Una più Uno – Jojo Moyes

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Eccomi giunta al termine dell’ultimo lavoro di Jojo Moyes, la celebre autrice inglese che da quando ha pubblicato il suo Io prima di te pare scalare le classifiche con qualsiasi cosa legga. Io avevo letto appunto il romanzo citato e, se da un lato mi era piaciuto il modo in cui era scritto, dall’altro qualcosa della trama non mi aveva convinta (se volete leggerlo qui trovate quello che scrissi all’epoca).

Che piacevole sorpresa invece il suo Una più Uno! Il libro narra della vita di una mamma single inglese alle prese con una figlia che invece di bambole e trucchi pensa costantemente a formule matematiche e quesiti di logica e un figliastro adolescente dark che usa il mascara e subisce i pesanti attacchi fisici e psicologici da parte del bullo del quartiere.

Riassumo in uno dei miei amati elenchi puntati i punti di forza di questo libro:

  • La protagonista Jess: una donna forte e incredibilmente azzeccata come mamma single in difficoltà economiche. Jess riesce a trovare il meglio anche in una situazione di difficoltà estrema e si aggrappa ai suoi figli sacrificando tanto di quello che molte persone danno per scontato.
  • L’incredibile realtà della situazione narrata. Odio come spesso gli autori di oggi scrivano di situazioni economiche favolose, nei loro romanzi la crisi pare nemmeno sia esistita e i personaggi sembrano avere conti illimitati e ville lussuose in ogni angolo. Qui si parla di non riuscire a pagare le bollette, di sopravvivere a malapena con due lavori e di non aver quasi tempo di respirare.
  • Il fatto che si tratti di una storia d’amore. Penso che ognuno di noi ogni tanto abbia bisogno di una dose di zuccherosità in particolare se è così realistica, non forzata e a tratti anche divertente.
  • Il cane Norman. Splendido.

L’unica cosa forse a non avermi convinta è la figura maschile di Ed. non l’ho capito fino a fondo e forse è stato poco tratteggiato dall’autrice che ne rivela parzialmente un passato fumoso e un carattere un po’ scialbo e dalla generosità quasi dubbia.

In definitiva però il messaggio di fondo del romanzo mi ha davvero toccata: il cercare di essere positivi anche quando tutto va male e vivere la vita pensando a ciò che abbiamo di bello anche nei momenti peggiori; come dice anche l’autrice:

Le cose belle accadono. A volte, quando meno te lo aspetti.

Può essere banale per alcuni ma io ho recepito bene il messaggio e penso che in questi tempi in cui lottiamo per avere un lavoro a tempo determinato o cerchiamo di risparmiare su ogni cosa faccia bene leggere una storia di questo tipo e vivere un po’ di più col sorriso sulle labbra.


Voto: ★★★★✰

♫♪ The Cardigans – My favourite game

La legge delle probabilità, combinata con quella dei grandi numeri, stabilisce che per battere le statistiche negative è necessario ripetere un evento un numero crescente di volte allo scopo di raggiungere il risultato desiderato. Più volte lo ripeti, più ti avvicini. In sostanza, come spiego alla mamma, a volte devi solo continuare a provarci.

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La mia musica nel silenzio – Andrea Pontiroli

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Da sempre io e i romanzi particolarmente drammatici andiamo d’accordo quanto il pane con la Nutella, e, come non mi stanco di ripetere, di rado riesco a trovare quelle storie da lacrimoni, quelle da starci male mentre le leggi, da vera e propria malinconia. Rimango piacevolmente stupita nel ritrovare questo stato d’animo nella mia più recente lettura, “fresca fresca di stampa” (si fa per dire ovviamente perché lo troverete solamente sottoforma di un curatissimo e-book) dalla collana dedicata agli esordienti della Ellera Edizioni.

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Sto parlando del romanzo d’esordio di Andrea Pontiroli: La mia musica nel silenzio. Protagonista di questo libro è Tommaso, un ragazzo destinato a diventare un grande violinista. Neanche compiuti dieci anni, Tommaso, lasciando la borghesia milanese fredda e distaccata della madre, viene mandato a Parigi per imparare l’arte del violino da uno dei migliori al mondo. È qui che Tommaso conosce Xavier, figlio del suo maestro, una figura che diventerà quasi un fratello, quasi un amico, quasi un rivale, quasi l’unica persona al mondo che lo possa davvero capire.

Il rapporto tra i due è morboso e a tratti violento ma di una violenza che può scaturire solo dall’amore profondo che i due nutrono uno per l’altro; e tra le splendide immagini di una Parigi autunnale i due si ritrovano a diventare improvvisamente rivali e, in men che non si dica, a separarsi. Tommaso, infatti, prosegue il suo sogno musicale trasferendosi a New York dove solo la conoscenza di Virginia riuscirà a distrarlo dalla lontananza di quella che considera ormai la sua vera famiglia.

Come sempre però, un’amicizia sopravvive a tutto tranne che all’amore, soprattutto se provato per la stessa donna (e qui mi fermo o spoilero troppo) e Tommaso perde l’unica cosa che riusciva a renderlo davvero uomo e non solo musicista: l’affetto delle persone a lui più care.

Cosa mi ha convinta di questo romanzo? Innanzittutto la figura di Tommaso: come in un vero romanzo di formazione Tommaso cresce con noi, tanto che alla fine del romanzo quasi ci sembra di ricordare quanto sia passato dal bambino che a dieci anni suonava il violino davanti agli amici della madre a Milano. Tommaso è enigmatico, anche per se stesso; a parer mio risulta perfettamente calato nel mondo della musica classica, così raramente tratteggiato nei romanzi attuali. I sentimenti li trasmette col violino ma nella realtà della sua esistenza predilige il silenzio e un mutismo ostinato alle domande che la vita gli pone. È quindi una figura complessa: spesso non riesce a comunicare le proprie emozioni a chi gli sta accanto ma riesce a dare il meglio di sè suonando per gli estranei di tutto il mondo, portandoli addirittura alla commozione col suo violino tra le mani.

Avrei voluto cercare di spiegarle che mi sentivo come un’ombra di me stesso che teme che qualcuno possa spegnere la luce e farlo dissolvere. Ma in fondo non ce la facevo a raccontarle di me stesso perché non ero davvero sicuro di chi o che cosa fossi.

Nello stile l’autore rispecchia totalmente il carattere del protagonista: la costruzione è tormentata, sembra quasi aggressiva in certi tratti e rispecchia completamente l’azione del personaggio. Periodi e costruzioni trasmettono l’affanno che prova suonando per la prima volta un concerto, la tranquillità nel passeggiare tra le aiuole innevate del Museo Rodin o la sorda solitudine degli anni passati a New York. Morbide ma spigolose allo stesso tempo, le pagine di questo romanzo lasciano parlare le emozioni, positive o negative che siano.

Il suono del suo violino mi colpiva con violenza per poi accarezzarmi subito dopo, era come se mi strappasse il cuore dalla cassa toracica, lo gettasse a terra e lo prendesse a calci, gli desse fuoco e poi spegnesse le fiamme, lo ricoprisse di balsamo, massaggiandolo; trasformando il dolore in piacere.

In men che non si dica, quasi pentendoci di leggere troppo in fretta, giungiamo all’epilogo. Per me l’unica nota dolente di questa davvero ottima lettura. Questione di gusti ovviamente: io amo i finali da emozionarsi e questo scorre talmente in fretta, succedono così tante cose in quelle poche pagine poste al termine che quasi stavo più attenta alla percentuale restante del libro che agli avvenimenti (“no non può finire così in fretta, devono succedere ancora tante cose!”). Mi sarebbe piaciuto che l’autore si soffermasse di più sul colpo di scena finale lasciandoci vivere ancora un po’ i suoi splendidi personaggi.


Voto: ★★★★✰ e 1/2!

♫♪ Concerto per Violino e Orchestra – Cajkovskij

Mi alzai in piedi, in mezzo alla piazza, immaginai di imbracciare il mio violino, e di suonare la musica della notte e degli angeli e dei demoni, con tutto il mio odio, la mia rabbia, e la mia voglia di essere diverso, di essere amato.

Perché “L’amante di Lady Chatterley” è meglio di 50 sfumature

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Pare che ormai il sesso sia ovunque e per ovunque non intendo solo nello sterminato universo di internet o nei servizi di studio aperto quanto anche nella letteratura. Il vero boom è stato dato dalla trilogia delle sfumature, da allora pare che si diffondano come funghi libri molto simili o comunque riguardanti le incredibili riscoperte sessuali delle nostre eroine protagoniste, un po’ della serie “oh guarda ho una vagina, usiamola!”. E con questo non voglio certo dire che io non ne abbia mai letti o – per carità – che io sia una puritana a riguardo (sono una gran fan di Palahniuk, Isabella Santacroce e Irvine Welsh, autori di certo non bigotti o moralisti), il fatto è che molti sono inverosimili. Un po’ come i film porno, ecco.

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Detto ciò, non voglio addentrarmi nel mercato della pornografia e qui finisce la mia breve chiacchierata a riguardo PERÒ voglio ricordarvi dell’esistenza di romanzi erotici che sono entrati a far parte della nostra concezione di “classico” nonostante la società a stampo cristiano/puritano in cui siamo cresciuti. Sto parlando del romanzo di David Herbert Lawrence: L’amante di Lady Chatterley. Una rivoluzione per l’epoca – è stato scritto nel 1928 – fu, non a caso, pubblicato postumo e censurato in maniera imbarazzante (nella versione italiana il verbo “to fuck” veniva tradotto con “baciare”, e qui scappa la risata!). Il contesto storico era però maturo per una trama di questo tipo: siamo a cavallo (niente doppisensi eh) fra le due guerre mondiali e dopo la brutalità della Prima nasce una voglia di godersi la vita e una libertà che potremmo quasi considerare come una prima rivoluzione sessuale in anticipo di molti decenni rispetto a quella dei figli dei fiori. Ma veniamo al punto. Perché secondo me leggere questo romanzo è meglio che leggere 50 sfumature e/o simili?

  • Per l’incredibile carattere di Connie
  • Perché l’amante non è il solito riccofigowow superdotato che cambia la vita della poveraccia protagonista, ma un taglialegna con la polmonite
  • Perché fa quasi impressione leggere certe cose e ricollegarle all’inizio del ‘900 (un po’ della serie “ah ma lo facevano anche loro?”)
  • Perché è veritiero, pare infatti che l’autore si sia basato sul tradimento della moglie
  • Per lo stile, elegante e quasi mai noioso, permette anche di segnarsi qualche citazione senza cadere nella perversione

Detto questo, i discorsi su bolscevismo, operai e miniere di carbone sono veramente noiosi. Che peccato! Sarebbe stato perfetto altrimenti! 😉


Voto: ★★★✰✰ e mezza!

♫♪ No one’s gonna love you – Band of horses

[…] c’erano giorni nei quali non era che vuoto, spazi bianchi. Erano parole, milioni di parole su parole. L’unica realtà era il nulla, sopra il velo ipocrita delle parole.

I tessitori di sogni – Patti Smith

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Piove. E se hai un’ora di tempo puoi metterti sotto al piumone e leggere qualcosa che ti lascerà una bellissima sensazione di appagamento. È un libriccino piccolo ma denso e impregnato di vita scritto da una delle donne che stimo di più al mondo: Patti Smith. Chi di noi non sogna di avere anche solo un decimo delle sue capacità artistiche, del suo stile e della forza di questa donna?

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 Il libro si chiama I tessitori di sogni, un titolo già bellissimo di per sè; io lo vedo come un piccolo diario, un quadernetto a quadretti di quelli in cui scrivi quello che ti passa per la testa appiccicandoci con la colla alcune istantanee. Nella realtà non si tratta di questo ma mi piace pensare che Patti abbia voluto darci un po’ di lei, un po’ dei suoi ricordi, delle sue felicità ma anche dei suoi dolori come si fa quando si scrivono le proprie memorie. Qui si raccontano attimi di vita, lacrime prosciugatesi anni addietro ma ancora lì pronte a tornare. Sensazioni particolari che pensi di aver provato solo tu nella vita e che non riusciresti a spiegare a nessuno. Beh Patti ci riesce eccome. E, a parer mio, è sempre la migliore.

Non saprei descrivervi in altro modo queste splendide 100 pagine: poesia, letteratura alla stato puro, musica e fotografia sono un armonico tutt’uno. Da tenere sempre a portata di mano sul proprio comodino!


★★★★★

♫♪ Dream of Life – Patti Smith

Con le braccia tese
con gli occhi strizzati
un vivo disgusto
sparge tutt’attorno
cuori in subbuglio
germogli di malinconia
che si rivoltano
dalle viscere

Quanto è vasto il mondo. Quanto è alto. E i modi della mente: attaccata, fugge e si disperde come semi e lanugine. Perché così è il dente di leone. Si spoglia ed esplode in desideri.

Un desiderio di una certa cosa
o solo il desiderio di sapere.