Olive Kitteridge – Elizabeth Strout

Olive Kitteridge


La pura quotidianità: questo è il tema di questa particolare raccolta di racconti mascherata in un romanzo premio Pulitzer del 2009. Elizabeth Strout riesce a descriverci la vita di una tranquilla cittadina del Maine che si affaccia sull’Atlantico, Crosby, un luogo come potrebbe essere anche una qualsiasi cittadina italiana. Tredici racconti ci accompagnano a conoscere alcune delle famiglie di Crosby con una generale disillusione agli affetti maturata con l’età. Quasi sempre protagonisti sono anziani o donne e uomini di mezza età, spesso delusi dai figli, spesso da se stessi.

Olive Kitteridge è proprio una di essi e ben rappresenta l’abitante medio di questa cittadina. Una donna forte e determinata, a tratti quasi maleducata, senza fronzoli e senza peli sulla lingua che arrivata alla vecchiaia cerca di vivere gli anni che le restano senza rimpiangere troppo il passato. Delusa dal figlio, rimasta sola dopo l’ictus del marito, Olive pensa spesso alla morte e alla malattia. Con i suoi pregi e i suoi difetti Olive è la donna che potremmo diventare.

Lo stile della Strout è intenso e semplice, estremamente coinvolgente e descrittivo nel giusto grado; ovviamente è una lettura che lascia l’amaro in bocca e che fa riflettere su come i rapporti con gli altri, soprattutto familiari, possano essere compromessi con facilità. Morte e malattia sono quasi sempre presenti e a tratti rendono abbastanza angosciante proseguire (ho trovato toccanti in modo quasi eccessivo i capitoli delle visite nella casa di cura); non mancano però i momenti di humor grazie alle battute e risposte taglienti di Olive. Questo romanzo fa pensare alla brevità della vita e alla voglia di circondarsi di persone che ci vogliono bene senza però scordare che la solitudine sarà sempre parte di noi. Si nasce soli e si muore altrettanto soli.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ We bought a zoo – Jònsi

«Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi.»

wonderwomen

 

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Il tempo è un bastardo – Jennifer Egan

TEMPO-E-UN-BASTARDO

Avete presente quella sensazione di abbandono nel momento in cui finisci un libro che ti è piaciuto particolarmente? Ecco, io la sto provando in questo momento, con la differenza che questo romanzo non mi ha colpita, mi ha risucchiata e travolta. Mi sono apprestata a leggerlo non particolarmente convinta (mi sto rendendo conto che capita spesso ultimamente!) a causa della orribile traduzione del titolo: in originale era infatti A Visit From the Goon Squad. Dopo poche pagine è praticamente diventata una dipendenza! Capisco perché abbia vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2011, se lo merita certamente (anche solo per lo splendido capitolo fatto a slides)!

Il romanzo è formato da molti capitoli, ognuno dei quali corrisponde a un racconto e ha per protagonista/narratore un personaggio diverso ma che in qualche modo è sempre e comunque collegato al precedente e al successivo in una splendida e intrica cornice.

Fin da subito veniamo catapultati in un universo di amore e odio, case discografiche e gruppi punk, pause, arpe, droga e oro, genitori sbagliati e figli fuori luogo, dolore e morte, vita e felicità a sprazzi, malattia, senso di oppressione, fughe e ritorni, viaggi, discoteche, università, New York, Napoli, l’Africa…Presente e passato si accavallano fondendosi l’uno dentro l’altro; i fili del destino si intrecciano in nodi indissolubili o si avvicinano senza mai toccarsi ma sempre legando – o slegando – tra loro tutte le esistenze di questi personaggi in modo reale e del tutto naturale.

Questo romanzo è un puzzle, un labirinto di uomini, donne e bambini e io li ho amati dal primo all’ultimo.

Voto: ★★★★✰   (quattro e mezza!)

♫♪ Da ascoltare con: Ics dei Prozac +

Alex chiuse gli occhi e ascoltò: la saracinesca di un negozio che scendeva. Il rauco abbaiare di un cane. Il fragore dei camion sui ponti. La notte vellutata nelle sue orecchie. E la pulsazione, sempre quella pulsazione, che forse in fin dei conti non era un’eco, ma il suono del tempo che passava. la ntte blu le stlle k nn vedi ql suono k nn va mai via.