Hashtag di lettura e autobiografie come “Rosso Istanbul” di Ozpetek

Oggi voglio parlarvi di un’iniziativa molto carina del canale Sky Arte Hd, un canale che deve essere davvero splendido anche se purtroppo io non ho Sky, che unisce la passione per la lettura con quella della fotografia. Quante volte ci mettiamo a leggere all’aperto in qualche luogo della nostra città? Che sia semplicemente un tram torinese d’inverno o un prato verde nel Canavese in piena primavera, anche se non lo faccio spesso, adoro leggere fuori casa. Se vi capita potete fotografare il vostro libro con lo scorcio del paesaggio che avete scelto come sottofondo e postarla su Instagram o Twitter utilizzando gli hashtag #librieluoghi e #Bookshow. Le foto verrano a formare una sorta di classifica e saranno comunque un ottimo modo per consigliare qualche vostra lettura che vi sta a cuore.

#LibrieLuoghi_Ragonese

Passando alla chiacchierata libresca di oggi, tendenzialmente i libri scritti da persone famose non mi fanno impazzire, soprattutto se sono quelle autobiografie fatte scrivere a qualche autore fantasma sicuramente sottopagato e pubblicizzate poi più del nuovo modello di iPhone. Un’eccezione è stata giusto il romanzo scritto da Carlo Verdone, La casa sopra i portici, bell’esempio di autobiografia famosa non troppo enfatizzata sull'”io, me e me stesso”. Non ho ancora capito fenomeni letterari come la biografia di Steve Jobs – pare che tutti ne abbiano una copia a casa stile Bibbia – o le biografie dei calciatori da regalare a Natale (anche no eh!). Adoro invece le biografie di personaggi famosi della storia antica e recente possibilmente se corredati da documenti e, dove possibile, fotografie. Sarò che sono un’archivista?


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Alla Feltrinelli mi era rimasto impresso il romanzo scritto da Ferzan Ozpetek, il famoso regista turco naturalizzato italiano che ha girato film diventati famosissimo come Le fate ignoranti e Saturno contro. Per snaturare un po’ dalla solita autobiografia “sono nato qui e ho fatto questo” Ozpetek utilizza la tecnica del doppio personaggio. I capitoli si alternano tra i ricordi d’infanzia del regista e le vicende di una donna di mezza età che in una vacanza a Istanbul vede crollare tutte le sue certezze e decide di godersi la vita in modo nuovo guardando il mondo con occhi diversi. Credo però che l’effetto voluto di spezzare l’attenzione del lettore in due non sia riuscito del tutto. Mi spiego: la vita di Ozpetek è interessante e soprattutto descritta molto bene con alcune istantanee di Istanbul che ci scorrono davanti agli occhi in un trionfo di suoni e immagini; l’ipotetica vicenda della donna di mezza età mi sembra invece accampata per aria e alla fin fine non vedevo l’ora di finire i suoi capitoli. L’idea poteva essere un successo, ma forse sarebbe stato opportuno ampliare la vicenda e renderla più credibile ai fini di carpire meglio l’attenzione del lettore.

Ovviamente poi per dare un senso a tutto le vite dei due in qualche modo dovevano incrociarsi, non una ma più volte, e mi sta bene che il mondo sia piccolo ma non è un po’ forzato? A questo punto avrei davvero preferito un’autobiografia di stampo classico. Tre stelle se le aggiudica comunque per la facilità di lettura e le belle descrizioni di Istanbul.

Tema centrale è comunque l’amore, che sia finito, tradito e illusorio oppure fresco, vivo, omosessuale e legato al passato l’amore è presente nella vita di ciascuno di noi e la plasma di conseguenza in modo ineguagliabile. Niente è più importante dell’amore ci viene detto. E così è.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ Sulle labbra – Afterhours

Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incedio che un cuore d’inverno.

sulcomodino

 

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Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert

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Mangia, prega, ama è una autobiografia di una trentacinquenne americana che in seguito ad un divorzio piuttosto burrascoso e al naufragare della storia d’amore appena successiva cade in depressione e decide di compiere un viaggio di un anno alla ricerca della felicità in tre Paesi diversi, le tre “i”: Italia, India e Indonesia. Ad ognuno di questi Stati corrisponde circa un terzo di libro: mangia – Italia, prega – India e ama – Indonesia.

Nella parte riguardante l’Italia siamo di fronte a una serie incredibile di luoghi comuni (alcuni assolutamente reali eh! Come ad esempio quelli sulle Poste Italiane!) riguardo noi italiani: praticamente o ciccioni mangiapasta o divinità romane dedite al sesso libero. A parte qualche accenno alla storia del nostro Paese si parla essenzialmente di cibo e di quanto posso essere soddisfacente e quanto più vicino al concetto del “piacere” mangiare bene, senza limiti e senza sensi di colpa.

Segue un viaggio in India, tutto all’interno di una specie di centro di meditazione per turisti. E’ questa la parte più noiosa e difficile del libro: si passa da una donna disperata perché non riesce a meditare a una che non fa altro che praticare yoga e mangiare cibo vegetariano per raggiungere Dio.

Si arriva infine a Bali, la parte forse più accettabile di tutto il libro, in cui la protagonista finalmente trova l’amore e mette un po’ da parte tutta la spiritualità dell’India (bella eh per carità, ma che palle dopo un po’!).

Ammiro lo sforzo introspettivo dell’autrice che è riuscita a raccontarsi nei minimi particolari in una sorta di diario di viaggio e mi piace pensare che un viaggio possa rappresentare la soluzione ai propri problemi interiori. Devo però ammettere che a lungo andare leggere di questa signora che si piange addosso per un matrimonio fallito, che si considera una poveraccia ma può permettersi di vivere in viaggio per un anno senza fare nulla, che si considera vecchia a 35 anni e sembra che le interessi solo essere compiaciuta, a lungo andare è stancante.

Voto: ★★★✰✰       [sarebbe più un due e mezzo]

Guarda, gli uccelli non precipitano dal cielo, gli alberi non avvizziscono e non muoiono, i fiumi non scorrono rossi di sangue. La vita continua ad andare avanti. Persino le Poste Italiane continueranno ad arrancare, anche senza di te.

Open – Andre Agassi

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Non mi sono mai appassionata troppo al tennis pensando fosse uno sport “noioso” e snob. Negli ultimi tempi grazie ad Eric, il ragazzo di mia sorella (grande fan di Federer e in genere appassionato di tennis e di molti altri sport) e – lo ammetto – ad un gioco per la Wii, mi è venuta la curiosità di seguirlo un po’ di più. Ciò mi rende tutt’altro che esperta in materia, figuratevi che non sapevo nemmeno chi fosse Agassi finchè non ho preso in mano questo libro.

Detto ciò, di questa autobiografia ho innanzitutto apprezzato la totale sincerità, la voglia di scendere nei particolari, anche a rischio di comprettersi. Scorrevole e piacevole, forse la avrei apprezzata di più se fosse stata un pochino più corta (ho trovato un po’ pesanti certi elenchi di vittorie, sconfitte, tornei, open).

Ovviamente Agassi non ha avuto una vita facile, ma piuttosto una continua altalena tra alti e bassi, successi e insuccessi, soddisfazioni e delusioni. Insegna molto sulla natura umana, sulla vita, sul destino, sulla forza d’animo, sui figli e sui genitori. Mai avrei pensato fosse possibile imparare tanto dalla vita di un altro. Da leggere!

Voto: ★★★✰✰ [3,5]

Di quante dimostrazioni ho bisogno? E’ per questo che siamo qui. Per combattere attraverso il dolore e, quand’è possibile, per alleviare il dolore altrui. Così semplice. Così difficile da capire.

Ogni angelo è tremendo – Susanna Tamaro

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C’è poco da dire a riguardo di un libro di questo tipo. Sul web si leggono cose tipo: “finale coinvolgente e profondo” “il libro più bello che io abbia mai letto”, ecc…. La realtà credo sia ben altra: si tratta di una semplice autobiografia (in realtà incompleta poichè narra unicamente di infanzia e adolescenza) con qualche riflessione nel mezzo sul destino, sulla natura (umana e animale), sulla scuola, sui genitori, e su tantissimi altri argomenti.

Lo stile è molto semplice, sembra quasi di sentirla parlare, come se ce l’avessimo davanti e in un unico monologo raccontasse non solo della sua vita ma anche di tutto quello che le passa per la testa. Spunti interessanti ce ne sono, ma da qui a definirlo capolavoro ce ne passa!

Il libro si concentra poi dalla nascita dell’autrice fino al momento della “scoperta” della scrittura lasciando praticamente celata tutto il resto della vita. Una scelta un po’ strana anche se capisco che poi sarebbe uscito un mattone di 500 pagine che pochi avrebbero affrontato.

Lo consiglio solo a chi ha letto altri suoi libri e vuole saperne di più sulla infanzia abbastanza difficile della Sig.ra Tamaro.

Voto: ★★★✰✰

Ancora non sapevo che, sui nostri desideri e suoi nostri sogni, veglia costantemente il destino, che le sue curve non sono le nostre, e che, tra una svolta e l’altra, il nostro bene è probabilmente l’ultimo dei suoi pensieri.