Sotto cieli noncuranti – Benedetta Cibrario

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Durante la lettura di questo romanzo di Benedetta Cibrario – vincitrice del Premio Campiello 2007 con Rossovermiglio (che leggerò!) – uscito nel 2010,  ho pensato spesso a come lo avrei “classificato” parlandone qui sul blog. Ebbene si tratta di un romanzo che mischia insieme le caratteristiche di una trama drammatica a quelle di un giallo con un sproporzione notevole tra le due cose. Di giallo resta davvero poco e quasi mi chiedo se non fosse anche evitabile questo flebile legame al genere, ridotto a due protagonisti poliziotti e ad un caso di morte infantile.

È invece la componente psicologica a fare da padrona, i comportamenti dei personaggi sembrano analizzati minuziosamente per ogni dialogo e avvenimento. Diversi sono i protagoinisti che raccontano in prima persona: da una giovane ragazza entrata in polizia ad una bambina rimasta orfana passando per un magistrato, altre due donne (moglie e amante) e tanti altri. Per fortuna i salti temporali sono ridotti al minimo indispensabile e le descrizioni dei luoghi sono piacevoli (parlo in particolare di Torino città in cui ho vissuto durante gli anni di università e che è sempre piacevole leggere attraverso le descrizioni altrui).

La trama resta comunque originale e molto particolare il fatto che alla narrazione si aggiungano sempre personaggi nuovi, mano a mano che li incontriamo. Piacevole sorpresa il finale, davvero azzeccata la scelta di ambientarlo in questo paesino del Val di Susa con una strana tradizione natalizia.

Alla fine non me la sento di consigliarvelo o meno, se vi incuriosisce sappiate che è il momento giusto per iniziare a leggerlo visto che è ambientato nelle vacanze natalizie!

Voto: ★★★✰✰

Il filo che legava il nostro passato al mio presente si è spezzato, portandosi via tutto. Resta solo un po’ di stupore, del rammarico, una sorprendente assenza di grande dolore, ma è notte, è l’ora del silenzio e di certe verità che si svelano meglio nel buio che le rende, chissà perché, così chiare. La fine di qualcosa non è sempre straziante. Certe volte è solo una fine. Una frase composta secondo le regole, dotata di senso e compiutezza, corretta. Dove non resta che puntare la penna con un breve gesto che assomiglia al bucare di un ago, suggellando la fine.

sulcomodino

 

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Premio Campiello 2013. L’amore graffia il mondo – Ugo Riccarelli

 

Novità del mese: aumenterò progressivamente le categorie dei post in modo da creare dei veri e propri gruppi di libri che hanno caratteristiche in comune e così da facilitarvi la ricerca e indirizzarvi nei consigli di lettura. Oggi inauguro la nuova categoria “Wonder Women” tutta dedicata a personaggi femminili che mi hanno colpita e che la fanno da padrone nelle pagine dei libri.

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Ogni tanto romanzi come questo vanno letti, soprattutto per riposare un po’ il cervello e godersi una storia di vita come un’altra. Questa è la storia di Signorina narrata fin dalla sua nascita, proprio come piace a me. E la cosa che ho apprezzato di più è che è reale, piena di difficoltà , densa di avvenimenti. È la storia di una donna nata nel primo dopoguerra che riesce a tirare fuori la grinta per sopravvivere ad ogni costo e in ogni circostanza, per trasferirsi al nord senza sapere una parola del dialetto piemontese, per risollevarsi dalla crisi economica, per lottare per la vita di suo figlio. Una storia che ci insegna che è sbagliato fermarsi alla prima difficoltà e rinunciare a cambiare le cose, ma che ci mostra anche quanto sia sbagliata la definizione “sesso debole” usata per noi donne.

Se la vera protagonista della storia è proprio la figura della Donna, l’Italia fa da co-protagonista. Un Paese che cresce insieme alla protagonista, dal dramma della Grande Guerra che aleggia pesante nel primo dopoguerra arrivando all’entusiasmo fallace del Fascismo con i primi bombardamenti sulle città italiane, per arrivare alla forza di ricominciare tutto da capo, di ricostruire, di far ripartire l’economia, il boom delle industrie al Nord, l’emigrazione dal Meridione, le grandi conquiste in campo medico e sociale.

Lo stile è abbastanza ricercato nel lessico ma piacevole da leggere scorre senza intoppi e senza mai annoiare. Frequentissime le metafore sul mondo sartoriale che creano uno stretto legame con la passione di Signorina. Ho apprezzato moltissimo la “poesia” utilizzata nel descrivere la guerra, senza scendere nei particolari, senza forzare troppo. Non stupisce che abbia vinto il premio Campiello nel 2013, purtroppo assegnato dopo la morte dell’autore.

Voto: ★★★★✰

♫♪ Mary Jane – The Vines

Come l’arte che l’omino cogli occhi a mandorla aveva regalato a Signorina, per Ivo mettere insieme le note era un fatto istintivo che, meglio delle parole, riusciva a tramutare in leggerezza ed eleganza il turbinare delle emozioni che attraversavano il suo piccolo mondo.