Le mie migliori letture del 2014

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Con un po’ di vergogna devo ammettere che questo non è stato un anno di grandi letture, il confronto con le statistiche degli anni passati su anobii è pietoso e non sono neanche riuscita ad arrivare al traguardo che mi ero imposta di 100 libri letti in un anno su Goodreads. Comunque, anche questo è stato un anno di letture bellissime che mi sento in dovere di consigliarvi: i generi spaziano, come sempre, e di seguito troverete i 5 classici che ho amato di più, la piacevole novità dell’anno e le letture che non ho apprezzato.

Vi auguro un 2015 ricco di romanzi interessanti e passeggiate a curiosare tra i libri nelle bancarelle e, perché no, nelle biblioteche più vicine! Buona lettura!

Le mie migliori letture

  1. Shining e Doctor Sleep di Stephen King
  2. Dieci di dicembre di George Saunders
  3. Una casa alla fine del mondo di Michael Cunningham
  4. Il cardellino di Donna Tartt
  5. I tessitori di sogni di Patti Smith
  6. Vita dopo vita di Kate Atkinson
  7. La mano che teneva la mia di Maggie O’Farrell
  8. Invisible Monsters di Chuck Palahniuk
  9. Le ragazze rubate di Jennifer Clement
  10. Storia delle terre e dei luoghi leggendari di Umberto Eco

I classici più entusiasmanti

  1. Lo spleen di Parigi di Charles Baudelaire
  2. Guerra e Pace di Lev Tolstoj
  3. Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez
  4. Lezioni americane di Italo Calvino
  5. L’uomo che guardava passare i treni di G. Simenon

La sorpresa dell’anno

  • La mia musica nel silenzio di Andrea Pontiroli

I flop

  • Adulterio di Paulo Coelho
  • Il gioco di Ripper di Isabel Allende
  • La licenza di Daniel Anselme
  • Marina Bellezza di Silvia Avallone
  • Gli sdraiati di Michele Serra
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Il cavaliere dei sette regni – George R. R. Martin

Sono una fan sfegatata delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, e chi non lo è verrebbe da chiedersi? Beh a parte il fatto che ho totalmente rinnegato la serie televisiva, sono qui con l’ansia che mi corrode dentro visto che dopo 12 libri (in versione italiana) il buon Martin pare essere entrato in crisi lasciandoci tutti col fiato in sospeso. Insomma un po’ come un tossicodipendente in crisi di astinenza alla ricerca di una dose io sono in attesa di The winds of winter con molto accanimento. Blog e forum sull’argomento ce ne sono a migliaia e qui non voglio toccare i soliti argomenti tipo quanto facciano schifo le scelte editoriali italiane a riguardo o improbabili teorie di finale se il sadico George dovesse avere un attacco di cuore prima di decidersi a concludere il tutto.

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Qualche settimana fa faccio un salto alla Feltrinelli di Torino e non mi vedo lì bello in mostra questo volume firmato George R. R. Martin intitolato Il cavaliere dei sette regni??? Peraltro viene definito come “indissolubilmente legato” alle Cronache e “un imperdibile prequel” delle vicende narrate nella famosa saga. Esaltatissima e praticamente con rivoli di sudore freddo sulla schiena (ma forse quelli erano dovuti all’aria condizionata…) decido che DEVO leggerlo. Premetto che il prezzo si aggira sui 18€ cartaceo e 11€ in e-book (già buono che lo abbiano fatto).

Il libro consta di tre racconti che narrano le vicende di Dunk e del suo scudiero Egg (non vi anticipo chi saranno perché è forse l’unica cosa che può invogliare a leggerlo, ovviamente se non leggete il risvolto di copertina dove si elencano praticamente tutti i fatti salienti del romanzo) circa 100 anni prima degli eventi narrati nelle Cronache. Veniamo catapultati in un mondo ancora dominato dai Targaryen, giusto con qualche avvisaglia della decadenza, in cui ancora c’è tempo e voglia di festeggiare avvenimenti e matrimoni con tornei e competizioni fra cavalieri senza avere lo scopo di sterminare intere dinastie… Ecco quindi cavalieri erranti che hanno ancora un briciolo di umanità e possono scorrazzare abbastanza tranquillamente per il regno senza incappare in guerre e battaglie.

Innanzitutto aspettatevi di avere una confusione pazzesca con i nomi dei Targaryen, sono tantissimi e spesso molto simili tra loro; inoltre la narrazione prosegue veloce accostando nomi e personaggi diversi nella stessa frase per poi proseguire con pagine e pagine in cui praticamente non accade nulla. Lo stile di Martin è molto diverso e a tratti davvero noioso e prevedibile. L’ultimo racconto pare quasi tagliato brutalmente sul finale, giusto con un rimando all’odioso Walder Frey qui bambino.

La Delusione. Praticamente è come quando hai una voglia matta di pizza e devi accontentarti della pizza Regina surgelata in frigo. Sempre pizza è per carità, ma non ti lascia certo soddisfatto arrivato alla fine.

Temo si tratti davvero di una strategia commerciale di bassissima qualità visto che i tre racconti erano stati pubblicati da Martin anni fa (1998, 2003, 2010) e sicuramente non considerati da lui come un unico volume definito Il Prequel delle Cronache con slogan tipo “Tutto è cominciato qui”. Ma daiiii! Questa è un’immensa presa per i fondelli di tutti gli appassionati al genere. Almeno poi avessero inserito il suo ultimo racconto che narra la danza dei draghi e che forse potrebbe anche essere considerato davvero un inizio. Va beh, sono abbastanza basita e se devo essere sincera vi consiglio di non acquistare il volume. Non ne vale davvero la pena! Piuttosto cercate questi racconti nelle raccolte originali in cui erano stati pubblicati, probabilmente vi costerà anche meno!

Voto: ★★✰✰✰ e mezzo

flop

Marina Bellezza – Silvia Avallone

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Fa sempre piacere vedere delle giovani autrici emergenti riuscire a sfondare e vedersi pubblicato il loro primo romanzo da grandi case editrici o addirittura veder poi la trasposizione cinematografica. Io in particolare associo Silvia Avallone, che è una di queste, a Valentina D’Urbano di cui parlavo qualche giorno fa qui. E se spesso la scrittura di queste autrici alle prime armi può risultare ancora acerba e lo stile piuttosto impersonale, abbiamo l’indubbio vantaggio di goderci appieno la trama, spesso originale, giovanile e intrigante.

Non si tratta però del caso del secondo romanzo della Avallone, Marina Bellezza, che delude proprio sul piano della trama e perciò resta ben poco da salvare. Se la D’Urbano è riuscita a dissociarsi del tutto dal primo romanzo e crearne uno così diverso e particolare, la Avallone fa lo stesso tentativo ma peggiorando la situazione che trovavamo in Acciaio.

Questi i fattori che in Marina Bellezza proprio non mi sono andati giù:

  • questi romanzi sono belli perché leggeri e veloci da leggere, qui si ritrova pesantezza, pochi avvenimenti da narrare e più di 500 pagine da sopportare;
  • parlare del nulla in tante pagine non è facile e infatti ci ritroviamo scene ripetitive e seghe mentali inenarrabili dei personaggi;
  • loro, i personaggi, sono scialbi e poco strutturati, in particolare la protagonista, prototipo della moderna velina oca ma giustificata da problemi familiari alle spalle, viene così in odio al lettore da recargli quasi fastidio la lettura;
  • la banalità di certe situazioni come l’innamoramento dell’amica della ex ignorando il fatto che lo sia, il mondo della televisione brutto e cattivo, la madre alcolizzata e il padre che non c’è mai, la protagonista fighissima/bravissima/incredibilissima/…issima bionda alta e bella che ottiene il successo.

Poi qualche cosa di positivo nel mezzo c’è, per esempio il coraggio di ammettere che le cose stanno andando male in Italia, che le fabbriche chiudono e i capannoni restano vuoti al contrario di tanti autori che descrivono personaggi con stipendi a quattro zeri, ville sensazionali e splendide auto (alla facciazza nostra!) -> vedi Le affinità alchemiche di Gaia Coltorti. L’autrice auspica ad un ritorno alla campagna, al lavoro manuale e nei campi, tutto molto nobile e vero ma alla lunga un pochino banale.

Direi comunque che abbastanza esaltata da Acciaio, credevo in qualcosa di meglio, soprattutto visto che è ambientato a pochi km da casa mia! 😉


Voto: ★★✰ ✰ ✰  e mezza!

♫♪ Someone else’s bed – Hole

Lui avrebbe saputo, sempre, dov’è il cielo, e dov’è la terra, e come riesce ad assottigliarsi a certe ore dell’alba, sulla piana dei narcisi del Monte Cucco, la linea di confine tra i due mondi. Alla fine della Storia c’è un salto nel buio. E bisogna saltare.

flop

Gli sdraiati – Michele Serra

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COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: reduce dall’estrazione di un dente del giudizio (e in piena sindrome pre-mestruale), oggi il post di Legger_mente sarà notevolmente più acido e cattivo del solito. Cercate di non farci troppo caso ma… “ho il dente avvelenato” (-.-).

Al giorno d’oggi si parla molto spesso del conflitto generazionale che è in corso (che poi mi chiedo, non sarà sempre stato così?). Pare sia così in voga parlarne che un autore ha addirittura deciso di scriverci un breve libretto (circa 100 pagine con molti spazi bianchi tra paragrafi e capitoli…); prezzo di copertina 12€, quasi quasi ne scrivo uno pure io, ah già ma io non mi chiamo Michele Serra.

I giovani sono svogliati, senza interessi, non hanno rispetto per il prossimo e men che meno per i genitori, sono pieni di piercing e tatuaggi, si vestono come idioti, non ascoltano niente e nessuno se non la loro musica attraverso le cuffiette e bla bla bla. In tutto questo i genitori non sanno che fare, memori della lotta sessantottina, non vogliono imporre la loro coercizione e restano impotenti a vedere il declino della società che con tanto sforzo si sono creati. Questo è il succo di questo breve libretto di Serra.

Ora, io ho 23 anni e forse sono di parte, ma mi verrebbe voglia di scrivere un contro-libro intitolato Gli illusi. Sarò cattiva ma se ci troviamo in una società come questa che non dà né speranze né valori da seguire la colpa non è certo di chi è nato 20 anni fa giusto? Chiedersi se davvero il ’68 sia servito a qualcosa potrebbe essere un primo passo verso la presa di coscienza che sì, voi adulti avete lottato e avete ottenuto delle indubbie conquiste, ma qual è stato il prezzo? Voi, dall’alto dei vostri posti fissi di lavoro, delle vostre eredità di case e soldi, dei vostri SUV e del vostro disprezzo snob nei nostri confronti, chiedetevi perché molti di noi preferiscono non avere ideali piuttosto che averne solo quando fa comodo.

Indubbiamente esagero visto che Serra cerca di farci dell’ironia su tutto ciò e in parte ci riesce anche, ma fa rabbia comunque vedersi generalizzati in uno stereotipo che, spiace dirlo, è quello del ragazzino figliodipapà che vive nella villetta, ha la casa al mare e un paparino che gli compra subito l’ultimo modello di iPhone. Peccato sia una piccola, piccolissima minoranza di “adagiati” che in fondo chi glielo fa fare di rimboccarsi le maniche?

Concludo affermando che sarebbe piaciuto a ognuno di noi nascere in un periodo in cui il lavoro te lo trovavi sotto casa, le apparenze non contavano poi molto e ci si poteva permettere di avere dei figli a vent’anni. Non è più così, purtroppo. Mi aspettavo qualcosa di più sinceramente.

Voto: ★★✰✰✰

♫♪ Cuore nero – Punkreas

Quante volte invece di mandarti a fare in culo avrei dovuto darti una carezza. Quante volte ti ho dato una carezza e invece avrei dovuto mandarti a fare in culo.

flop

Tutti mi danno del bastardo – Nick Hornby

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Mi chiedo spesso se ci sia un confine tra libri Veri e robaccia passata per libro pur di guadagnarsi due soldi. Ognuno di noi ha dei criteri di scelta e ogni volta che si reca in libreria o che naviga su Amazon nella sezione e-book tende automaticamente a eliminare dalla vista certi libri e a interessarsi di altri. C’è chi viene attratto dall’ultimo di Fabio Volo o dai romanzetti semi-erotici tanto in voga ultimamente, e chi passa in rassegna solo i classici, o i gialli, o le nuove uscite, e così via. Non posso quindi che ammettere che la scelta di un libro sia del tutto soggettiva e che, per fortuna, non siamo tutti uguali e il mercato del libro al giorno d’oggi ci offre tutto e di più.

Se è vero però che è libro ogni volume pubblicato con l’intento di trasmettere una storia o certe nozioni al lettore, allora come può essere definito un puro progetto commerciale di 65 pagine? E non mi rieferisco certo solo alla lunghezza del volume, ho letto splendidi libri di circa un centinaio di pagine (tanto per citarli, tutti quelli di Maxence Fermine), quanto all’assoluto NIENTE che hanno all’interno questi surrogati di romanzi.

Mi riferisco a Tutti mi danno del bastardo di Nick Hornby, autore che ho amato alla follia per la sua irriverenza e il suo humour nei precedenti romanzi. In pratica narra una storia nonstoria che avrei apprezzato al massimo in una raccolta di racconti; senza capo nè coda si legge in mezzora e non lascia assolutamente nulla. Perché non sviluppare un po’ di più il personaggio e portare il tutto ad un livello un pochino più alto? Fretta di consegnare all’editore? Non so, si salva giusto per qualche frecciatina e battutina in pieno stile Hornby ma non ne vale la pena. Evitate e risparmiate 2,99€ di e-book!

Voto: ★★✰✰✰

♫♪ Love Island – Fatboy Slim

Non aveva mai capito le polemiche sugli sms come mezzo per comunicare l’interruzione di un affaire sessuale, soprattutto se di quella durata e intensità. E non solo li giustificava quando era lui a mandarne, gli sarebbe stato bene anche riceverne. Gli sms erano puliti puliti e inequivocabili, e non serviva guardarsi negli occhi.

flop

Il bacio del pane – Carmine Abate

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Se ero rimasta entusiasta da La collina del vento vincitore del premio Campiello 2012, questo Il bacio del pane uscito qualche mese dopo mi ha davvero delusa. È palese che visto il successo del precedente, l’editore abbia spinto Abate a scrivere in fretta e furia qualcosa di analogo in modo da incrementare le vendite. Il risultato è una storiella banale partita da qualche buono spunto che si perde in un’inutilità di dettagli sfociando in un finale tremendo.

Viene raccontata l’estate di alcuni ragazzi a Spillace, paese della Calabria. Se inizialmente la trama sembrava intrigante, nel giro di poco la monotonia di questo romanzo esce subito fuori e fa durare queste neanche 200 pagine praticamente infinite. Come ambientazione niente da dire, boschetti, ruderi e cascate fanno immaginare scenari paradisiaci; certo però che se anche ci evitava di raccontare ogni volta di come fa il pane la madre del protagonista…

In definitiva, ritroviamo molti degli elementi del precedente romanzo, ma appena accennati e a parer mio non sviluppati sufficientemente da creare una trama lineare e piacevole da leggere.

Letto giusto giusto per inaugurare una nuova categoria: “Forse era meglio non leggerlo” sconsigli di lettura per evitarvi brutte sorprese.

Voto: ★★✰✰✰

#11 Horror Nights: Il Signore dei Vampiri – Hugh Davidson

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Dopo aver avuto a che fare con fantasmi, spiriti, zombie, mostri eccoci di nuovo di fronte ad un grande protagonista di libri e film horror: il vampiro. Se anche voi non ne potete più di questi vampiri adolescenti e fighetti che sberluccicano e che conquistano le ragazzine depresse di turno potreste apprezzare questa lettura che richiama in modo evidente sia Dracula che Il vampiro. A dir la verità anche un po’ troppo: se all’inizio conquista per l’atmosfera in pieno stile stokeriano, a lungo andare si fa estremamente ripetitivo e abbastanza noioso. Viene indagata più la parte sul controllo della mente anche se non mancano scene di lotta decisamente impari a causa della super forza dei nostri cari amici notturni.

Ogni azione, ogni “imprevisto”, ogni scena è estremamente prevedibile; come prevedibile è anche la figura del vampiro di per sè. Nulla di nuovo, i soliti vampiri che vengono allontanati con croci e aglio e muiono solo se infilzati nel cuore da un paletto. Mi piacerebbe leggere qualcosa di più alternativo, magari in stile Matheson.

Tirando le somme un romanzo che non è malaccio ma che non mi sento di consigliare… Vi aspetto ad Halloween per l’ultima horror night con Il mistero di Sleepy Hollow!

Voto: ★★✰✰✰
Livello di paura: ☠

[Tristemente non ha nessuna citazione che valga la pena di inserire… Buuuu questa Horror Night l’ho proprio toppata]