Il cavaliere dei sette regni – George R. R. Martin

Sono una fan sfegatata delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, e chi non lo è verrebbe da chiedersi? Beh a parte il fatto che ho totalmente rinnegato la serie televisiva, sono qui con l’ansia che mi corrode dentro visto che dopo 12 libri (in versione italiana) il buon Martin pare essere entrato in crisi lasciandoci tutti col fiato in sospeso. Insomma un po’ come un tossicodipendente in crisi di astinenza alla ricerca di una dose io sono in attesa di The winds of winter con molto accanimento. Blog e forum sull’argomento ce ne sono a migliaia e qui non voglio toccare i soliti argomenti tipo quanto facciano schifo le scelte editoriali italiane a riguardo o improbabili teorie di finale se il sadico George dovesse avere un attacco di cuore prima di decidersi a concludere il tutto.

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Qualche settimana fa faccio un salto alla Feltrinelli di Torino e non mi vedo lì bello in mostra questo volume firmato George R. R. Martin intitolato Il cavaliere dei sette regni??? Peraltro viene definito come “indissolubilmente legato” alle Cronache e “un imperdibile prequel” delle vicende narrate nella famosa saga. Esaltatissima e praticamente con rivoli di sudore freddo sulla schiena (ma forse quelli erano dovuti all’aria condizionata…) decido che DEVO leggerlo. Premetto che il prezzo si aggira sui 18€ cartaceo e 11€ in e-book (già buono che lo abbiano fatto).

Il libro consta di tre racconti che narrano le vicende di Dunk e del suo scudiero Egg (non vi anticipo chi saranno perché è forse l’unica cosa che può invogliare a leggerlo, ovviamente se non leggete il risvolto di copertina dove si elencano praticamente tutti i fatti salienti del romanzo) circa 100 anni prima degli eventi narrati nelle Cronache. Veniamo catapultati in un mondo ancora dominato dai Targaryen, giusto con qualche avvisaglia della decadenza, in cui ancora c’è tempo e voglia di festeggiare avvenimenti e matrimoni con tornei e competizioni fra cavalieri senza avere lo scopo di sterminare intere dinastie… Ecco quindi cavalieri erranti che hanno ancora un briciolo di umanità e possono scorrazzare abbastanza tranquillamente per il regno senza incappare in guerre e battaglie.

Innanzitutto aspettatevi di avere una confusione pazzesca con i nomi dei Targaryen, sono tantissimi e spesso molto simili tra loro; inoltre la narrazione prosegue veloce accostando nomi e personaggi diversi nella stessa frase per poi proseguire con pagine e pagine in cui praticamente non accade nulla. Lo stile di Martin è molto diverso e a tratti davvero noioso e prevedibile. L’ultimo racconto pare quasi tagliato brutalmente sul finale, giusto con un rimando all’odioso Walder Frey qui bambino.

La Delusione. Praticamente è come quando hai una voglia matta di pizza e devi accontentarti della pizza Regina surgelata in frigo. Sempre pizza è per carità, ma non ti lascia certo soddisfatto arrivato alla fine.

Temo si tratti davvero di una strategia commerciale di bassissima qualità visto che i tre racconti erano stati pubblicati da Martin anni fa (1998, 2003, 2010) e sicuramente non considerati da lui come un unico volume definito Il Prequel delle Cronache con slogan tipo “Tutto è cominciato qui”. Ma daiiii! Questa è un’immensa presa per i fondelli di tutti gli appassionati al genere. Almeno poi avessero inserito il suo ultimo racconto che narra la danza dei draghi e che forse potrebbe anche essere considerato davvero un inizio. Va beh, sono abbastanza basita e se devo essere sincera vi consiglio di non acquistare il volume. Non ne vale davvero la pena! Piuttosto cercate questi racconti nelle raccolte originali in cui erano stati pubblicati, probabilmente vi costerà anche meno!

Voto: ★★✰✰✰ e mezzo

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Sulla strada di Jack Kerouac vs On the road di Walter Salles

On_the_Road_FilmPosterIeri sera in compagnia del mio ragazzo ho deciso di guardare la trasposizione cinematografica di un grande romanzo che ha dato una svolta alla letteratura americana ed è diventato la “bibbia” di un’intera generazione. Premetto che ero conscia del fatto che creare un film da un romanzo di questo calibro è una difficile impresa e che probabilmente sarebbe stato impossibile fare di meglio, tuttavia mi chiedo: era davvero indispensabile?

Sulla strada è un romanzo fatto di sensazioni, l’ho letto anni fa ma ancora adesso ricordo l’atmosfera che la mia testa si era creata mentre lo leggevo. Prendere certe emozioni, certe frasi indelebili e ficcarle in due ore di film è più o meno abominio per me. Se poi lo basi esclusivamente su scene di sesso e sballo allora va beh è proprio eresia! Alcuni personaggi sembrano quasi piovere dal cielo (vedi Old Bull Lee interpretato da un bravissimo Viggo Mortensen) soprattutto per chi non ha letto il libro e si cimenta lo stesso nella visione. La tematica dell’omosessualità è inoltre forzata con dei veri e propri stravolgimenti nella trama del romanzo.

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Parlando di attori non mi pronuncio neanche sulla performance di Kristen Stewart (attrice sopravvalutatissima se si considera che ha sempre la sua faccia da depressa coi dentoni di fuori) nè su quella della mia adorata Kirsten Dunst (la sua parte sarà più o meno di dieci minuti). Piacevolissimo da guardare (e giuro che non è solo per la prestanza fisica) Garrett Hedlund nei panni di Dean Moriarty ben calato nella parte tanto da metter quasi in ombra il protagonista, Sam Riley.

In compenso la fotografia – curata da Eric Gautier (per intenderci lo stesso di Into the wild) – è un concentrato di splendidi landscape estivi, invernali, dai colori freddi dell’inverno americano ai toni caldi del Messico. E anche la colonna sonora è decisamente azzeccata.

In definitiva per chi ha letto il libro sarà senza dubbio una delusione, mentre per chi non l’ha letto risulterà essere un’accozzaglia di scene erotiche e di abuso di droga. Ne valeva davvero la pena?