Tra mostri e Interzona: William S. Burroughs

Qualche giorno fa dopo aver visto il film On the road mi è tornata voglia di immergermi nuovamente negli autori della beat generation, in particolare William Burroughs. Nel romanzo Sulla strada è presente con lo pseudonimo Old Bull Lee e viene descritto come una sorta di “maestro” dalle cui labbra pendevano i più giovani Jack Kerouac, Neal Cassady e Allen Ginsberg.

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Viggo Mortensen nella parte di “Old Bull Lee” nel recentissimo “On the road” di Walter Salles

Lo stile di Burroghs è però molto diverso dalla maggior parte dei suoi “colleghi” beatniks e si colloca in un pianeta a sè stante della letteratura, un misto di fantascienza, pornografia e horror.

Burroughs è stato l’inventore di una tecnica particolare detta Cut-up: una specie di taglia e incolla (come un montaggio discontinuo in un film) che rende il testo frammentato e spezzato qua e là. Ciò, bisogna ammetterlo, rende la lettura più difficoltosa ma ha anche reso famoso Burroughs tanto da farlo entrare tra i membri della Accademia Americana, accolto dagli stessi individui che lo avevano spesso accusato di sadismo e oscenità.

William+S+Burroughs+image

Burroughs ebbe una vita al limite del trasgressivo: per 15 anni fu un tossicomane (ha sperimentato e studiato un numero veramente impressionante di droghe e stupefacenti vari), spesso anche spacciatore, e non ha mai nascosto la sua omosessualità (nemmeno nei periodi più bui di pregiudizi e omofobia). Per saperne di più sulla sua vita consiglio Junkie (La scimmia sulla schiena) un romanzo autobiografico legato alla dipendenza dalla droga ma con veri e propri studi e consigli su come uscirne.

Il suo capolavoro più conosciuto è però Naked lunch (Pasto nudo), uno dei libri più psichedelici, allucinati e grotteschi che io abbia mai letto e che siano mai stati scritti. Mostri, droghe, violenza, omosessualità, malattie, sono questi i temi trattati in modo tale da sembrare di essere dentro ad un incubo o ad un sogno infernale – la cosiddetta Interzona in cui si dà libero sfogo alle pulsioni peggiori e più nascoste dell’uomo.

Ecco una delle descrizioni – secondo me stupende – di Burroughs contenuta in Pasto nudo:

[…] partiamo per New Orleans, passando davanti a laghi iridescenti e vampe arancioni di petrolio, a paludi e mucchi di spazzatura, alligatori che strisciano in mezzo a bottiglie rotte e a barattoli di latta, arabeschi al neon dei motels, ruffiani sperduti su isole di immondizia gridano oscenità alle auto che passano… New Orleans è un museo morto.

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