Cromolibreria: il giallo

giallo

Una ventata di allegria e una sferzata di energia con le (tantissime) copertine gialle presenti sulla mia libreria: un po’ dovuto alla collana Mondadori, un po’ alla passione di mio papà per i gialli e i thriller. C’è molto di musica partendo dalla autobiografia del mio mito adolescenziale Johnny Rotten e dal grandissimo Jim Morrison con la sua raccolta di poesie Tempesta elettrica; poi abbiamo l’esuberanza e l’eccentricità di Isabella Santacroce con Revolver, e quella di Palahniuk col suo splendido Ninna Nanna; e concludo con La sottile linea scura di Lansdale. Ah, si vede che il giallo è il mio colore preferito?!

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Hannibal Lecter in tutte le sue forme

In queste settimane mi sono dedicata ad un personaggio piuttosto macabro della narrativa e del cinema americano: il Dottor Hannibal Lecter. Si può dire che dopo quattro romanzi, cinque film e una serie televisiva io praticamente conosca Hannibal di persona. Hannibal Lecter è un assassino seriale antropofago con origini lituane e italiane, unico sopravvissuto della sua famiglia alla Seconda Guerra Mondiale vivrà dapprima a Parigi, dove inizierà a studiare medicina, e successivamente negli Stati Uniti dove si specializzerà in psichiatria e criminologia.


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Partiamo dai romanzi: in ordine di pubblicazione Il delitto della terza luna meglio conosciuto come Red Dragon, Il silenzio degli innocenti, Hannibal e Hannibal Lecter – Le origini del male. Le peculiarità di ogni romanzo sono essenzialmente il punto di vista mobile tra un personaggio principale (nei primi tre quasi sempre un poliziotto, nell’ultimo lo stesso Hannibal) e i personaggi secondari (tra cui l’assassino di turno e le sue vittime), e uno stile semplice fatto da brevi periodi e descrizioni concise e precise. Insomma hanno decisamente le caratteristiche dei gialli ma con un tocco in più, direi quasi più sensibile, che, anche a una come me che non impazzisce per il genere, fanno apprezzare ogni pagina. Ovviamente delle differenze vengono alla luce tenendo presente che ogni libro è stato scritto con diversi anni di differenza tra i precedenti e i successivi, forse quello più particolare è l’ultimo che racconta la vita di Hannibal e, almeno per la prima metà, appare un romanzo più classico sfociando nel thriller solo successivamente. Quest’ultimo romanzo è anche il più enigmatico: ho adorato la prima parte che ci porta dai boschi lituani durante la Seconda Guerra Mondiale ad una splendida Parigi del dopoguerra con piacevoli riferimenti alla cultura giapponese; la seconda parte mi è parsa davvero un po’ affrettata ma capisco non sia facile avere a che fare con il momento in cui Hannibal si trasforma ufficialmente in mostro.

Voto: ★★★★✰  (media tra i quattro)

«Il piccolo Hannibal è morto nel 1945 là fuori nella neve, cercando di salvare la sorella. Il suo cuore è morto con Mischa. Che cos’è ora? Non c’è una parola per dirlo. In mancanza di meglio, possiamo chiamarlo mostro.»


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Le pellicole cinematografiche sono davvero molto note grazie all’interpretazione da premio Oscar vinto da Anthony Hopkins nel ruolo di Hannibal che suscitò ammirazione e fu molto studiato dall’attore che si basò sul comportamento tenuto da veri serial killer. Sono certa che quasi tutti voi avete visto almeno una di queste trasposizioni cinematografiche o almeno le scene memorabili come quella in cui Hannibal afferma di essersi mangiato il fegato di un fastidioso assistente del censimento con fave e un buon Chianti (nel romanzo però è Amarone!). Ebbene devo ammettere che i film mi sono sempre piaciuti ma una volta letti i romanzi alcune differenze sono abissali. Credo che si possa salvare solamente Il silenzio degli innocenti come attinenza. Ogni film è stato girato da un regista diverso e non mi soffermerò sulle varie differenze tra romanzo e libro (potete leggervele su Wikipedia se volete!), io personalmente ho trovato piacevole la visione di tutti anche grazie alla presenza di attori di un certo calibro (Jodie Foster, Edward Norton, Ralph Fiennes, Emily Watson, Julianne Moore e un Gary Oldman davvero irriconoscibile) tranne l’ultimo. Hannibal Lecter le origini del male è davvero pessimo. Già il romanzo lo avevo trovato poco studiato nella seconda parte, il film avendo sputtanato tutta la prima parte scade dopo 5 minuti di visione. Da segnalare una pellicola più vecchia e poco conosciuta: Manhunter. Basato su Red Dragon, lo cito giusto per la presenza di un Grissom di CSI decisamente più giovane e una costante musichetta anni ’80 come sottofondo (a parte gli scherzi, non è così male ma William Petersen nun se po’ vedè!).

Voto: ★★★✰✰ (media tra i cinque)

Il desiderio nasce da quello che osserviamo ogni giorno.


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L’anno scorso è nata anche una serie tv americana incentrata proprio sulla figura del nostro Hannibal e su quella di Will Graham, protagonista del primo romanzo Il delitto della terza luna. Io lo sto seguendo in italiano perciò ho visto solamente la prima stagione ma deo dire che mi ha intrigata moltissimo tanto che le 13 puntate me le sono sciroppate in meno di 24 ore (forse ho stabilito un record personale!). In realtà si prende spunto dalle vicende antecedenti il romanzo che nelle pagine del libro vengono appena accennate, in connubio però a una serie di altri omicidi e assassini inventati ad hoc. Punto di forza oltre ad un’ottima regia anche i due attori principali, in particolare il bravissimo Mads Mikkelsen nel ruolo di Hannibal. Insomma in attesa della seconda stagione non posso che consigliarvi di vederlo!


Alla fine di questo viaggio conoscitivo del Dottor Hannibal Lecter devo ammettere che è uno dei personaggi meglio studiati che si possano creare. Ovviamente la sua figura è stata inventata basandosi su serial killer reali, ma la particolarità del suo essere così educato, l’importanza che dà alla cultura e all’arte italiana, l’intelligenza fuori dal comune non possono non farci provare una punta di simpatia nei suoi confronti. Non stupisce quindi che tanto sia stato scritto, letto, girato e creato intorno alla sua figura immaginaria.

 

Sotto cieli noncuranti – Benedetta Cibrario

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Durante la lettura di questo romanzo di Benedetta Cibrario – vincitrice del Premio Campiello 2007 con Rossovermiglio (che leggerò!) – uscito nel 2010,  ho pensato spesso a come lo avrei “classificato” parlandone qui sul blog. Ebbene si tratta di un romanzo che mischia insieme le caratteristiche di una trama drammatica a quelle di un giallo con un sproporzione notevole tra le due cose. Di giallo resta davvero poco e quasi mi chiedo se non fosse anche evitabile questo flebile legame al genere, ridotto a due protagonisti poliziotti e ad un caso di morte infantile.

È invece la componente psicologica a fare da padrona, i comportamenti dei personaggi sembrano analizzati minuziosamente per ogni dialogo e avvenimento. Diversi sono i protagoinisti che raccontano in prima persona: da una giovane ragazza entrata in polizia ad una bambina rimasta orfana passando per un magistrato, altre due donne (moglie e amante) e tanti altri. Per fortuna i salti temporali sono ridotti al minimo indispensabile e le descrizioni dei luoghi sono piacevoli (parlo in particolare di Torino città in cui ho vissuto durante gli anni di università e che è sempre piacevole leggere attraverso le descrizioni altrui).

La trama resta comunque originale e molto particolare il fatto che alla narrazione si aggiungano sempre personaggi nuovi, mano a mano che li incontriamo. Piacevole sorpresa il finale, davvero azzeccata la scelta di ambientarlo in questo paesino del Val di Susa con una strana tradizione natalizia.

Alla fine non me la sento di consigliarvelo o meno, se vi incuriosisce sappiate che è il momento giusto per iniziare a leggerlo visto che è ambientato nelle vacanze natalizie!

Voto: ★★★✰✰

Il filo che legava il nostro passato al mio presente si è spezzato, portandosi via tutto. Resta solo un po’ di stupore, del rammarico, una sorprendente assenza di grande dolore, ma è notte, è l’ora del silenzio e di certe verità che si svelano meglio nel buio che le rende, chissà perché, così chiare. La fine di qualcosa non è sempre straziante. Certe volte è solo una fine. Una frase composta secondo le regole, dotata di senso e compiutezza, corretta. Dove non resta che puntare la penna con un breve gesto che assomiglia al bucare di un ago, suggellando la fine.

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La verità sul caso Harry Quebert – Dicker Joël

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Credo che questo sia il romanzo dell’estate che tutti vorremmo: incalzante, scorrevole, incredibilmente appassionante. Uno di quei libri che se sei a lavoro non vedi l’ora di uscire per poterlo continuare. 779 pagine e non sentirle! Anzi, vorrei ce ne fossero altrettante!

Si tratta di un giallo/noir ambientato ad Aurora, una cittadina del New Hampshire, dove una quindicenne scompare improvvisamente. Attraverso quasi cinquant’anni con salti temporali, improvvisi stravolgimenti nella storia e la narrazione di uno scrittore il romanzo si snoda fino ad arrivare ad una serie di colpi di scena finali da lasciare mozzafiato!

Credo sia uno di quei libri perfetti per essere letti in spiaggia o comunque in vacanza! Non fatevi ingannare dallo “spessore” lo divorerete!

Voto: ★★★★★

“Harry, come si fa a sapere quando un libro è finito?” “I libri sono come la vita, Marcus. Non finiscono mai del tutto.”