Libri che profumano di estate

Non è stato del tutto un caso che il mio blog sia nato esattamente il giorno del solstizio d’estate, la “mia” stagione per eccellenza, sia perchè ci sono nata, sia perchè amo il caldo e il sole. Parlando in termini di lettrice accanita, cosa c’è di meglio della luce naturale che entra dalle finestre per leggere? Ancora meglio se si è distesi in mezzo a un prato (allergie permettendo) e nel mentre si cerca di abbronzarsi pure un pochino! Estate è quella stagione in cui si ha voglia di ricominciare a sperare e si sogna di più, non a caso anche Fitzgerald ha fatto cominciare il suo Grande Gatsby proprio il 21 giugno – carico di speranza – e lo ha concluso – nel modo peggiore dei modi – quando le foglie iniziano a cadere…

Ho deciso quindi di selezionare qualche titolo che “sa” di estate e fa venire voglia di vivercela.

Uomini e topi ci catapulta nei campi arsi dal sole della California degli anni ’30. Una storia commovente e cruda (e incredibilmente corta!).

 

La morte felice di Albert Camus è un romanzo noto e di cui si potrebbe parlare per ore. Qui mi limito ad inserirlo per le splendide descrizioni del porto e delle spiagge di Algeri che mi hanno davvero conquistata.

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La calura afosa dell’Uruguay e una splendida villa decadente rendono questo libro davvero magico (evitate però la trasposizione cinematografica, orribile!).

Ma chi meglio di noi italiani sa godersi l’estate e le nostre splendide cornici mediterranee?

Il celeberrimo e famosissimo romanzo di Ammaniti, Io non ho paura, è ambientato in una località immaginaria del Sud Italia tra campi di grano, il canto dei grilli e caseggiati abbandonati.

Il vincitore del premio Campiello 2012 Carmine Abate riesce a fare del paesaggio calabrese un vero e proprio protagonista ne La collina del vento. La storia copre un arco di tempo molto vasto ma questo vento incessante e questa terra arida mi faranno sempre pensare all’estate.

Un Camilleri completamente diverso in questo thriller davvero particolare che si snoda tra spiagge e ville italiane in piena estate (lo avevate intuito dalla copertina?!).

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Alieni, Il Grande Gatsby e Caroline di Monaco

Inauguro il mio nuovo blog di letture e pensieri psichedelici raccontando in poche righe l’incontro Leggere in traduzione: Fitzgerald durante la seconda giornata de La grande Invasione, la prima edizione del Festival della lettura di Ivrea che si sta tenendo in questi giorni.

La traduzione di Pincio edita da Minimum Fax

 

Stamattina ci siamo immersi nella mente di Tommaso Pincio, scrittore e pittore romano, che ha appena concluso la sua traduzione di un grande classico della letteratura americana: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Premettendo che è stata una mia recente lettura – tra l’altro una delle poche ad essersi conquistata ben 5 stelline di gradimento – ho davvero apprezzato la spontaneità del traduttore nel raccontarci come si è approcciato a questo lavoro. Il discorso è spaziato dall’importanza di questo libro nella cultura americana (è stato uno dei primi a sfatare il mito americano del guadagno “facile” e del consumismo) per arrivare al bad ending che lo caratterizza. Tanti anche i riferimenti letterari che riguardano questo piccolo capolavoro della letteratura presenti in altri contesti: dal Giovane Holden di Salinger ai Peanuts di Schultz!

Una vera e propria particolarità del romanzo sta nel fatto che il narratore non è onniscente e non si tratta neanche del protagonista, Nick Carraway è infatti una specie di testimone o, per usare le parole di Pincio:

il tramite tra il mondo di sogno e la cruda realtà. Laddove Gatsby rappresenta soltanto il lato più ingenuo e capriccioso di Fitzgerald, Nick ne incarna la parte consapevole, quella che conosce bene il fallimento che lo attende.

Pincio si è poi soffermato sull’innegabile insuccesso iniziale di Fitzgerald (rimarcato anche dall’amico/nemico Ernest Hemingway): i tempi erano troppo maturi (siamo nel 1925), bisogna aspettare gli anni ’50 – dopo le disillusioni della crisi economica del ’29 e l’impatto massacrante della Seconda Guerra Mondiale – per poter apprezzare la decadenza e il romanticismo di questo romanzo che da questi anni in avanti raggiungerà finalmente la gloria. Il mito di Fitzgerald nasce infatti nella generazione dei ragazzi ventenni durante il secondo conflitto mondiale (nel corso del quale venne stampata un’edizione apposta per i giovani americani al fronte), per intenderci, la generazione di Jack Kerouac. Proprio quest’ultimo scrisse:

Nessuno conoscerà mai davvero l’America perché nessuno conosce Gatsby.

Nella seconda parte dell’incontro Pincio ha poi parlato della lingua utilizzata da Fitzgerald – considerata erroneamente da alcuni datata e antiquata -, sulle difficoltà incontrate durante la traduzione e su alcune differenze tra la sua traduzione (che ha cercato di rendere con il lessico italiano degli anni ’50) e quella “storica” della mitica Fernanda Pivano.

Una chicca per chiudere: Tommaso Pincio si è ritrovato in particolar modo legato al Grande Gatsby poiché anche lui ha vissuto in prima persona un amore impossibile nei confronti di una donna di ceto molto più alto del suo! Senza contare l’infatuazione nei confronti di Caroline di Monaco quando era bambino!

Vi invito a visitare il blog di Tommaso Pincio che oltre a essere scrittore e traduttore è anche un eccellente pittore (mia sorella conserverà gelosamente l’autografo che le ha fatto disegnandoci un bel alieno verde!).

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

L'autografo di Pincio!

L’autografo di Pincio!