Vorrei vivere come se fosse sempre il mese di ottobre

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«Vorrei vivere come se fosse sempre il mese di ottobre» ripete Chloe e finalmente il significato di quella frase si dischiude nella testa di Mark attraverso una serie di fotogrammi evanescenti. Le foglie autunnali discinte dal vento e l’aria che si infila subdolamente tra i colletti delle maglie e scivola lungo la schiena; il mese della solitudine in cui ci si riabitua a fatica a frequentare gli stessi posti dopo l’amara consolazione estiva, sbiadita nelle sue mezze tinte di dovere, laddove ottobre è sempre accecante a modo suo, quando i suoi odori e colori diventano una forma economica di tossicodipendenza. Allora Mark capisce che lei saprebbe come essere felice per davvero e raddrizza le spalle per il sollievo.

A Chloe, per le ragioni sbagliate, Claudia Durastanti

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#3 Horror Nights: Il popolo dell’autunno – Ray Bradbury

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Sono talmente esaltata dalla lettura che mi riesce difficile parlare con obiettività di questo romanzo. Inizierei con la bravura anzi la maestria di Bradbury che riesce a far sembrare poesia anche la descrizione di un luna park horror che arriva in città in autunno tra foglie che cadono lentamente e pioggia sottile che scende. Il suo è uno stile ricercato ma non troppo, che invoglia la lettura e crea splendide immagini nella mente del lettore. Vi inserisco uno stralcio per darvi un esempio:

Da quelle finestre strette potevano sparar i loro sguardi a distanze d’artiglieria, oltre la biblioteca, il municipio, il deposito, le stalle, i campi, fino alla prateria! Là, sull’orlo del mondo, correva l’affascinante traccia argentea della strada ferrata, simile a quella di una chiocciola, che lanciava alle stelle folli gesticolazioni di semafori color limone e color ciliegia.

L’atmosfera è resa così bene che sembra di percorrere le stesse strade dei protagonisti, due tredicenni (Jim e Will) che avranno un ruolo speciale per tutta la durata del romanzo tra temporali, treni, organetti che suonano marce funebri al contrario, il mito della giovinezza eterna, l’odore dolcistro dello zucchero filato, realtà, immaginazione. Tutto è così assurdamente reale che penso sia successo davvero nonostante streghe e strane entità la facciano da padrone.

Se il precedente libro letto (#2 Horror Nights) si basava essenzialmente sul conflitto generazionale genitori/figli qui accade l’esatto contrario: figlio e padre uniti contro il Male in una lotta che riuscirà ad avvicinarli più che mai. La figura del padre è particolarmente ben tratteggiata: un bibliotecario disilluso, che si sente vecchio e senza più nulla a cui aspirare. Inutile accennarvi che qualcosa cambierà in una splendida scena finale. Non vi anticipo nulla, leggetelo!

P.S. Se vi è piaciuto Joyland di King fa al caso vostro!

Voto: ★★★★✰

Livello di paura: ☠ (ma da non sottovalutare)

Per alcuni, l’autunno viene presto, e permane per tutta la vita, quando ottobre segue settembre, e novembre tocca ottobre, e poi, invece di dicembre e del natale, non c’è la stella di Betlemme, non c’è letizia, ma ritorna settembre e il vecchio ottobre, e così via, per tutti gli anni, senza inverno, senza primavera, senza estate vivificatrice. Per questi esseri, l’autunno è la stagione normale, l’unica stagione, e non c’è per loro altra scelta. Da dove vengono? Dalla polvere. Dove vanno? Verso la tomba. È sangue che scorre nelle loro vene? No: è il vento della notte. Che cosa pulsa nella loro testa? Il verme. Che cosa parla attraverso le loro bocche? Il rospo. Che cosa guarda attraverso i loro occhi? Il serpente. Che cosa ode attraverso le loro orecchie? L’abisso tra le stelle. Scatenano il temporale umano per le anime, divorano la carne della ragione, riempiono le tombe di peccatori. Si agitano freneticamente. Corrono come scarafaggi, strisciano, tessono, filtrano, si agitano, fanno oscurare tutte le lune, e rannuvolano le acque chiare. La ragnatela li ode, trema.. si spezza. Questo è il popolo dell’autunno. Guardatevi da loro.