L’invenzione della madre – Marco Peano

L'invenzione della madre

Raramente mi sono imbattuta in romanzi forti come L’invenzione della madre di Marco Peano, edito Minimum Fax; e altrettanto raramente ho provato un vero e proprio dolore durante la lettura. Questo romanzo tratta uno dei temi più intensi che possano essere concepiti da un autore: la perdita della cosa che amiamo di più al mondo, la perdita di chi ci ha donato la vita, la perdita di chi ha impresso su di noi un’impronta indelebile.

Mattia è un giovane appassionato di cinema la cui vita viene sconvolta nel momento in cui si trova a dover affrontare l’imminente morte della madre annunciata dai medici. Lui e il padre si ritrovano così a prendersi cura di un corpo sempre più debilitato e distrutto dalle metastasi di colei che un giorno era la persona che si prendeva cura degli altri.

Mattia cerca di appoggiarsi ai ricordi, si illude e disillude continuamente sognando un esito diverso mentre vede coi suoi occhi che la malattia sta prendendo il posto della natura umana.

Non è facile riuscire a dare emozioni così forti al lettore, riuscire a farlo immedesimare quel tanto da non voler proseguire con la lettura, come se evitando di girare le pagine quella donna possa restare ancora in vita. Sarà che l’argomento purtroppo mi tocca da vicino, che ho praticamente la stessa età di Mattia, che ognuno di noi avrà pensato almeno una volta alla possibilità di dover dire addio ai proprio genitori, credo che questo libro entri nel petto di qualsiasi persona sconvolgendola. Non è una lettura facile e sinceramente non la consiglierei a tutti, ma sono sicura che in qualche modo aiuti a farci maturare, a renderci un po’ più adulti di quello che non siamo già. Così come Mattia cambia e cresce da questa terribile esperienza, anche il lettore lo fa e viene spinto a riflettere sulla propria vita, sul proprio futuro.

La narrazione in terza persona e i salti temporali sono studiati alla perfezione e rendono la lettura scorrevole e ancora più reale; la disperazione del protagonista, la voglia di far vivere per sempre sua madre sono sentimenti puri che gocciolano dalle pagine. Il dolore che ho provato mentre leggevo è qualcosa che non dimenticherò facilmente, rimarrà in me come il ricordo un viaggio, l’esplorazione di un paesaggio arido e desertico.


Voto: ★★★★✰ e mezza!

♫♪ Don Dilego – Election

Non c’è altro da fare se non provare quel che c’è da provare, e lo spazio per i sogni, per il dolore e per le lacrime – tutte queste cose arriveranno.

Olive Kitteridge – Elizabeth Strout

Olive Kitteridge


La pura quotidianità: questo è il tema di questa particolare raccolta di racconti mascherata in un romanzo premio Pulitzer del 2009. Elizabeth Strout riesce a descriverci la vita di una tranquilla cittadina del Maine che si affaccia sull’Atlantico, Crosby, un luogo come potrebbe essere anche una qualsiasi cittadina italiana. Tredici racconti ci accompagnano a conoscere alcune delle famiglie di Crosby con una generale disillusione agli affetti maturata con l’età. Quasi sempre protagonisti sono anziani o donne e uomini di mezza età, spesso delusi dai figli, spesso da se stessi.

Olive Kitteridge è proprio una di essi e ben rappresenta l’abitante medio di questa cittadina. Una donna forte e determinata, a tratti quasi maleducata, senza fronzoli e senza peli sulla lingua che arrivata alla vecchiaia cerca di vivere gli anni che le restano senza rimpiangere troppo il passato. Delusa dal figlio, rimasta sola dopo l’ictus del marito, Olive pensa spesso alla morte e alla malattia. Con i suoi pregi e i suoi difetti Olive è la donna che potremmo diventare.

Lo stile della Strout è intenso e semplice, estremamente coinvolgente e descrittivo nel giusto grado; ovviamente è una lettura che lascia l’amaro in bocca e che fa riflettere su come i rapporti con gli altri, soprattutto familiari, possano essere compromessi con facilità. Morte e malattia sono quasi sempre presenti e a tratti rendono abbastanza angosciante proseguire (ho trovato toccanti in modo quasi eccessivo i capitoli delle visite nella casa di cura); non mancano però i momenti di humor grazie alle battute e risposte taglienti di Olive. Questo romanzo fa pensare alla brevità della vita e alla voglia di circondarsi di persone che ci vogliono bene senza però scordare che la solitudine sarà sempre parte di noi. Si nasce soli e si muore altrettanto soli.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ We bought a zoo – Jònsi

«Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi.»

wonderwomen

 

Moshi moshi

ed-f30a3ec15ac8b3db4626ff18e793522dDopo aver letto Arcobaleno e Kitchen (quest’ultimo mi era piaciuto particolarmente) ho deciso di avventurarmi in un altro lavoro della Yoshimoto (ma quanti ne ha scritti tra l’altro???). Premettendo che:

  • sapevo a cosa stavo andando incontro;
  • la Yoshimoto riesce a scrivere intere pagine senza che accada assolutamente nulla;
  • la descrizione dei cibi giapponesi è molto carina la prima volta, la seconda già noiosetta, alla terza non ne puoi più e speri che vada semplicemente a comprarsi una cazzo di pizza!
  • immancabilmente il libro si apre con la morte del padre/fidanzato/madre/zia/nonno/cugina/prozio/bisnonno/cugino di terzo grado e così via.

A partire da queste caratteristiche costanti della Yoshimoto devo ammettere che la prima metà di Moshi Moshi risulta anche abbastanza piacevole e – più o meno – scorrevole (in ogni caso meglio evitare se siete depressi). Tra futon, tazze di tè e ricordi del padre morto suicida la vicenda si sviluppa, molto lentamente ma si sviluppa. La seconda metà del libro, forse perché la sottoscritta è già abbastanza provata dallo stile della autrice, si fa di una pesantezza notevole per sfociare poi in un finale abbastanza inutile.

Non starò a parlarvi di “cammino interiore volto al superamento di un lutto” e neanche di “rapporto complesso ed edipico della protagonista nei confronti del padre” e nemmeno di “dimensioni temporali differenti e presenze fuori dall’asse spazio-temporale”. Vi consiglio di leggerlo solo se avete voglia di farvi un po’ di seghe mentali e riflettere sul concetto di felicità e di vita.

Voto: ★★✰✰✰

La mia era felicità misera di chi sente di non essere stato abbandonato, nonostante tutto. In quel momento, non riuscivo a pensare a niente di più rassicurante.