certe verità che si svelano meglio nel buio che le rende, chissà perché, così chiare. La fine di qualcosa non è sempre straziante. Certe volte è solo una fine. Una frase composta secondo le regole, dotata di senso e compiutezza, corretta. Dove non resta che puntare la penna con un breve gesto che assomiglia al bucare di un ago, suggellando la fine.

sulcomodino