I tessitori di sogni – Patti Smith

postmercoledi

Piove. E se hai un’ora di tempo puoi metterti sotto al piumone e leggere qualcosa che ti lascerà una bellissima sensazione di appagamento. È un libriccino piccolo ma denso e impregnato di vita scritto da una delle donne che stimo di più al mondo: Patti Smith. Chi di noi non sogna di avere anche solo un decimo delle sue capacità artistiche, del suo stile e della forza di questa donna?

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 Il libro si chiama I tessitori di sogni, un titolo già bellissimo di per sè; io lo vedo come un piccolo diario, un quadernetto a quadretti di quelli in cui scrivi quello che ti passa per la testa appiccicandoci con la colla alcune istantanee. Nella realtà non si tratta di questo ma mi piace pensare che Patti abbia voluto darci un po’ di lei, un po’ dei suoi ricordi, delle sue felicità ma anche dei suoi dolori come si fa quando si scrivono le proprie memorie. Qui si raccontano attimi di vita, lacrime prosciugatesi anni addietro ma ancora lì pronte a tornare. Sensazioni particolari che pensi di aver provato solo tu nella vita e che non riusciresti a spiegare a nessuno. Beh Patti ci riesce eccome. E, a parer mio, è sempre la migliore.

Non saprei descrivervi in altro modo queste splendide 100 pagine: poesia, letteratura alla stato puro, musica e fotografia sono un armonico tutt’uno. Da tenere sempre a portata di mano sul proprio comodino!


★★★★★

♫♪ Dream of Life – Patti Smith

Con le braccia tese
con gli occhi strizzati
un vivo disgusto
sparge tutt’attorno
cuori in subbuglio
germogli di malinconia
che si rivoltano
dalle viscere

Quanto è vasto il mondo. Quanto è alto. E i modi della mente: attaccata, fugge e si disperde come semi e lanugine. Perché così è il dente di leone. Si spoglia ed esplode in desideri.

Un desiderio di una certa cosa
o solo il desiderio di sapere.

Just Kids – Patti Smith

Eccomi qui, reduce da intere giornate di emicrania che hanno notevolmente rallentato i miei ritmi di lettura, ad inaugurare una nuova categoria a me particolarmente cara: Musical_mente. Come già sapete ho una grande passione per la musica che spesso mi porta a leggere biografie, autobiografie, traduzione di testi e commenti alle canzoni di band e cantanti famosi. Non nascondo di privilegiare il genere rock in tutte le sue sfumature, ma ammetto di aver letto anche di Maria Callas e Edith Piaf.

Oggi mi dedico ad un pilastro del rock femminile: Patti Smith. Con le lacrime agli occhi ho appena concluso il suo Just Kids, un’autobiografia incentrata essenzialmente sul rapporto con Robert Mapplethorpe, artista con cui convisse negli anni della giovinezza.

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È un’autobiografia perfetta in quanto non sfocia mai nel compiacersi o autoesaltarsi, anzi! Patti sembra narrare quello che sta vedendo attraverso un ritorno mentale al passato come se lo stesse raccontando ai suoi figli e, con un’umiltà ammirevole,  senza dare troppo spazio alla sua carriera incredibile. Questa, viene quasi lasciata da parte, appena accennata giusto il necessario per poter far comprendere quel certo periodo della sua vita. Il maggior numero di pagine si concentra sugli anni di convivenza con Robert (1967 – 1972) con cui inizialmente ci fu un rapporto intimo come amanti, in seguito di grandissima amicizia e profondo affetto. Entrambi spiantati e senza soldi, quando si conoscono sono anni difficili in cui si patisce la fame, si cerca perennemente un lavoro saltuario e si vive dove capita. Nonostante questo, vivono felici, senza complicazioni, uniti dalla grande passione per l’arte: Patti determinata a diventare poetessa, Robert a diventare un garnde artista ed entrare nella factory di Warhol. [In un modo o nell’altro ce la faranno entrambi, spinti dalla forte determinazione, a diventare una la poetessa del rock, l’altro un artista tra i più discussi e provocatori.]

Sono anni di grande fermento musicale e artistico, anni in cui facendo un salto al Chelsea Hotel si incontravano persone del calibro di Bob Dylan, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Allen Ginsberg, Salvador Dalì, William Burroughs, Gregory Corso che insieme a Andy Warhol, Jim Morrison e tanti altri fanno da sfondo alle vite di Patti e Robert. I due non possono essere più diversi: Patti è una ragazza a cui droghe e party interessano poco, timida, a tratti malinconica, Robert è estroverso, fa uso di alcol e droghe e si scoprirà omosessuale (anche se aveva già avuto precedenti rapporti con uomini) innamorandosi di Sam Wagstaff, suo mecenate. Eppure i due sono intrecciati l’uno nella vita dell’altra, in un rapporto affettivo che supera ogni barriera. Proprio il loro legame produrrà splendidi prodotti artistici come le tante fotografie di Robert che ritraggono Patti e le poesie e canzoni di Patti che si riferiscono a Robert.

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Con una scrittura lieve ma avvincente, ricca di aneddoti interessanti e riferimenti al mondo dell’epoca, Patti Smith riesce a catturare l’attenzione del lettore che, spinto dalla sua umiltà e dal grande amore che traspare tra le righe, cerca di immaginarsi un finale diverso da quello che tutti sanno. Una storia d’amore ma soprattutto di vita vissuta al massimo che insegna tanto e lascia splendide immagini nella mente, come il saper apprezzare il poco che si ha, l’amare senza pregiudizi e dedicarsi a ciò che piace con tutti se stessi.

Voto: ★★★★★
♫♪ Memorial song – Patti Smith

Certi giorni, grigi giorni di pioggia, le strade di Brooklyn meritano una fotografia, ogni finestra è l’obiettivo di una Leica, la veduta immobile e granulosa. Radunavamo le nostre matite colorate e disegnavamo come ossessi, figli ferali della notte finché, esausti, non ci lasciavamo crollare a letto. Giacevamo l’uno nelle braccia dell’altra, ancora impacciati ma felici, a scambiarci baci mozzafiato durante il sonno.

«Nessuno vede come noi, Patti» mi ripeté. Quando mi diceva quel genere di cose, nel magico spazio di un istante era come se fossimo le uniche due persone al mondo.