Lo stream of consciousness e “La signora Dalloway” di Virginia Woolf

postmercoledi

Come classico del mese ho scelto un romanzo pubblicato nel 1925 da una delle più grandi scrittrici di sempre: Virginia Woolf. La signora Dalloway è uno degli esempi più ecclatanti del cosiddetto flusso di coscienza, dall’inglese stream of consciousness. Penso che chiunque ne abbia sentito parlare durante le lezioni di letteratura inglese al liceo o all’università ma credo sia giusto ricavare un piccolo spazio per parlarne qui.

Per flusso di coscienza si intende una trasposizione scritta di tutto ciò che sta passando per la testa a noi o al nostro personaggio, una sorta di diarrea verbale senza ordine o logica (almeno apparente) che travolge il lettore facendolo entrare nella testa del protagonista. Si può quindi considerare un monologo interiore del personaggio che riesce a dar voce ai suoi sentimenti, emozioni, ricordi, sensazioni, senza quasi far respirare il lettore. Questa è la sensazione che si prova leggendo alcune delle più grandi opere che hanno dato il via a questa tecnica letteraria: l’Ulisse di Joyce in primo piano ma anche La coscienza di Zeno del nostro Italo Svevo.

Ognuno di noi ogni giorno produce dentro di sé un flusso di coscienza: “oggi devo andare a fare spesa oh guarda che bel gatto che c’è in quel giardino mi ricorda quando la mia gatta usciva di casa e mi portava un uccellino quello era un periodo così difficile della mia vita meno male che le cose si stanno sistemando…” la capacità di questi grandi della letteratura sta nel catturare l’attenzione del lettore e a creare delle svolte, delle vere e proprie epifanie che portano il personaggio a scoprire qualcosa in più sul proprio passato o sul proprio carattere o a riscoprire un evento del passato che il nostro inconscio aveva rimosso. A parer mio è una tecnica veramente complessa che, rifacendosi agli studi di psicoanalisi di Freud, non è certo da prendere alla leggera.

dalloway

Ne La signora Dalloway il flusso di coscienza è così estremo che spesso dovevo fermare la lettura per “riprendere fiato”; non è quindi una lettura facile o adatta a tutti e deve essere approcciata con molto concentrazione e pacatezza. Protagonista è appunto questa agiata signora inglese che vuole organizzare una festa. Il romanzo si snoda nelle 12 ore della sua giornata concentrandosi a turno su alcuni personaggi secondari: dal reduce di guerra con problemi psicologici Septimus Smith, all’amica Sally. In questi personaggi c’è molto di Virginia Woolf, dalle tendenze suicide, allo snobismo inglese, dal rapporto enigmatico con le donne al profondo senso di malessere e inadeguatezza. I temi intensi della pazzia e della morte permeano tutto il romanzo lasciando un incredibile amaro in bocca e una sensazione di intenso scombussolamento, evidente dall’aspettarsi sempre un risvolto negativo in ogni cosa:

Anche l’amore distruggeva ogni cosa.

Se da un lato è stata una delle letture più pesanti da parecchi mesi a questa parte, dall’altro l’abilità della Woolf e l’introspezione psicologica del personaggio lasciano semplicemente a bocca aperta e, per questo, credo sia un romanzo da avere in libreria.

Bene, facesse pure – l’unica consolazione della vecchiaia, pensò Peter Walsh, uscendo da Regent’s Park, col cappello in mano, era proprio questa: le passioni restano forti come sempre, ma almeno si guadagna – alla fine! – quella capacità che dà all’esistenza il suo gusto supremo – la capacità di tenere l’esperienza nelle proprie mani, e di volgerla, con una lenta rotazione, verso la luce.

Annunci

Vita dopo vita – Kate Atkinson

vita-dopo-vita


Avete presente quella sensazione di aver già vissuto un momento? O meglio ancora tutti quei “se avessi fatto così” cosa ne sarebbe della mia vita? Parte da questo lo splendido romanzo di Kate Atkinson, una scrittrice britannica passata spesso inosservata qui in Italia. Questo suo ultimo romanzo mi ha conquistata pienamente.

Il destino è il filo conduttore di tutto il romanzo. Sì perché questo è davvero un romanzo diverso dal normale. Non una storia ma più storie, protagonista però è sempre Ursula, lei e la sua famiglia inglese. Tutto comincia nel febbraio del 1910 durante una fitta nevicata quando Sylvie mette al mondo la sua terzogenita; qualcosa però va storto, le strade bloccate dalla neve ostacolano il medico e la levatrice e la piccola muore strangolata dal cordone ombelicale. Ma se non fosse andata così? Se invece il dottore fosse arrivato? O se la prontezza della madre avesse salvato la piccola tagliando il cordone?

Tutta la vita di Ursula è costellata da possibilità, infinite ma che spesso si ripetono. A volte è questione di metri per salvarsi da un crollo, a volte invece Ursula potrebbe essere dall’altra parte d’Europa. La vera costante è la seconda guerra mondiale. I bombardamenti su Londra o su Berlino (a seconda delle scelte effettuate da Ursula), gli incidenti aerei, la vita stessa di Hitler, tutto potrebbe cambiare.

Entusiasmante, mozzafiato, con personaggi indimenticabili caratterizzati spesso da uno squisito humor inglese per me è un piccolo capolavoro.


Voto: ★★★★✰ e mezza!

♫♪ Torturous – Turnerjoy

Crighton rise, si girò nel letto, la trasse a sé e le strofinò il naso contro la base del collo. A quel punto, a Ursula venne in mente che forse quella era la felicità. O, se non altro, la poca felicità possibile a questo mondo.

La mano che teneva la mia – Maggie O’Farrell

lamanochetenevalamia-280x433

Era davvero da tanto tempo che non leggevo un romanzo ambientato a Londra, così appena sbirciata la trama di questo libro ho deciso di fiondarmici. Innanzitutto questo libro è spaccato in due come due sono le donne protagoniste: Lexie e Alina. Entrambe donne forti che diventeranno madri in momenti difficili delle proprie vite.

Con Lexie siamo nella Londra del dopoguerra a Soho, in una rivista d’arte intellettualoide e di nicchia, e una giovane ragazza che scappata dalla campagna inglese e abbandonata la famiglia, impara ad usare la macchina da scrivere innamorandosi di Innes, l’uomo che le cambierà la vita. Sembra di respirarla l’aria bohémien della Londra degli anni ’50 con artisti, pittori e fotografi nel pieno della loro creatività, passati gli anni bui della guerra.

Con Alina, pittrice finlandese trasferitasi a Londra, siamo al giorno d’oggi in un clima più angosciante dettato da un parto piuttosto complicato e una situazione psicologica fragilissima. Sia Alina che Ted, il suo compagno, hanno problemi con la memoria: Alina non ricorda di aver partorito suo figlio, mentre a Ted la nuova condizione di padre fa sorgere dubbi sulla sua infanzia.

Sembrano due storie tra loro parallele, senza punti d’incontro ma pian piano le loro vite si intrecciano più di quanto si potesse credere in un crescendo di sorprese e riscoperte del passato. Una buona struttura narrativa, una buona trama – che è fondamentale – due donne incredibilmente ben tratteggiate e dai caratteri particolari fanno di questo libro un piccolo capolavoro da leggere tutto d’un fiato anche sotto l’ombrellone. Per alcune scene piuttosto intense e per la situazione di Alina subito dopo il parto non lo consiglio a chi aspetta un bambino. Ha messo angoscia a me, figuriamoci a loro!

Voto: ★★★★✰

♫♪ I’m waiting for the man – Velvet Underground

«Siamo stati fortunati, vero?» «In che senso?» Lexie notò che aveva le mani calde e umide. «A trovarci. C’è gente a cui non basta una vita per trovare quello che abbiamo io e te».

wonderwomen

“Le nonne” di Doris Lessing vs “Two Mothers” di Anne Fontaine

Immagine   two_mothers_ver2_xlg


Naomi Watts è senza dubbio una delle mie attrici preferite, credo di averla apprezzata davvero dopo aver visto 21 grammi e Il velo dipinto. L’anno scorso ho intravisto in tv il trailer di Two Mothers e mi sono ripromessa di vederlo; tendenzialmente però, se scopro che un film è tratto da un romanzo, cerco sempre di leggere prima di vedere. E così ho fatto anche questa volta.

Doris Lessing nel caso in cui voi non l’abbiate mai sentita nominare, è stata una scrittrice britannica che ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2007; avevo già sentito parlare di lei perché ha scritto diversi racconti e saggi sui gatti (non posso lasciarmeli scappare!). Le nonne è in realtà una raccolta di tre racconti:

  • il primo, Nonne, è quello da cui è stato tratto il film e narra di due amiche che si innamorano ognuna del figlio dell’altra. Il rapporto morboso tra le due coppie viene descritto in modo molto lineare e rilassato in uno stile piuttosto descrittivo e a tratti decisamente freddo;
  • il secondo, Victoria e gli Staveney, narra di una ragazza di colore che, rimasta orfana, viene cresciuta da un’assistente sociale. La vita di Victoria, che crescerà, diventerà madre dopo un’avventura estiva e si sposerà, viene raccontata sottolineando le differenze di ceto che ancora risultano evidenti anche nella Londra moderna;
  • il terzo, Il figlio dell’amore, è in assoluto il mio preferito, protagonista è un soldato inglese che durante la Seconda Guerra Mondiale si innamora e ha un’intensa ma brevissima relazione con una donna sposata di Cape Town. Qui emerge in modo chiarissimo la difficile vita durante la guerra, in particolare sulle navi costantemente sotto gli attacchi degli U-Boot tedeschi.

Sarà che i tre racconti sono piuttosto diversi tra loro per modalità narrativa, personaggi, tempi e luoghi, ma non ho compreso del tutto lo stile della Lessing; la curiosità mi spingeva a continuare la lettura anche se nei primi due racconti ho faticato abbastanza a calarmi nei protagonisti.

two-mothers-adore-writght-watts

Una delle splendide scene girate in Australia con una Naomi Watts in piena forma

Two Mothers, anche se il titolo originale è Adore, è la perfetta incarnazione cinematografica del racconto tranne forse per il finale. Sia le atmosfere fresche e spensierate dell’inizio, sia quelle angoscianti e pesanti della seconda parte del film sono rese in modo davvero simile al racconto. Ho letto numerose recensioni negative che criticavano i dialoghi ridotti all’osso e i personaggi un po’ inverosimili: questo però rispecchia totalmente il breve romanzo da cui è stato tratto e forse solo chi lo ha letto può comprendere questa strana pellicola. E se la fotografia lascia davvero senza fiato, non capisco perché omettere il finale decisamente negativo che invece caratterizza proprio l’inizio del racconto. In ogni caso ho apprezzato molto le protagoniste: Naomi Watts e Robin Wright ben calate nella parte e devo dire davvero splendide per aver passato la quarantina già da un po’ di anni.


Voto ad entrambi: ★★★✰✰

♫♪ In these shoes? – Kirsty MacColl

Lil disse a Roz che quella felicità le faceva paura. “Com’è possibile che esista qualcosa di così meraviglioso?” sussurrò, temendo che qualcuno la sentisse… ma chi? Non c’era nessuno nelle vicinanze. Quello che intendeva dire, e Roz lo sapeva, era che una felicità così grande sarebbe stata punita. Roz si mise a scherzare ad alta voce, e disse che un amore così non osava dire il suo nome, poi intonò una canzonetta sdolcinata.

ciaksilegge

1libro+storie

Splendore – Margaret Mazzantini

www.inmondadori.it

Ho letto praticamente tutta la produzione letteraria della Mazzantini e tranne qualche raro caso, mi sono piaciuti molto i suoi libri. Si era sempre trattato di letture intense a livello di trama, quasi sempre molto drammatica con risvolti tragici, ma leggere a livello di stile, frasi brevi, scrittura pulita e senza fronzoli. Con quest’ultimo romanzo credo che la Mazzantini abbia voluto “alzare il tiro” e affiancare alla narrazione di fatti tanto drammatici uno stile denso di metafore, paragoni, frasi complesse e spesso volutamente ritorte. La decisione poi di non suddividere il libro in capitoli o in parti rende ancora più difficoltosa la lettura.

In ogni caso la trama piuttosto originale che introduce il tema dell’omosessualità in modo forte e chiaro denunciando l’atteggiamento omofobo di noi italiani – paragonati alla mentalità apertissima degli inglesi – mi è piaciuta e non voglio polemizzare sul risvolto “commerciale” che può avere in questo momento. Un secondo punto a suo favore sta nell’aver evitato salti temporali troppo incisivi e aver semplicemente raccontato la storia di Guido, dall’infanzia alla vecchiaia. L’utilizzo della prima persona come narratore fa sembrare il romanzo quasi un diario, un ripercorrere il passato attraverso i ricordi e le persone incontrate durante la propria vita.

La curiosità invoglia il lettore a proseguire attraverso queste riflessioni sulla vita e sulla morte costanti ma un po’ pesanti a tratti, inevitabile il paragone tra due città così diverse come lo sono Londra e Roma, che vanno a rispecchiare rispettivamente Guido e Costantino. Due caratteri opposti, due vite indissolubilmente legate a doppio filo. Interessante il finale che ci lascia l’amaro in bocca ma sempre volto alla speranza.

Voto: ★★★✰✰ e mezza!

♫♪ The man who sold the world – Nirvana

I giorni mi passavano accanto e io ero come una statua greca, un giovane Apollo che s’innalzava sopra le sofferenze dei mortali, abbracciavo la fredda materia che sigillava la mia ipotesi di vita.

sulcomodino

Alta fedeltà – Nick Hornby

arton1331

I 5 temi trattati in questo romanzo:

  1. Amore
  2. Fedeltà Infedeltà
  3. Musica
  4. Soddisfazioni Insoddisfazioni lavorative
  5. Amicizie, poche!

I 5 motivi per cui questo libro mi è piaciuto:

  1. Il protagonista ha un negozio di dischi sfigatissimo a Camden Town.
  2. Cita ottima musica.
  3. Fa ridere e sorridere (l’autore ha un’ironia incredibile).
  4. Rob Gordon è uno spirito a me molto affine.
  5. In tutto il libro si susseguono top five (è questo il motivo per cui solo chi ha letto il libro capirà davvero questo post).

Le 5 caratteristiche che rendono simpatico il protagonista:

  1. E’ un trentenne che litiga con la mamma al telefono.
  2. Appena succede qualcosa di molto rilevante nella sua vita cambia la disposizione dei dischi.
  3. E’ perennemente insoddisfatto ma non fa nulla per migliorarsi.
  4. Ha una mente totalmente incasinata e si fa seghe mentali su ogni cosa.
  5. Non dà nessuna importanza al guadagno.

I 5 dischi da ascoltare leggendo questo libro:

  1. The Clash – The Clash
  2. Born to run – Bruce Springsteen
  3. Abbey Road – The Beatles
  4. Nevermind – Nirvana
  5. The Velvet Underground & Nico – Velvet Underground

Voti che darei a questo libro:

  1. ★★★✰✰ stelline e mezza!
  2. Scherzo ovviamente…!

E’ solo che nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinante, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare.

 

La piramide del caffè – Nicola Lecca

29wluh

Sono rimasta vittima dei moustache della copertina di questo breve romanzo e così ho iniziato a leggerlo senza sapere assolutamente di cosa parlasse. Mi sento un po’ combattuta nel parlarne in quanto da una parte mi ha colpita piacevolmente soprattutto per l’originalità della trama, dall’altra sono rimasta un po’ scettica per lo stile e per il finale un po’ troppo “smieloso” per i miei gusti!

In brevissime parole (avrete già capito che non sono una di quelle che per metà post fanno il riassunto della trama, sarà che mi ricorda molto i compiti che mi davano i professori alle medie) il protagonista principale del romanzo è un ragazzo orfano ungherese (e finalmente si parla un po’ di questa Ungheria che non si caga mai nessuno!) che, trasferitosi a Londra, intraprende una carriera all’interno di una catena di caffetterie (in pieno stile Starbucks).

Pro:

  • fa aprire gli occhi su queste caffetterie, tanto di moda negli ultimi tempi, che dovrebbero far inorridire almeno noi italiani, artisti del caffè;
  • le descrizioni di una Londra vista dagli occhi sberluccicosi di chi ci va per la prima volta;
  • il personaggio di Margaret Marshall, vincitrice del premio Nobel per la Letteratura in pieno blocco dello scrittore e amante della solitudine.

Contro:

  • come già anticipato, il finale davvero poco credibile e direi quasi fiabesco;
  • l’uso del termine “panettoncini” [GIURO!!] per indicare i muffin o cupcakes;
  • la presenza di personaggi appena appena accennati (neanche una pagina a volte) e lasciati un po’ a metà come a voler mettere troppa carne al fuoco.

In ogni caso è una lettura piacevole e simpatica che riempie bene i tempi morti sul pullman la mattina!

Voto: ★★★✰✰

“La solitudine è temuta dai deboli: perché svela le paure, e mette in luce limiti e difetti della personalità” aveva scritto nel suo primo libro. E ancora: “La compagnia è distrazione. La solitudine mai”.