L’uomo di Schrödinger – Giovanni Marchese

copertina-Luomo-di-Schrödinger Oggi vi vorrei consigliare una lettura decisamente fuori dal coro, una di quelle letture che potresti scovare quasi per caso spulciando tra gli scaffali della vostra libreria di fiducia, una di quelle storie diverse che l’universo editoriale italiano dovrebbe rivalutare un po’ di più. Si tratta del romanzo di Giovanni Marchese: L’uomo di Schrödinger, edito dalla casa editrice Verbavolant.

Il romanzo parte a tutta birra e inizialmente avremo una sorta di spaesamento simile a quello del nostro protagonista: un uomo che ha perso la memoria e cerca di rivivere il proprio passato tra frammenti di ricordi che colpiscono come pugni e sogni incredibili. Il contesto è un’Italia futuristica martoriata dalla crisi e alle prese con invasioni aliene, strane sette, personaggi violenti e inquietanti e un’atmosfera surreale che pervade il tutto. I colpi di scena non mancano e ben presto iniziamo ad ambientarci tra le pagine del romanzo come fossimo tra le strade delle città che fanno da sfondo a quella che per me è stata una delle letture più strane e pulp che abbia mai fatto.

Al diavolo i ricordi! Sul tempo passato non ho alcun controllo. Continuerà così finché vivrò, a vederne brevi tratti. Episodi slegati. Scene sbiadite e prive di senso. Incubi. Visioni. Senza luce. E tacere di tutto il resto. Da questo momento in avanti penserò solo al futuro. Guarderò avanti. E quando sarò oltre tanto da poter nuovamente guardare a un passato sceglierò la vita migliore che avrò vissuto fino ad allora. E quella soltanto sarà il mio passato.

Lo stile è perfettamente plasmato sui personaggi, volgari e senza peli sulla lingua, uomini di periferia con affari loschi e strane condizioni psicofisiche, e ci accompagnerà con entusiasmo fino al sorprendente finale. Una lettura che consiglio a chi ama Palahniuk o comunque atmosfere noir e viaggi lisergici da LSD. Insomma, per me, è un vero gioiellino.


Voto: ★★★★✰

♫♪ Mars needs women – Rob Zombie

Il problema di avere una memoria fuori uso è che fa in modo di farti vivere tutto come fosse la prima volta e allo stesso tempo di impedire che si possa essere certi di quando sia stata l’ultima volta.

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Invisible Monsters – Chuck Palahniuk

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Quest’uomo è un genio. Questo ho pensato arrivando alla fine di Invisible Monsters. Per me Chuck Palahniuk è come Quentin Tarantino, David Lynch e Lars Von Trier fusi in una unica entità. Ogni volta che arrivo alla fine di un suo romanzo io mi sento allo stesso tempo vuota e piena di nuovi concetti, nuove visioni di vita, nuovi angoli della mente in cui stanare mostri surreali. Aghi, silicone, bisturi, operazioni per cambiare sesso, sangue, omosessualità, fottuta bellezza, abiti attillati, fucili caricati, vestiti da sposa in fiamme, ormoni, AIDS e malattie veneree, cicatrici, pizzi e toulle, flash, amore, morte, rinascita, passato, futuro e presente, mostri invisibili. Questo è Invisible Monsters, un’opera mostruosa a tratti, irriverente, sbagliata, immorale e senza senso.

Immaginatevelo poi con salti temporali pazzeschi e lo stile assolutamente cinico e conciso di Palahniuk. Un mondo nuovo fatto di ribellione e anticonformismo spinto all’estremo umano. Una scrittura che ti cambia e ti segna. Mi fermo qui, ancora sconvolta! Vi consiglio solo di leggerlo ascoltando Mondo Sex Head del malatissimo Rob Zombie, calza a pennello!


Voto: ★★★★✰

♫♪  Living dead girl – Rob Zombie

«Ora» dicono quelle labbra Plumbago «mi racconterai la tua storia come lo hai appena fatto. Scrivila tutta quanta. Racconta quella storia, ancora e poi ancora. Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte.» Quella regina Brandy punta verso di me un dito lungo e ossuto. «Quando capisci» dice Brandy «che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia» dice Brandy «allora riusciremo a capire chi sarai.»

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#8 Horror Nights: Le streghe di Salem – Rob Zombie

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Se siete facilmente impressionabili, avete paura del sangue, aborrite la vista di squarci, budella, intestini ma soprattutto vi fanno impressione le streghe e l’adorazione di Satana, state pure lontani da questo libro, non fa decisamente per voi.

A tutti gli altri, se ne rimangono, dico subito che finalmente ho provato davvero Paura durante la lettura e proprio per questo il post sarà più lungo del solito. Devo ammettere che prima ho visto il film, sempre del mitico Rob Zombie – di cui sono fan innanzitutto per la musica, in secondo luogo per i suoi film horror malatissimi e da oggi per il suo esordio letterario – che mi è piaciuto ma con qualche riserva. Scopro poi per caso online che esiste anche il romanzo scritto da Rob (in collaborazione con Brian K. Evenson). Devo averlo. Appena entrato in mio possesso l’ho inziato e non mi sono più staccata!

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Il titolo originale è Lords of Salem cosa che ha evidentemente creato qualche problema di traduzione.

Partiamo dallo stile: semplice, pulito, senza nulla da togliere e nulla da aggiungere. Pare che la storia ci venga raccontata così come viene, senza perdersi in inutili fronzoli e senza raggiri; secondo me, il modo migliore per spaventare il lettore è proprio questo, puntare tutto sulla trama, senza distrazioni. Con me ha funzionato. Ho poi apprezzato moltissimo il sapiente spostamento del punto di vista, sempre onnisciente, ma che varia seguendo da vicino diversi protagonisti principali e secondari. Anche questo è un ottimo metodo per non far perdere l’attenzione al lettore.

TRAMA (sì questa volta la scrivo pure io). Il romanzo si apre nel 1692 a Salem, Massachusett, in una capanna fatiscente nei pressi del bosco. Vediamo la scena attraverso gli occhi di una povera donna incinta che legata e immobilizzata viene uccisa nel prendere il neonato dalla sua pancia e sacrificarlo in onore del signore delle tenebre. È in mezzo a queste figure nude e sporche che compare Margaret Morgan, la vera protagonista del libro. La Strega da cui tutto comincia. Il giudice Mather e il reverendo Hawthorne – con l’aiuto di due taglialegna/cacciatori sviluppati più fisicamente che nell’intelletto – si recano sul posto del sabba, processano le streghe torturandole e infine le bruciano. Margaret Morgan prima di morire lancia la maledizione sugli eredi dei presenti e in particolar modo su Hawthorne. Stesso luogo, ai giorni nostri. Conosciamo Heidi Hawthorne, dj radiofonica a cui arriva uno strano vinile marchiato da un inquietante simbolo…

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Heidi, interpretata nel film da Sheri Moon Zombie, all’inizio della sua trasformazione.

Il vero punto forte sta nel limbo in cui Heidi viene catapultata, un misto di sogno e realtà condito da orribili visioni, allucinazioni visive, uditive e tattili che rendono dubbia la loro effettiva natura psicologica. Come Heidi, inizialmente anche il lettore crede che no, non può essere successo, fino ad arrivare alla consapevolezza che qualcosa di strano stia succedendo davvero. Il maligno si insinua sempre più all’interno del bel corpo tatuato di Heidi, fino a farlo diventare un semplice burattino tra le sue dita.

L’incredibile finale, che inizia con l’aprirsi di un sipario rosso sangue, supera di per sè tutte le pagine precedenti in un trionfo di violenza e morte che metterebbe a tacere chiunque.

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Una scena del film ambientata nel famigerato appartamento n. 5.

Ed è così che in un attimo quasi 400 pagine di libro volano via. Impossibile riuscire a fermarsi, devi sapere come va a finire (anche se hai già visto il film) e la notte chiudi gli occhi chiedendoti se nel buio pesto della tua stanza non ci siano altre creature a spiarti, pronte a renderti schiavo della tua stessa mente.

Voto: ★★★★✰ e mezza!
Livello di paura: ☠ ☠ ☠

«Quella è la linea della vita?», chiese Heidi. «No», rispose Megan. «È quella del destino. È l’unica linea che mi interessa. La durata della tua vita è irrilevante. Ciò che importa è quello che fai con il tempo che hai a disposizione.»