Shining di Stephen King vs Shining di Stanley Kubrick

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Dopo aver letto Guerra e Pace non c’è niente di meglio che cambiare totalmente genere e periodo e, per non rischiare di rimanere straniti dopo cotanta bravura, dedicarsi ad un autore che non delude mai: Stephen King. Sarò monotona e ripetitiva ma con lui non si sbaglia, soprattutto se si va a recuperare un suo “classico”. Shining: ero restia a leggerlo perché “sapevogiàlastoria” dopo aver visto la trasposizione cinematografica di Kubrick due o tre volte. Mi sono convinta spinta dalla curiosità di leggere il seguito appena uscito, Doctor Sleep.

È stata una delle esperienze letterarie psicologicamente più traumatiche di sempre, da sudori freddi insomma. Sì perché a partire dalle prime pagine fino alla fine un’eterna lotta tra realtà e finzione, allucinazioni e sogni, buio e luce si instaura dentro al lettore. King crea un capolavoro – come sempre – nel tratteggiare i personaggi, Jack-Wendy-Danny, ognuno con i suoi segreti e il suo passato da dimenticare.

Quanto mi ha influenzato la pellicola cinematografica? Poche palle, soprattutto all’inizio mi ha influenzata non poco: Jack Torrance è sempre stato per me il sublime Jack Nicholson. Ma piano piano mi sono formata nella testa una mia idea dell’Overlook, di Danny, di Wendy e di qualsiasi immagine descritta.

Perché Stanley Kubrick è stato così criticato dai lettori kinghiani? La pellicola di Kubrick parte al meglio, certo tagliando via quasi tutta la sottile psicologia intorno a Danny, ma ciò è indispensabile d’altronde; credo che il vero problema sia nell’ultima mezz’ora (circa) del film. Un tale cambiamento dal romanzo sconvolgerebbe chiunque e non voglio spoilerarvi nulla ma vi assicuro che cambia da così a così [gesto con la manina]. Il fatto poi che le scene clou del film siano assolutamente assenti nel libro mi lascia comunque perplessa e un po’ delusa a riguardo; così come l’assenza di riferimenti alla storia di omicidi/suicidi legata all’Overlook, fondamento della trama nel romanzo.

Nonostante tutto Kubrick ha creato un capolavoro? Sì, assolutamente. E penso che il merito sia da attribuire alla sua regia innovativa per l’epoca (siamo nel 1980 ragazzi!) che ha lasciato tracce indelebili in tutti i film horror a seguire: ad esempio il campo lunghissimo iniziale dove il Maggiolino è ridotto a un puntino nel mezzo della natura più selvaggia, metafora del protagonista che sarà sopraffatto da forze più grandi di lui, sarà un punto costante in molti incipit di film anche odierni. Non da meno un protagonista principale che è riuscito ad immedesimarsi nel personaggio in modo quasi inquietante, e ultima ma non ultima, una colonna sonora azzeccatissima.

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Il grande Nicholson nei panni di Jack Torrance

Meglio il libro o il film? Mi spiace per il grande Stanley, ma devo dire che questa volta vince il libro! Leggendo, o forse dovrei dire divorando, queste pagine io ERO all’Overlook, io CONOSCEVO davvero Danny e la sua famiglia, io PARTECIPAVO alla lotta al terrore. Un’esperienza che potrei quasi descrivere come extrasensoriale, un capolavoro, l’ennesimo, di King.

Voto al romanzo: ★★★★★

Voto al film: ★★★★✰

♫♪ The Shining (Main Title) – Wendy Carlos & Rachel Elkind

Danny rimase con le spalle addossate alla porta, lo sguardo fisso all’angolo d’intersezione dei corridoi. Il rimbombo irregolare della mazza contro le pareti andò accentuandosi sempre più. La “cosa” che gli dava la caccia gridava e sbraitava e lanciava imprecazioni. Sogno e realtà si erano ormai congiunti senza soluzione di continuità.

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#11 Horror Nights: Il Signore dei Vampiri – Hugh Davidson

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Dopo aver avuto a che fare con fantasmi, spiriti, zombie, mostri eccoci di nuovo di fronte ad un grande protagonista di libri e film horror: il vampiro. Se anche voi non ne potete più di questi vampiri adolescenti e fighetti che sberluccicano e che conquistano le ragazzine depresse di turno potreste apprezzare questa lettura che richiama in modo evidente sia Dracula che Il vampiro. A dir la verità anche un po’ troppo: se all’inizio conquista per l’atmosfera in pieno stile stokeriano, a lungo andare si fa estremamente ripetitivo e abbastanza noioso. Viene indagata più la parte sul controllo della mente anche se non mancano scene di lotta decisamente impari a causa della super forza dei nostri cari amici notturni.

Ogni azione, ogni “imprevisto”, ogni scena è estremamente prevedibile; come prevedibile è anche la figura del vampiro di per sè. Nulla di nuovo, i soliti vampiri che vengono allontanati con croci e aglio e muiono solo se infilzati nel cuore da un paletto. Mi piacerebbe leggere qualcosa di più alternativo, magari in stile Matheson.

Tirando le somme un romanzo che non è malaccio ma che non mi sento di consigliare… Vi aspetto ad Halloween per l’ultima horror night con Il mistero di Sleepy Hollow!

Voto: ★★✰✰✰
Livello di paura: ☠

[Tristemente non ha nessuna citazione che valga la pena di inserire… Buuuu questa Horror Night l’ho proprio toppata]

#10 Horror Nights: Le origini della gothic novel

Strano ma vero questo blog ha anche dei momenti di serietà o almeno parvenza della stessa. Oggi, per esempio, facciamo un po’ di storia. Prima di parlare delle origini della gothic novel mi piacerebbe partire dalle origini del romanzo, un genere indipendente che nasce nel Regno Unito agli albori del XVIII secolo. Due furono i fattori che permisero al romanzo di diffondersi e di arrivare a conquistare il mondo a discapito della poesia: lo svilupparsi della stampa che diventa sempre più veloce ed economica e i progressi dell’alfabetizzazione che fa sì che molte più persone, anche di ceto medio-basso, riescano a leggere e scrivere. I primi romanzi spesso sono epistolari (Pamela e Clarissa di Samuel Richardson), diari di viaggi e biografie di avventurieri (Robinson Crusoe di Daniel Defoe), di satira e umoristici.

Da questi generi se ne sviluppano altri due che riusciranno a sostituirsi del tutto ai precedenti: il romanzo storico e il romanzo gotico (verrà chiamato “gotico” solo a posteriori ricordiamocelo!). Quest’ultimo nasce come un genere inizialmente abbastanza codificato che, grazie all’immenso successo, si è poi evoluto creando anche altri nuovi generi come la fantascienza. Gli elementi costanti che caratterizzavano la gothic novel alla sua nascita sono diversi:

  • l’ambientazione in posti remoti, considerati all’epoca esotici, come l’Italia o la Grecia ma anche il Polo Nord o le Alpi e quasi sempre in castelli medievali o conventi con passaggi segreti, un numero infinito di stanze, cripte e boschi nei dintorni;
  • l’atmosfera densa di ansia e angoscia che coinvolge il lettore terrorizzandolo;
  • la protagonista è – ahimè – quasi sempre una donnina piuttosto stupida ma sempre bellissima e soprattutto innocente, molto spesso perseguitata da signorotti dei castelli o da villici con cattive intenzioni;
  • la forte presenza del soprannaturale; in particolare il Male viene rappresentato come non umano, proveniente da un’altra dimensione e che trova una forma in fantasmi, mostri, giganti, spiriti malvagi ma anche profezie e credenze popolari che si avverano;
  • la netta divisione tra personaggi buoni e personaggi cattivi senza sfumature nel mezzo.

Grande fautore del genere fu Horace Walpole col suo Castello di Otranto (1764), seguito poi dai Misteri di Udolpho di Ann Radcliffe (1794) e Il vampiro di John William Polidori (1819) che influenzerà moltissimo il capolavoro di Bram Stoker Dracula pubblicato quasi un secolo dopo. Dello stesso periodo di Polidori bisogna citare anche Mary Shelley che con Frankenstein (1818) cambia alcune delle convenzioni tipiche della gothic novel dando un’origine umana al Male e fondando la science fiction.

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Nel XIX secolo il genere si evolve notevolmente andando a trattare tematiche in cui l’elemento umano è molto più presente: il romanzo si fa più introspettivo e va a scandagliare le paure dell’umanità ma anche le malattie psichiche dell’uomo. Eccoci nell’era del grande Edgar Allan Poe, ma anche del famosissimo Lo strano caso del dottor Jeckill e del signor Hyde di Stevenson. Un secolo dopo troviamo Lovecraft con i suoi mondi spaventosi fino ad arrivare all’immenso panorama dei giorni nostri di cui spero di aver dato un’idea generale con questo speciale Horror Nigths.

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Per capire meglio le origini di questo genere da me molto amato mi sono cimentata nella lettura di due di questi gran classici: Il castello di Otranto e Il vampiro. Nel primo, essendo il precursore del genere, tutti gli elementi sopra elencati persistono. In modo particolare l’ambientazione è davvero perfetta: un castello con passaggi segreti, caverne e grotte nei boschi e anche un convento. Indubbiamente si è trattato di una lettura abbastanza pesante ma la brevità e – diciamocelo – la voglia di scoprire quale dei protagonisti sarebbe morto è stata forte. [SPOILER! Ad onor di cronaca muore la donnina stupida, ovviamente non dopo aver chiacchierato per ore nonostante la morte imminente]

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Una cinquantina di anni dopo Polidori, Byron e i futuri coniugi Shelley si ritrovano in una villa nei pressi di Lucca per le vacanze estive (verrà ricordata come l’estate della paura). A causa della pioggia incessante iniziano a leggersi e raccontarsi storie di fantasmi finchè Byron sfida gli amici a scrivere il racconto di paura più bello. Fu così che nacquero splendidi classici come Il vampiro e Frankenstein.

In cinquant’anni lo stile cambia notevolemente e cadono anche alcune caratteristiche tipiche tanto che i protagonisti sono addirittura uomini! Inutile dire che fu Polidori a inaugurare la figura del vampiro non tanto come mostro ma come aristocratico ben vestito che si infiltra nella società alla ricerca di allettanti gole femminili. Impossibile non immaginarsi pure lui con la faccia e gli occhialini tondi di Gary Oldman!

Concludo con un passo di quest’ultimo così da potervi fare un’idea sullo stile:

Il passo lieve di Iante accompagnava spesso Aubrey nella sua ricerca di antichità, spesso, mentre inseguiva una farfalla del Kashmir, fluttuando come se fosse trascinata dal vento, mostrava inconsapevolmente tutta la bellezza del suo corpo allo sguardo attento di lui, il quale dimenticava la lettera appena decifrata su di una tavoletta quasi cancellata dal tempo nella contemplazione della sua figura di silfide. Spesso le trecce le ricadevano sulle spalle, mentre volteggiava leggera, mostravano ai raggi del sole tonalità così delicatamente luminose e rapidamente cangianti, da giustificare la negligenza dell’archeologo, il quale dimenticava quell’elemento che poco prima aveva ritenuto di tale importantza per la giusta interpretazione di un passo di Pausania. Ma perché cercare di descrivere un fascino che tutti percepivano, eppure nessuno poteva valutare? Era l’innocenza, la gioventù e la bellezza non contaminate dai salotti affollati e balli soffocanti.

#9 Horror Nights: Stephen King

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In questa carrellata di romanzi horror non poteva certo mancare lui, il genio, il re incontrastato del brivido, signore e signori Stephen King!

Il primo libro che lessi fu la raccolta di romanzi Stagioni diverse mentre ancora facevo le medie. Rimasi totalmente conquistata dalla splendida atmosfera resa attraverso le pagine, tanto che mi recai subito in biblioteca dove presi in prestito lo splendido Tutto è fatidico direttamente dalla sezione “adulti”. Da lì fino ad oggi regolarmente compare sempre la voglia di leggerneunodiKing. Sono passata dallo splendido e malinconico Miglio verde che mi ha fatto piangere tutte le lacrime che avevo, ai brividi e al finale amaro de Le notti di Salem arrivando ai recenti capolavori Notte buia, niente stelle e Joyland.

Non mi dilungo certo sulla stile di King che, inutile a dirsi, o piace o non piace. Posso solo affermare che nessuno come lui riesce a farmi immedesimare così tanto nei personaggi, ad attanagliarmi dentro le reti della trama, a farmi provare una così forte nostalgia appena finito il libro. Si può dire quello che si vuole, ma King ha una capacità letteraria che pochi altri riescono ad esercitare sui lettori. Onore a lui e alla sua bravura tanto nei romanzi quanto nelle raccolte di racconti.

Qui di seguito posto un commento ad IT. Letto circa un anno fa, è un capolavoro che lascia senza fiato. Se ancora non lo avete fatto, leggetelo!

Voto: ★★★★★
Livello di paura: ☠ ☠ ☠

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Dopo le prime centinaia di pagine questo romanzo vive, ti prende, ti risucchia e ti catapulta nel suo mondo, a Derry. Ed è così che inizi a percorrere le strade, passare davanti ai negozi, scendere giù ai Barren temendo l’arrivo di Henry Bowers, senti gli odori, i suoni e le sensazioni di quel luogo toccato dal Male. Qualcosa non va, percepisci la netta sensazione di essere osservato, lo strano comportamento dei vicini, tutti quegli omicidi. E’ Derry, con tutto il suo mistero e la sua inquietudine che ti assale. E all’improvviso sei Bill e la sua balbuzie, sei Ben e i suoi chili di troppo, sei Beverly e l’odio/amore verso il padre, sei Eddie e il suo asma psicosomatico, sei Richie e le sue Voci, sei Stan e il suo libro sugli uccelli, sei Mike e il suo legame col passato. Benvenuti a Derry! Ma attenti, potreste scorgere un clown vestito d’argento con quei buffi ponpon arancioni e nulla sarà più come prima, passato o presente che sia.

Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l’ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo… ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.

#8 Horror Nights: Le streghe di Salem – Rob Zombie

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Se siete facilmente impressionabili, avete paura del sangue, aborrite la vista di squarci, budella, intestini ma soprattutto vi fanno impressione le streghe e l’adorazione di Satana, state pure lontani da questo libro, non fa decisamente per voi.

A tutti gli altri, se ne rimangono, dico subito che finalmente ho provato davvero Paura durante la lettura e proprio per questo il post sarà più lungo del solito. Devo ammettere che prima ho visto il film, sempre del mitico Rob Zombie – di cui sono fan innanzitutto per la musica, in secondo luogo per i suoi film horror malatissimi e da oggi per il suo esordio letterario – che mi è piaciuto ma con qualche riserva. Scopro poi per caso online che esiste anche il romanzo scritto da Rob (in collaborazione con Brian K. Evenson). Devo averlo. Appena entrato in mio possesso l’ho inziato e non mi sono più staccata!

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Il titolo originale è Lords of Salem cosa che ha evidentemente creato qualche problema di traduzione.

Partiamo dallo stile: semplice, pulito, senza nulla da togliere e nulla da aggiungere. Pare che la storia ci venga raccontata così come viene, senza perdersi in inutili fronzoli e senza raggiri; secondo me, il modo migliore per spaventare il lettore è proprio questo, puntare tutto sulla trama, senza distrazioni. Con me ha funzionato. Ho poi apprezzato moltissimo il sapiente spostamento del punto di vista, sempre onnisciente, ma che varia seguendo da vicino diversi protagonisti principali e secondari. Anche questo è un ottimo metodo per non far perdere l’attenzione al lettore.

TRAMA (sì questa volta la scrivo pure io). Il romanzo si apre nel 1692 a Salem, Massachusett, in una capanna fatiscente nei pressi del bosco. Vediamo la scena attraverso gli occhi di una povera donna incinta che legata e immobilizzata viene uccisa nel prendere il neonato dalla sua pancia e sacrificarlo in onore del signore delle tenebre. È in mezzo a queste figure nude e sporche che compare Margaret Morgan, la vera protagonista del libro. La Strega da cui tutto comincia. Il giudice Mather e il reverendo Hawthorne – con l’aiuto di due taglialegna/cacciatori sviluppati più fisicamente che nell’intelletto – si recano sul posto del sabba, processano le streghe torturandole e infine le bruciano. Margaret Morgan prima di morire lancia la maledizione sugli eredi dei presenti e in particolar modo su Hawthorne. Stesso luogo, ai giorni nostri. Conosciamo Heidi Hawthorne, dj radiofonica a cui arriva uno strano vinile marchiato da un inquietante simbolo…

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Heidi, interpretata nel film da Sheri Moon Zombie, all’inizio della sua trasformazione.

Il vero punto forte sta nel limbo in cui Heidi viene catapultata, un misto di sogno e realtà condito da orribili visioni, allucinazioni visive, uditive e tattili che rendono dubbia la loro effettiva natura psicologica. Come Heidi, inizialmente anche il lettore crede che no, non può essere successo, fino ad arrivare alla consapevolezza che qualcosa di strano stia succedendo davvero. Il maligno si insinua sempre più all’interno del bel corpo tatuato di Heidi, fino a farlo diventare un semplice burattino tra le sue dita.

L’incredibile finale, che inizia con l’aprirsi di un sipario rosso sangue, supera di per sè tutte le pagine precedenti in un trionfo di violenza e morte che metterebbe a tacere chiunque.

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Una scena del film ambientata nel famigerato appartamento n. 5.

Ed è così che in un attimo quasi 400 pagine di libro volano via. Impossibile riuscire a fermarsi, devi sapere come va a finire (anche se hai già visto il film) e la notte chiudi gli occhi chiedendoti se nel buio pesto della tua stanza non ci siano altre creature a spiarti, pronte a renderti schiavo della tua stessa mente.

Voto: ★★★★✰ e mezza!
Livello di paura: ☠ ☠ ☠

«Quella è la linea della vita?», chiese Heidi. «No», rispose Megan. «È quella del destino. È l’unica linea che mi interessa. La durata della tua vita è irrilevante. Ciò che importa è quello che fai con il tempo che hai a disposizione.»

#7 Horror Nights: La camera di sangue – Angela Carter

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Che in ogni fiaba ci sia un risvolto macabro è cosa nota. Basti pensare all’immancabile “uomo nero” e all’elemento morte/risurrezione spesso presente. Andando al di là della versione Disney zuccherosa e smielata quasi sempre le storie originali sono ricche di particolari macabri che sfiorano l’horror e in certi casi addirittura lo splatter: vogliamo parlare per esempio degli occhi delle sorellastre di Cenerentola cavati dagli uccellini durante il suo matrimonio? O della prima versione di Pinocchio in cui il simpatico burattino muore impiccato?

In questo libro – devo dire passato piuttosto inosservato – ci ritroviamo a fare i conti con alcune delle fiabe per bambini più famose (da cappuccetto rosso al gatto con gli stivali) in una versione decisamente dark. Sia chiaro, di paura ne ho provata davvero poca, però ho trovato interessante trasformare così tanto delle trame note e famose in tutto il mondo.

E’ inoltre il primo libro di queste Horror Nights ad avere una forte componente sessuale e in un certo senso anche abbastanza morbosa soprattutto nella versione horror di cappuccetto rosso in cui la bambina si salva offrendo al lupo la sua verginità. Descrizioni degne di alcuni film di Burton le troviamo soprattutto nel racconto della figlia di Dracula, la Contessa, che vive in una immensa villa decandente circondata da una vera foresta di rose rosse.

Per concludere lo stile è piuttosto raffinato e ricco – quasi a imitazione degli stili ottocenteschi delle prime ghost story – denso di aggettivi, metafore e allegorie. Tra vestiti di pizzo macchiati di sangue e pesanti tendaggi neri le fans delle Favole di Victoria Frances impazzirebbero!

Voto: ★★★✰✰ e mezza!
Livello di paura: ☠

Se riparassi le corde di quel violino coi tuoi capelli, potremmo danzare insieme alla sua musica, mentre la luce esausta del giorno cola tra gli alberi; meriteremmo melodie migliori degli acuti canti di nozze di allodole prigioniere in belle gabbiette, mentre il tetto vacilla sotto il peso di tutti gli uccelli che tu hai incantato e noi consumiamo i nostri misteri profani sotto le foglie.

#6 Horror Nights: Gotico americano – Robert Bloch

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Seconda metà dell’Ottocento, New Hampshire. Henry Howard Holmes sogna da sempre di diventare medico, fin da bambino fa esperimenti sugli animali randagi che gironzolano intorno alla sua casa. Si iscrive alla scuola ma viene espulso e decide così di trasferirsi vicino a Chicago. Qui uccide la prima vittima, una donna, in modo da guadagnare il denaro della assicurazione, sarà uno dei moventi più ricorrenti dei tanti delitti compiuti. Legge un annuncio di una anziana che cerca un assistente per la sua farmacia, si presenta, si offre di guarire il marito (molto malato) e in realtà lo uccide. A questo punto stipula un accordo con la signora: gestirà la farmacia da solo e in cambio verserà una quota mensile alla vecchina che ovviamente diventerà presto la sua terza vittima.

Con i soldi di altre frodi assicurative – e quindi di omicidi – costruisce un enorme edificio adibito in parte ad abitazione personale, in parte a farmacia e in parte ad albergo. In alcuni dei piani di quello che venne chiamato “castello” costruisce dei veri e propri labirinti formati da porte sbarrate, muri scorrevoli, passaggi segreti, stanza insonorizzate e botole sul pavimento che aperte a comando facevano cadere la vittima nella cantina: la vera sala delle torture. Piscine con acidi corrosivi, forni crematori, lettini operatori con strumentazione medica e camere a gas costituivano l’arredamento.

Il castello di Holmes

Il castello di Holmes

Dal 1892 al 1894 un numero impressionante di visitatori, fidanzate, conoscenti, creditori e clienti trovarono la morte carbonizzati, avvelenati, asfissiati, sventrati e scarnificati. I cadaveri venivano poi venduti a prezzi molto alti per le sperimentazioni scientifiche universitarie dell’epoca.

Appena prima di imbarcarsi per l’Europa Henry Howard Holmes viene arrestato per frode, solo successivamente per l’omicidio di quattro persone, successivamente ne confessò altri 27 fino ad arrivare ad un totale di circa 200 omicidi (pare 133 accertati). Il 7 maggio 1896 muore impiccato all’età di 36 anni in 15 minuti di agonia. Viene ricordato come uno dei serial killer più prolifici della storia.

Il "Dottor" Holmes soprannominato l'Arcidemonio

Il “Dottor” Holmes soprannominato l’Arcidemonio

Pensate sia la trama del libro? Assolutamente no! Questa è la realtà da cui è stato attinto e ad essere sinceri fa molta più paura.

Il romanzo infatti poteva essere strutturato in modo migliore e creare una suspense molto più alta giocando proprio sui labirinti e la sala delle torture. Da non sottovalutare comunque il finale reso piuttosto bene; stiamo comunque parlando del creatore di Psycho. Aspetto solo il film sulla vita del “Dottor” Henry Howard Holmes (interpretato forse da Leonardo Di Caprio? Staremo a vedere!).

Voto: ★★★✰✰
Livello di paura: ☠