Un anno al Museo – MAO Museo d’Arte Orientale

L'ingresso al Mao con splendidi giardini giapponesi

L’ingresso al Mao con splendidi giardini giapponesi

Primo museo dell’anno: il MAO Museo d’Arte Orientale. Il MAO di Torino è un museo relativamente giovane di Torino, un gioiellino incastonato nel bellissimo Palazzo Mazzonis, che fa scoprire un pezzettino di Oriente anche a noi piemontesi. Forse non ha davvero nulla a che vedere con i musei d’arte orientale stranieri che ho visitato (la sezione orientale del Victoria&Albert Museum a Londra e il rilassante Guimet a Parigi) ma il fatto che sia così raccolto e ben studiato lo rende davvero piacevole. Il museo è strutturato su più livelli e diviso in 5 macro aree geografiche: Asia Meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici.

L'Onda di Hokusai

L’Onda di Hokusai

La cura nel dettaglio è stata una delle cose che più ho amato in questo museo. Ogni pezzo, dalla statua buddhista alla scodella in ceramica ha un posto ben preciso all’interno della collezione e grazie ad un’ottima illuminazione gode di tutta l’attenzione necessaria. Ho amato i paraventi giapponesi così come le splendide piastrelle invetriate e le ciotole che, suddivise cromaticamente, sono un piacere per gli occhi. Le luci soffuse e il legno come predominanza creano un ambiente rilassato che ci consente in tutta tranquillità di passare un’oretta tra questi capolavori orientali.

Le piastrelle invetriate dei Paesi Islamici

Le piastrelle invetriate dei Paesi Islamici

Fatevi un giretto virtuale sull’Art Project di Google per vedere alcune delle splendide opere in mostra.

Io ho poi avuto l’opportunità di visitare due mostre temporanee: quella sui cavalli celesti e la bellissima mostra fotografica Marco Polo. La Via della Seta nelle fotografie di Michael Yamashita un fotografo di National Geographic che, copia del Milione in mano, ha ripercorso il viaggio di Marco Polo in Oriente. I colori e il cambiamento dei paesaggi incontrati sorprendono e rilassano, e mai come questa volta ho apprezzato i brevi resoconti delle foto, a tratti davvero divertenti.

Consiglio davvero a tutti i torinesi di farci un salto, la mostra su Marco Polo sarà visitabile solo fino al 15 aprile.

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Festival dell’Oriente – Milano 2014

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In questi giorni al Parco Esposizioni Novegro di Milano torna il Festival dell’Oriente e siccome adoro la filosofia e l’oggettistica asiatica ho deciso di andare a dare un’occhiata. In uno spazio interno ed esterno di circa centomila metri quadrati tutto ciò che riguarda in qualche modo l’artigianato dell’Asia viene rappresentato da banchetti con prodotti rigorosamente importati e autentici dei Paesi d’origine. Spazio alla fantasia perché si va dalle pietre agli incensi, dall’arredamento per interni all’abbigliamento orientale (sì, ci sono anche i kimono!) il tutto in un tripudio di colori, odori e sapori.

India, Cina, Giappone, Thailandia, Indonesia, Egitto, Marocco, Sri Lanka, Malesia, Vietnam, Tibet, Mongolia, Nepal, Birmania, Bangladesh e Corea sono rappresentati sia dagli oggetti sia dalla gastronomia sia dalle usanze tipiche. Ad allietare la giornata moltissimi artisti si esibiscono sui numerosi palchi: io mi sono lasciata incantare da una cantante lirica giapponese e dai percussionisti sempre giapponesi ma se siete per il genere va moltissimo lo spettacolo indiano in pieno stile Bollywood.

2014-04-25 10.58.31-2Preparatevi poi a gustare nuovi sapori perché potrete scegliere tra molte cucine diverse, io ho gustato un ottimo latte di mandorle bio, della birra dello Sri Lanka, succo al mango thailandese e un pollo con salsa di anacardi che ho digerito per tutta la sera! Per restare comunque in tema segnalo la presenza di diverse case editrici che si occupano di volumi sul tema di spiritualità, benessere, yoga, alimentazione corretta e così via. Avrete poi la possibilità di partecipare a diversi workshop (come quello che vi insegna a fare i ravioli al vapore cinesi) o di rilassarvi con un bel massaggio per sciogliervi la schiena.

Bottino della giornata tra me e il mio ragazzo: sciarpina (ne troverete di ogni tipo e materiale, anche in lana di yak!), coltello da guerra nepalese, maschera scacciademoni tibetana e una splendida borsa in pelle di dromedario marocchina. Direi che torno a casa soddisfatta!

Fateci un salto, il festival dura fino al 4 maggio ed è facilissimo da raggiungere in auto e con i mezzi pubblici! Qui una piccola carrellata di foto che ho scattato.

Moshi moshi

ed-f30a3ec15ac8b3db4626ff18e793522dDopo aver letto Arcobaleno e Kitchen (quest’ultimo mi era piaciuto particolarmente) ho deciso di avventurarmi in un altro lavoro della Yoshimoto (ma quanti ne ha scritti tra l’altro???). Premettendo che:

  • sapevo a cosa stavo andando incontro;
  • la Yoshimoto riesce a scrivere intere pagine senza che accada assolutamente nulla;
  • la descrizione dei cibi giapponesi è molto carina la prima volta, la seconda già noiosetta, alla terza non ne puoi più e speri che vada semplicemente a comprarsi una cazzo di pizza!
  • immancabilmente il libro si apre con la morte del padre/fidanzato/madre/zia/nonno/cugina/prozio/bisnonno/cugino di terzo grado e così via.

A partire da queste caratteristiche costanti della Yoshimoto devo ammettere che la prima metà di Moshi Moshi risulta anche abbastanza piacevole e – più o meno – scorrevole (in ogni caso meglio evitare se siete depressi). Tra futon, tazze di tè e ricordi del padre morto suicida la vicenda si sviluppa, molto lentamente ma si sviluppa. La seconda metà del libro, forse perché la sottoscritta è già abbastanza provata dallo stile della autrice, si fa di una pesantezza notevole per sfociare poi in un finale abbastanza inutile.

Non starò a parlarvi di “cammino interiore volto al superamento di un lutto” e neanche di “rapporto complesso ed edipico della protagonista nei confronti del padre” e nemmeno di “dimensioni temporali differenti e presenze fuori dall’asse spazio-temporale”. Vi consiglio di leggerlo solo se avete voglia di farvi un po’ di seghe mentali e riflettere sul concetto di felicità e di vita.

Voto: ★★✰✰✰

La mia era felicità misera di chi sente di non essere stato abbandonato, nonostante tutto. In quel momento, non riuscivo a pensare a niente di più rassicurante.