Guerra e pace – Lev Tolstoj

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Ce l’ho fatta! Dopo un mese di lettura finalmente sono riuscita a vedere la luce in fondo al tunnel e a finire Guerra e Pace; quasi duemila pagine si sono susseguite sotto ai miei occhi rischiando di peggiorare notevolmente la mia miopia e facendomi praticamente dire addio alla mia già scarsa vita sociale [“Scusa stasera non esco devo sapere se Andrej e Natasha si sposano”]. E dopo tutto questo – ancora mi sembra impossibile averlo finito – come faccio a parlarvi di un tal romanzo? Parto innanzitutto dicendo che si tratta di un vero e proprio romanzo storico che, al contrario di Anna Karenina, dedica moltissime pagine a avvenimenti storici realmente accaduti. Siamo agli albori dell’Ottocento e tutto si apre in un contesto aristocratico. L’alta società russa si ritrova negli splendidi salotti di Mosca e San Pietroburgo discutendo sui due uomini che potrebbero cambiare le sorti dei rispettivi Paesi: Napoleone Bonaparte e Alessandro I. Come incipit può risultare caotico a causa del gran numero di personaggi, dei nomi russi (che spesso si ripetono) e dell’intreccio già fitto. Non vorrei spaventarvi ma solo dopo tutto il primo libro sono finalmente riuscita a “muovermi” con dimestichezza tra i personaggi. Consiglio un piccolo schemino da tenere sul comodino almeno per le prime centinaia di pagine, un po’ come il mio qui sotto che potete ingrandire e salvare:

Schemino

Anna Pavlona? Dimenticatevela pure!

Il romanzo consta di quattro libri e due epiloghi che si alternano un po’ tra le guerre e la pace di due grandi nazioni: Russia e Francia. Abbiamo capitoli più tranquilli sulla vita che scorre tra le famiglie protagoniste e altri più intensi che ci raccontano con dovizia di particolari gli scontri e le battaglie che si sono verificate. Qui vita e morte si alternano in un crescendo impressionante partendo dai primi scontri che appaiono quasi come partite a scacchi fino ai massacri corpo a corpo. Ho apprezzato soprattutto queste parti del romanzo: Tolstoj riesce a dare il massimo nelle scene di battaglia e ci tratteggia gli avvenimenti alla stregua di un quadro del periodo. Tra le scene più memorabili cito la battaglia di Borodino, in cui tutta l’asprezza della guerra esce fuori con violenza attraverso gli occhi innocenti e stupiti di Pierre Bezuchov, e l’immagine di Mosca in fumo in seguito all’invasione francese.

Una rappresentazione della battaglia di Borodino

Una rappresentazione della battaglia di Borodino

Tra gli innumerevoli personaggi immagino che tutti coloro che hanno letto questo romanzo si siano per un attimo innamorati del Principe Andrej, un concentrato di nobili sentimenti e figosità acuta (scusate il neologismo…). Ma credo non ci sia personaggio più complesso e reale del già citato Pierre, che alcuni definiscono alter-ego dello stesso Tolstoj. Egli evolve nel romanzo attraverso tantissime fasi di vita dalla dissolutezza alla rigorisità della Massoneria, fino a trovare il giusto compromesso tra le due. È lui che, nonostante abbia poco a che fare con la guerra, la comprende davvero fino in fondo, dapprima assistendo alla spietatezza seduto “comodamente” su di un cavallo, in seguito vivendola sulla pelle in una Mosca in preda ai saccheggi e come prigioniero nella ritirata francese. È lui il vero emblema della guerra e della pace: due forze contrastanti che, ci ricorda zio Tolstoj, sono sempre dentro noi.

Passando ai personaggi femminili mi spiace constatare che, come al solito, il buon vecchio Lev riesce nel suo intento maschilista (comprensibile per l’epoca per carità) di rendere ogni donna inequivocabilmente stupida. Mi riferisco in particolare a Natasha: un vero ritratto di amenità e civetteria; ma nemmeno la principessa Mar’ja, su cui avevo riposto le mie iniziali speranze, sarà di meno diventando una bieca ombra dell’uomo che ama.

Tolstoj, con un’accuratezza da vero storico, riesce nell’impresa di descrivere un’epoca, di far immedesimare il lettore nelle battaglie, nel comprendere gli errori di Napoleone, nel constatare quanto fosse progredita la cultura russa del periodo e allo stesso tempo di come fosse insicura a spiccare appoggiandosi così a quella francese. Un romanzo capolavoro che non stupisce sia ancora tra i classici più letti e più citati di sempre.

Fattore positivo: le descrizioni delle battaglie e dei personaggi storici (Napoleone in primis).

Fattore negativo: i personaggi femminili così deboli e le lunghe parti in francese che, per chi come me lo mastica poco, rallentano moltissimo la lettura.

Voto: ★★★★✰ e mezza!

♫♪ The deserters – Rachel Zeffira

Pierre aveva ragione dicendomi che per essere felici bisogna credere anzitutto nella possibilità di esserlo: io adesso ci credo. Lasciamo che i morti seppelliscano i morti, ma fin quando si è vivi, bisogna vivere ed essere felici.

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