L’invenzione della madre – Marco Peano

L'invenzione della madre

Raramente mi sono imbattuta in romanzi forti come L’invenzione della madre di Marco Peano, edito Minimum Fax; e altrettanto raramente ho provato un vero e proprio dolore durante la lettura. Questo romanzo tratta uno dei temi più intensi che possano essere concepiti da un autore: la perdita della cosa che amiamo di più al mondo, la perdita di chi ci ha donato la vita, la perdita di chi ha impresso su di noi un’impronta indelebile.

Mattia è un giovane appassionato di cinema la cui vita viene sconvolta nel momento in cui si trova a dover affrontare l’imminente morte della madre annunciata dai medici. Lui e il padre si ritrovano così a prendersi cura di un corpo sempre più debilitato e distrutto dalle metastasi di colei che un giorno era la persona che si prendeva cura degli altri.

Mattia cerca di appoggiarsi ai ricordi, si illude e disillude continuamente sognando un esito diverso mentre vede coi suoi occhi che la malattia sta prendendo il posto della natura umana.

Non è facile riuscire a dare emozioni così forti al lettore, riuscire a farlo immedesimare quel tanto da non voler proseguire con la lettura, come se evitando di girare le pagine quella donna possa restare ancora in vita. Sarà che l’argomento purtroppo mi tocca da vicino, che ho praticamente la stessa età di Mattia, che ognuno di noi avrà pensato almeno una volta alla possibilità di dover dire addio ai proprio genitori, credo che questo libro entri nel petto di qualsiasi persona sconvolgendola. Non è una lettura facile e sinceramente non la consiglierei a tutti, ma sono sicura che in qualche modo aiuti a farci maturare, a renderci un po’ più adulti di quello che non siamo già. Così come Mattia cambia e cresce da questa terribile esperienza, anche il lettore lo fa e viene spinto a riflettere sulla propria vita, sul proprio futuro.

La narrazione in terza persona e i salti temporali sono studiati alla perfezione e rendono la lettura scorrevole e ancora più reale; la disperazione del protagonista, la voglia di far vivere per sempre sua madre sono sentimenti puri che gocciolano dalle pagine. Il dolore che ho provato mentre leggevo è qualcosa che non dimenticherò facilmente, rimarrà in me come il ricordo un viaggio, l’esplorazione di un paesaggio arido e desertico.


Voto: ★★★★✰ e mezza!

♫♪ Don Dilego – Election

Non c’è altro da fare se non provare quel che c’è da provare, e lo spazio per i sogni, per il dolore e per le lacrime – tutte queste cose arriveranno.

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La classifica del mese – Febbraio 2015

febbraio

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Questo febbraio è stato un mese letterario davvero vario e insolito: innanzittutto grazie a Pierluigi Curcio ho riscoperto una nuova versione del mitico ciclo arturiano di cui ho già parlato qui. Tre romanzi avvincenti e storicamente calati alla perfezione che hanno allietato i mie interminabili viaggi in treno (la dura vita del pendolare!).

chi manda le onde

Chi manda le onde di Fabio Genovesi è stata una lettura splendida che mi ha lasciato un senso di benessere incredibile e sono davvero felice che sia candidato per il Premio Strega 2015. Se volete saperne di più qui il mio post a lui dedicato.

L'invenzione della madre

Romanzo dolorosissimo è stato per me L’invenzione della madre di Marco Peano, una lettura forte e incredibilmente d’impatto di cui parlerò a breve e che per le emozioni che mi ha donato merita ampiamente il primo posto.

paradisi artificiali

Come classico del mese ho scelto il mio amato Baudelaire con i suoi Paradisi artificiali, un viaggio attraverso i vizi di cui decanta virtù e (in minor numero) difetti.

la schiava dei tudor

La grande delusione è stata però La schiava dei Tudor, un romanzo d’amore che di storico ahimè non ha davvero nulla. Già il titolo fuorviante mi ha fatto immaginare castelli e complotti all’interno della corte dei Tudor, della famosa famiglia reale invece ci sono solo due paginette di contestualizzazione storica che avrebbe potuto scrivere anche un bambino. Toppatissimo e pieno di luoghi comuni, si salva per il finale tragico (io li amo che ci posso fà?) che lo fa arrivare arrancando a due stelline su cinque. Non ci siamo proprio però.