Un viaggio divertente alla scoperta della tipografia: Type:Rider

Come credo già sappiate oltre che di libri sono appassionata anche di videogiochi, non amo però le console e sono ancora legata al gioco “tradizionale” con l’utilizzo di mouse e tastiera. Diciamo poi che con l’avvento di Steam, che permette di acquistare giochi per il computer effettuando un semplice download, il concetto di gioco si è rivoluzionato, sia per i prezzi più accessibili sia per una modalità più social che per mette di interagire con la comunità. In questi giorni ho finito l’ultimo Tomb Raider, che mi ha davvero soddisfatta, ma vi voglio parlare di un gioco puzzle/platform a cui sta giocando mia sorella: Type:Rider. headerIn questo gioco viaggeremo nella storia dei caratteri immedesimandoci nei “due punti :” attraverso dieci livelli che in ordine cronologico oltre a farci divertire ci racconteranno come è evoluta la tipografia nel corso della storia dell’umanità. Si parte dalle origini: dai graffiti preistorici, scrittura cuneiforme, geroglifici e così via passando poi ai monaci amanuensi con la carolina, al Rinascimento italiano, all’epoca francese con Didot, per arrivare al Novecento e scoprire come è nato il Times New Roman fino all’avvento dei caratteri vettoriali. Finalmente si tratta di un gioco che mette in risalto la cultura e la storia parlandoci non solo della nascita del libro e della carta o delle tecniche di stampa ma anche dei movimenti artistici e architettonici che influenzarono la scrittura e raccontandoci qualcosa in più sui caratteri che al giorno d’oggi usiamo quotidianamente dall’Helvetica ai vari sans serif passando per la Garamond. Ce ne fossero di giochi così! Una grafica mozzafiato e un azzeccatissimo sottofondo musicale vanno a completare questo giochino davvero ben strutturato e divertente.Vi consiglio di dare un’occhiata qui a questo brevissimo video per avere un’idea del gioco. Lo trovate anche per smartphone sul play store a soli 2,69€ o su App Store a 2,99€ (su Steam a 6,99€)!

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Giornata della Memoria: la “Dora Bruder” di Patrick Modiano

27 gennaio, Giornata della Memoria, oggi non voglio soffermarmi su commemorazioni o analisi storiche, credo che lo si faccia già abbastanza in ogni angolo del web per cui vi consiglio solamente una lettura in tema. L’autore è il premio Nobel per la Letteratura del 2014: Patrick Modiano; il libro si intitola Dora Bruder. Ora, voi vi chiederete, “chi è Dora Bruder?” ed è quello che si è chiesto anche Modiano nelle pagine di questo suo piccolo libro.

LIBRO DEL GIORNO

Nel 1988 l’autore viene a conoscenza di questa ragazza leggendo banalmente un annuncio su un vecchio quotidiano datato 31 dicembre 1941:

PARIGI Cercasi ragazza, Dora Bruder, 15 anni, m. 1,55, viso ovale, occhi grigio-marrone, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu, scarpe sportive marrone. Rivolgersi ai sigg.ri Bruder, 41 boulevard Ornano, Parigi.

È questa la scintilla che fa scoppiare in Modiano la voglia di ricostruire la storia di questa ragazza, cercare di seguirla per le strade di Parigi, di capire a cosa stava pensando in quel preciso momento della sua vita. Modiano compie quindi una vera e propria indagine sulla vita di questa ragazza: scopre così che proviene da una famiglia ebrea clandestina e va a ricercare i luoghi in cui la ragazza è vissuta o in cui è passata arrivando addirittura a riuscire a dare un volto alla ragazza con il ritrovamento di alcune foto in bianco e nero. Ovviamente il tempo scorre e come un torrente montano leviga tutto ciò che incontra disperdendo dietro di sè tanti tasselli del passato. Si scoprirà che tutta la famiglia Bruder è stata deportata in un crescendo di informazioni e passione nella ricerca.

Modiano riesce a farci capire quanto sia importante la storia, la ricerca e la memoria, ma anche come sia imprescindibile non arrendersi mai anche se stiamo compiendo qualcosa che sfiora l’impossibile. L’autore sarà così ossessionato dalla vicenda che baserà uno dei suoi romanzi proprio sulla figura di questa quindicenne vittima di quella follia nazista che, per fortuna, ogni anno impariamo a non dimenticare.

“I pilastri della Terra” e “Mondo senza fine” di Ken Follett

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Oggi voglio dedicare un po’ di spazio ad un altro grande scrittore dei nostri tempi: Ken Follett. Di lui si può parlare positivamente o negativamente ma ciò non toglie un’incontestabile verità e cioè che il mitico Ken è uno dei maghi del romanzo storico moderno. Nella sua infinita produzione letteraria spazia dal ‘900, e in particolare si focalizza sulle due guerre mondiali (anche se ha dato spazio anche a Iran e Afghanistan), fino ad arrivare all’Inghilterra medioevale e vittoriana. Dal thriller più puro e ricco di colpi di scena passa al romanzo storico classico improntato su un gran numero di personaggi e un intreccio complesso.

Mi riferisco soprattutto a un suo ciclo formato da due romanzi: I pilastri della Terra e Mondo senza fine. Entrambi letti parecchi anni fa, mi sono tornati alla memoria grazie alle trasposizioni cinematografiche delle miniserie omonime prodotte da Ridley Scott (Mondo senza fine lo sta trasmettendo in chiaro anche La7 ogni domenica sera).

Caratteristica di questi romanzi è la capacità di Follett di creare una trama intricata, aggiungere sempre personaggi nuovi e mettere sempre carne al fuoco. I personaggi sono tratteggiati semplicemente e ci rimango ben impressi nella testa, la vicenda si arricchisce sempre di particolari e colpi di scena continui (a volte pure troppi!) e la splendida commistione tra finzione e realtà ci permette un bel ripassino di Storia senza annoiarci minimamente, anzi, senza quasi accorgercene. Si tratta quindi di letture leggere, non spaventatevi per la mole di pagine perché scorrono veloci come pattinatori sul ghiaccio (visto che siamo in clima Olimpiadi invernali!) e godetevi la trama sempre appassionante.

Ah, inutile dire che il primo romanzo è notevolmente superiore al seguito che a parer mio è molto meno avvincente.

Fattore positivo: inserimento costante di personaggi femminili forti.

Fattore negativo: happy ending praticamente costante.

Voto: ★★★★✰   (facendo una media tra i due)

♫♪ The secret path – The moon and the nightspirit

I bambini vennero presto per assistere all’impiccagione. Era ancora buio quando i primi tre o quattro uscirono furtivamente dai casolari, silenziosi come gatti nei loro stivali di feltro. Uno strato di neve fresca copriva il paese come una nuova mano di colore e le loro ombre furono le prime a intaccarne la superficie immacolata. Passarono tra le casupole di legno camminando sul fango ghiacciato delle viuzze e raggiunsero la piazza del mercato dove attendeva la forca. I bambini disprezzavano tutto ciò che gli adulti tenevano in considerazione.

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La Lista di Schindler di Thomas Keneally vs Schindler’s List di Steven Spielberg

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Molti di noi hanno visto Schindler’s list, pochi di noi lo hanno letto. E se il film è una sorta di romanzo drammatico riportato in scena da un’ottima regia e un cast azzeccato, il libro è invece una narrazione nuda e cruda degli avvenimenti, senza fronzoli, fredda e impersonale. Tra le pagine del romanzo lo scrittore si nasconde abilmente ricreando una perfetta narrazione dai tratti giornalistici, fatta di periodi piuttosto brevi e poca immedesimazione. Solo a tratti e in poche pagine fuoriesce la parte un po’ più sentimentale del resoconto storico, così come il film si attiene comunque alla veridicità dei fatti narrati regalandoci un rimando storico al periodo piuttosto preciso.

Certo, leggere certe cose è ancora più reale che vederle trasposte in un film hollywoodiano che ha pur sempre il rischio di farle sembrare così crude solo per far commuovere lo spettatore. E invece è successo tutto realmente, le testimonianze si trovano a bizzeffe e nel romanzo non ci vengono risparmiati particolari molto più crudi del film, come ad esempio il metodo che certe SS utilizzavano per sterminare i pazienti ebrei malati terminali o comunque con gravi patologie: iniettare loro la benzina direttamente in vena causandogli una morte dolorosissima e lunga circa 15 minuti fino all’asfissia.

Una scena dek film col bravissimo Liam Neeson che interpreta Schindler

Una scena del film col bravissimo Liam Neeson che interpreta Schindler

Nel film manca poi la parte del dopoguerra, dai rischi di rappresaglie e di esecuzioni sommarie senza fondamento o giustizia, al rischio opposto di essere ancora trattato malamente per aver aiutato gli ebrei, per finire la propria esistenza nell’alcolismo e nei fallimenti di una vita: Oskar Schindler non ha avuto vita facile, e nel libro tutto ciò viene fuori in mezzo ai suoi pregi e ai suoi difetti, un personaggio così particolare ma anche così umano.

Concludendo, se il film fa commuovere, il romanzo fa indignare in tutta la sua verità.

[Postilla: la scena della bambina col cappotto rosso è presente anche nel romanzo!]

Voto ad entrambi: ★★★★✰

♫♪ Theme for Schindler’s List – John Williams

[…] erano tutti sottoposti allo stesso umiliante esercizio: correre per sopravvivere. La giovane signora Kinstlinger, la velocista che aveva rappresentato la Polonia alle Olimpiadi di Berlino, in quel momento si rendeva conto che quello non era stato niente altro che un gioco. Era questa la vera competizione. Con lo stomaco in subbuglio e il fiato corto, frastornati da quella musica menzognera, si correva per un premio chiamato vita.

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I Borgia – Alexandre Dumas

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Se vi aspettate una versione romanzata delle vicende dei Borgia in stile serie televisiva questo romanzo non fa per voi. Si tratta infatti più di un resoconto storico che di un romanzo e credo sia per questo che il giudizio medio dei lettori tende a essere (ingiustamente) piuttosto basso. Se invece volete fare un bel ripasso di storia moderna non c’è niente di meglio che dedicarsi a questa lettura.

Il 1492 fu un anno importante per la storia – e non mi riferisco alla scoperta dell’America, peraltro neanche accennata nel romanzo – muoiono infatti due personaggi importanti per le vicende politiche del periodo: Papa Innocenzo VIII e Lorenzo il Magnifico. [Il mondo era giunto a uno di quei momenti epocali in cui tutto si trasforma, tra un periodo che finisce e un’era che comincia]. È proprio questo il momento che ci viene descritto nelle prime pagine di Dumas. Da qui la strada intrapresa da Rodrigo Borgia pare essere tutta in discesa: dal pontificato (214esimo papa col nome di Alessandro VI) alla conquista della Romagna intera grazie al figlio Cesare passando per intrighi, complotti, matrimoni combinati, incesti, lussuria, complotti, lotte tra casate, omicidi e chi più ne ha più ne metta. Se vi sconvolgete tanto è perché non conoscete bene la storia di quel periodo: del tutto normale era per un ecclesiastico avere figli e per un nobile organizzare orge, feste e spettacoli in stile romano.

Offrendoci un quadro molto preciso degli eventi – e dando molto spazio anche agli altri sovrani delle maggiori potenze europee – Dumas ci descrive, con un linguaggio semplice ma accurato, il periodo in cui la Chiesa toccò davvero il fondo, fautrice di azioni totalmente immorali e dispregevoli che facilitarono l’accensione dei focolai protestanti dapprima con Savonarola e in seguito con Martin Lutero. Dal successo su ogni fronte alla morte dovuta probabilmente ad una erronea somministrazione del veleno (destinato in realtà ad un cardinale suo commensale), le vicende proseguono incentrandosi sulla figura del pontefice ma anche, e soprattutto, su quella del figlio tanto amato: Cesare Borgia detto Valentino. Una figura del tutto priva di valori che ispirò Machiavelli nella stesura del suo Principe.

Un’ottima lettura per gli appassionati di storia o per chi vuole semplicemente saperne qualcosa di più su una delle famiglie più spietate della storia. Tante volte la storia moderna viene sottovalutata, io ne ho un ricordo bello essendo stato il mio primo esame universitario e il mio primo 30 e lode (a cui ne sono seguiti pochi altri!), perché quindi non dedicarsi a una lettura che ci rinfreschi la memoria?

Voto: ★★★★✰

♫♪ Praise the Lord and pass the ammunition – Serj Tankian

«Che Dio li danni tutti! Per quanto abbia tenuto gli occhi ben aperti, non ho potuto scoprire in loro nessuna santità, nessuna devozione, nessuna opera buona. Ho scoperto invece lussuria, avarizia, gola, frode, invidia, orgoglio, e peggio ancora, se è possibile. Mi è sembrato che tutta quella macchina funzioni più per opera del diavolo che per opera divina.»

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Il mio nome è Nessuno – Valerio Massimo Manfredi

Sono da sempre attratta dalla Storia, fin da bambina amavo ripercorrere gli avvenimenti del passato, ma avevo anche una grande passione per la mitologia. Dopo una catastrofica esperienza nel biennio liceale (causa professoressa odiosa riuscii a conquistarmi un bel 4 di storia!), la mia passione mi ha fatto intraprendere un percorso di studi universitario in cui la storia è molto presente (circa sei esami di sola storia). In tutti questi anni è quindi nata in me la passione per i romanzi storici che riescono ad unire il puro piacere della lettura di un romanzo con l’apprendimento di nozioni di storia e degli avvenimenti che hanno segnato i secoli passati. Valerio Massimo Manfredi è uno dei principali scrittori di romanzi storici italiani (con un nome del genere non poteva essere altrimenti!), la sua preparazione è impressionante e devo ammettere che oltre ad aver amato certi suoi libri come Lo scudo di Talos, l’ho apprezzato anche nella conduzione del programma Impero. Proprio con lui decido quindi di inaugurare una nuova rubrica del mio blog dedicata ai romanzi storici: Legger_mente nella Storia.

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Il mio nome è Nessuno è un progetto letterario costituito da due volumi che ripercorre le gesta dell’eroe Ulisse (o meglio Odysseo). Nel primo volume sono narrate le vicende dalla nascita (comprese le geste del padre Laerte) fino alla fine della lunghissima guerra di Troia, nel secondo la partenza da Troia, le mille peripezie attraverso i mari e infine il ritorno a casa nell’amata Itaca. Bisogna ammettere che l’impresa in cui si è cimentato Manfredi non è da tutti, riuscire a reinventare un classico letto da tutti noi, analizzato dagli esperti e reso già celebre da trasposizioni cinematografiche può essere davvero complesso. Manfredi però non delude e riesce a regalarci un altro capolavoro tratto dalla storia.

Partiamo dalla figura di Odysseo, destinato fin da giovane a diventare un eroe, qui ci viene mostrato dal lato più umano, ci narra in prima persona le sue fatiche, le sue pene, la sua nostalgia, le sue imprese, la sua astuzia, ma anche i suoi errori, i suoi rimorsi, il suo dolore. Odysseo sbaglia, c0ndanna tutti i suoi uomini a morire in guerra, nelle fauci di mostri o negli abissi di Poseidone e questi sono errori che mai riuscirà e perdonarsi. La collera che lo pervade lo rende ai nostri occhi estremamente crudele nel ritornare ad Itaca, non misericordioso, non portato al perdono. Nello stesso tempo permane l’amore verso Penelope a cui penserà ogni volta che guarda la Luna specchiarsi sul mare. Odiato da Poseidone, amato da Athena, il suo futuro è costellato da gioie e dolori fino ad avventurarsi in un ultimo viaggio verso l’ignoto più estremo.

Odysseo è affiancato da centinaia di personaggi più o meno secondari che, con ammirabile maestria, Manfredi ci presenta con pochi tratti essenziali, facendonci innamorare di alcuni e odiarne altri. Dagli dei che abitano il Monte Olimpo, ai mostri feroci del mare e della terra, da popoli cannibali alle anime sperdute nell’Ade, dalle maghe a docili ragazzine innamorate, da uomini crudeli a quelli misericordiosi, un universo di personaggi si apre davanti a noi invogliandoci a procedere per conoscerne sempre di più.

Allegorie e metafore ci accompagnano in tutto il nostro viaggio aiutati da una scrittura estremamente scorrevole che ci induce a proseguire pur sapendo già la storia e l’epilogo incerto dell’opera. Niente a che vedere con le noiose lezioni del liceo, queste pagine riescono a far tornare la passione per la mitologia greca e per la storia della civiltà di quei secoli. Manfredi riesce nel suo intento di trasmetterci il suo amore per la cultura classica nel migliore dei modi. Consigliatissimo!

Voto: ★★★★✰
♫♪  Ulysses – Franz Ferdinand

Credetti di veder brillare lacrime nei suoi occhi e liquide perle scendere lungo le guance perfette. So che non è possibile perché gli dei non piangono. Ma lei volle che io lo credessi e nulla è impossibile per gli immortali.

Trilogia della città di K. – Agota Kristòf

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In una mia precedente recensione mi meravigliavo del fatto che così pochi romanzi fossero ambientati in Ungheria, uno Stato di cui sappiamo molto poco e che a scuola si studia giusto per impararne la capitale (forse nemmeno quello ormai). Ebbene se anche voi volete saperne di più su uno dei capitoli della storia europea più violenti e forti dello scorso secolo, leggete questo libro.

Come tre sono i racconti che compongono questo romanzo, tre sono essenzialmente le fasi temporali: la seconda guerra mondiale (con lo scontro tra nazisti e sovietici), la perdita della guerra e l’invasione dell’Armata rossa, il periodo comunista. Non ci viene risparmiato niente: la totale dissoluzione dei personaggi, la violenza nuda e cruda, il dramma psichico e lo sdoppiamento dell’identità.

E’ un romanzo che ti sbatte in faccia la storia, difficile da digerire, utilissimo da leggere. Il fatto che l’autrice abbia vissuto sulla sua pelle gli eventi di cui parla (scappò in Svizzera nel 1956 per evitare la repressione sovietica) è essenziale e rende questo romanzo un piccolo capolavoro della narrativa.

Cosa non mi ha convinta del tutto: gli stacchi profondi tra un racconto e un altro (scopro solo ora che sono stati scritti in tempi diversi) e l’incredibile violenza del primo racconto (di solito non mi impressiono facilmente, giuro!).

Voto: ★★★★✰

– L’età non conta. Sono il suo amante. E’ tutto quello che voleva sapere?
– No, non è tutto. Questo lo sapevo già. Ma lei l’ama?
Lucas apre la porta:
– Non conosco il significato di questa parola. Nessuno lo conosce. Non mi aspettavo questo tipo di domanda da parte sua, Peter.
– Eppure, questo tipo di domanda le verrà fatto spesso nel corso della sua vita. E talvolta sarà costretto a rispondere.
– E lei, Peter? Anche lei un giorno sarà costretto a rispondere a certe domande. Ho assistito qualche volta alle vostre riunioni politiche. Lei fa dei discorsi, la sala applaude. Crede sinceramente in quello che dice?
– Sono obbligato a crederci.
– Ma nel suo intimo, che ne pensa?
– Non penso. Non posso permettermi questo lusso. La paura è in me sin dall’infanzia.