Perché “L’amante di Lady Chatterley” è meglio di 50 sfumature

postmercoledi

Pare che ormai il sesso sia ovunque e per ovunque non intendo solo nello sterminato universo di internet o nei servizi di studio aperto quanto anche nella letteratura. Il vero boom è stato dato dalla trilogia delle sfumature, da allora pare che si diffondano come funghi libri molto simili o comunque riguardanti le incredibili riscoperte sessuali delle nostre eroine protagoniste, un po’ della serie “oh guarda ho una vagina, usiamola!”. E con questo non voglio certo dire che io non ne abbia mai letti o – per carità – che io sia una puritana a riguardo (sono una gran fan di Palahniuk, Isabella Santacroce e Irvine Welsh, autori di certo non bigotti o moralisti), il fatto è che molti sono inverosimili. Un po’ come i film porno, ecco.

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Detto ciò, non voglio addentrarmi nel mercato della pornografia e qui finisce la mia breve chiacchierata a riguardo PERÒ voglio ricordarvi dell’esistenza di romanzi erotici che sono entrati a far parte della nostra concezione di “classico” nonostante la società a stampo cristiano/puritano in cui siamo cresciuti. Sto parlando del romanzo di David Herbert Lawrence: L’amante di Lady Chatterley. Una rivoluzione per l’epoca – è stato scritto nel 1928 – fu, non a caso, pubblicato postumo e censurato in maniera imbarazzante (nella versione italiana il verbo “to fuck” veniva tradotto con “baciare”, e qui scappa la risata!). Il contesto storico era però maturo per una trama di questo tipo: siamo a cavallo (niente doppisensi eh) fra le due guerre mondiali e dopo la brutalità della Prima nasce una voglia di godersi la vita e una libertà che potremmo quasi considerare come una prima rivoluzione sessuale in anticipo di molti decenni rispetto a quella dei figli dei fiori. Ma veniamo al punto. Perché secondo me leggere questo romanzo è meglio che leggere 50 sfumature e/o simili?

  • Per l’incredibile carattere di Connie
  • Perché l’amante non è il solito riccofigowow superdotato che cambia la vita della poveraccia protagonista, ma un taglialegna con la polmonite
  • Perché fa quasi impressione leggere certe cose e ricollegarle all’inizio del ‘900 (un po’ della serie “ah ma lo facevano anche loro?”)
  • Perché è veritiero, pare infatti che l’autore si sia basato sul tradimento della moglie
  • Per lo stile, elegante e quasi mai noioso, permette anche di segnarsi qualche citazione senza cadere nella perversione

Detto questo, i discorsi su bolscevismo, operai e miniere di carbone sono veramente noiosi. Che peccato! Sarebbe stato perfetto altrimenti! 😉


Voto: ★★★✰✰ e mezza!

♫♪ No one’s gonna love you – Band of horses

[…] c’erano giorni nei quali non era che vuoto, spazi bianchi. Erano parole, milioni di parole su parole. L’unica realtà era il nulla, sopra il velo ipocrita delle parole.

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Invisible Monsters – Chuck Palahniuk

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Quest’uomo è un genio. Questo ho pensato arrivando alla fine di Invisible Monsters. Per me Chuck Palahniuk è come Quentin Tarantino, David Lynch e Lars Von Trier fusi in una unica entità. Ogni volta che arrivo alla fine di un suo romanzo io mi sento allo stesso tempo vuota e piena di nuovi concetti, nuove visioni di vita, nuovi angoli della mente in cui stanare mostri surreali. Aghi, silicone, bisturi, operazioni per cambiare sesso, sangue, omosessualità, fottuta bellezza, abiti attillati, fucili caricati, vestiti da sposa in fiamme, ormoni, AIDS e malattie veneree, cicatrici, pizzi e toulle, flash, amore, morte, rinascita, passato, futuro e presente, mostri invisibili. Questo è Invisible Monsters, un’opera mostruosa a tratti, irriverente, sbagliata, immorale e senza senso.

Immaginatevelo poi con salti temporali pazzeschi e lo stile assolutamente cinico e conciso di Palahniuk. Un mondo nuovo fatto di ribellione e anticonformismo spinto all’estremo umano. Una scrittura che ti cambia e ti segna. Mi fermo qui, ancora sconvolta! Vi consiglio solo di leggerlo ascoltando Mondo Sex Head del malatissimo Rob Zombie, calza a pennello!


Voto: ★★★★✰

♫♪  Living dead girl – Rob Zombie

«Ora» dicono quelle labbra Plumbago «mi racconterai la tua storia come lo hai appena fatto. Scrivila tutta quanta. Racconta quella storia, ancora e poi ancora. Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte.» Quella regina Brandy punta verso di me un dito lungo e ossuto. «Quando capisci» dice Brandy «che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia» dice Brandy «allora riusciremo a capire chi sarai.»

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Zoo – Isabella Santacroce

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Isabella Santacroce o la si ama o la si odia. Possiamo inseririla in un iniziale trio composto da lei, Baricco e Brizzi: i cosiddetti cannibali di cui già ho parlato qui. Ovviamente tanto è cambiato da quella metà anni ’90 così rivoluzionaria in ambito letterario, e se lo stile di Baricco si è evoluto, quello della Santacroce è rimasto abbastanza lineare. Caratterizzato da periodi molto brevi a volte privi di verbo, linguaggio molto simile al parlato a tratti scurrile a tratti elevato, spesso i romanzi della Santacroce sono monologhi interiori di personaggi con problemi mentali o con difficoltà a relazionarsi con la realtà e il mondo esterno. I temi sono spesso l’adolescenza, il sesso, la droga, l’amore eterosessuale o omosessuale e in generale i sentimenti.

Ho letto recensioni pessime nei suoi confronti con critiche come “questa non sa scrivere”, “basta con tutto questo sesso”, “scrive di lesbiche solo perché va di moda” ecc. Premesso che a tratti mi divertono anche – la pagina di Nonciclopedia fa decisamente ridere definendola una delle piaghe che Dio ha inflitto all’umanità – trovo la maggior parte delle critiche assolutamente idiote. Si sa come scrive e di cosa scrive la Santacroce, se quei temi non ti piacciono o una scrittura creativa e diversa non fa per te evita semplicemente di comprarlo. Io per esempio evito di comprarmi i libri di Papa Francesco visto che so quale potrebbe essere la mia reazione leggendoli. Curioso comunque che chi si lamenta della presenza costante del sesso nei libri della Santacroce poi giudichi 50 sfumature di grigio un capolavoro.

Ad ogni modo, io la apprezzo anche se forse sono rimasta più attratta alle sue prime produzioni. Zoo per esempio non mi ha convinta del tutto. Come mi è successo in altre letture, apprezzo tantissimo la frase singola piuttosto che il romanzo nella sua interezza. La trama come sempre è molto forte e intensa, protagonista è qui una ragazza che si trova coinvolta in uno strano legame con i genitori, un percorso labirintico la trascinerà tra infanzia, adolescenza e età adulta in completa solitudine a covare un odio intenso nei confronti della madre. Epilogo ovviamente negativissimo conclude questo breve romanzo che indaga ancora una volta sentimenti forti come odio, invidia, passione, rabbia.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ Flowers in fire – Cadaveria

E ancora la notte riempie le finestre con il colore della mia vita.

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