La peste – Albert Camus

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Cosa succederebbe se in una qualsiasi cittadina del Mediterraneo improvvisamente scoppiasse un’epidemia di peste? Camus ci offre uno spaccato dell’umanità posta sotto assedio da un grande flagello: da una parte chi ha la forza di lottare e la solidarietà di coloro che rischiano la propria vita per aiutare gli altri, dall’altra la debolezza e l’egoismo di chi prova a scappare in preda al panico.

Si tratta in sostanza di una vera e propria allegoria della Seconda Guerra Mondiale: non a caso il romanzo è ambientato negli anni Quaranta a Orano, una città algerina ancora sotto al dominio francese, che potrebbe essere vista come la Parigi invasa dai nazisti. La città bloccata e controllata, il mercato nero e la scarsità dei generi di prima necessità, i morti, la paura. E alla fine, in seguito alla fine dell’incubo, l’ammonimento dell’autore/protagonista: il rischio del riaccendersi di un focolaio (di malattia o di guerra) è sempre forte, mai gioire del tutto per la vittoria.

Camus è pur sempre geniale, ogni suo libro può essere interpretato in chiave diversa e le sue descrizioni sono semplicemente incredibili. Tuttavia, ho trovato un po’ difficoltosa la lettura de La peste, soprattutto in confronto ad altri lavori dello stesso autore. A tratti prolisso, a tratti molto angosciante, forse ho sbagliato momento per leggerlo…perciò visto il numero di splendide citazioni trovate, opto lo stesso per tre stelle e mezza!

Voto: ★★★✰✰ e mezza!

Quando scoppia una guerra, la gente dice: “Non durerà, è cosa troppo stupida”. E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare. La stupidaggine insiste sempre, ce se n’accorgerebbe se non si pensasse sempre a se stessi.

Per tutti i nostri concittadini il cielo estivo, le strade che scolorivano sotto le tinte della polvere e della noia avevano il medesimo significato minaccioso del centinaio di morti di cui ogni giorno si appesantiva la città. Il sole incessante, le ore dedicate al sonno delle vacanze non invitavano più come prima alle feste dell’acqua e della carne; suonavano vuote, invece, nella città chiusa e silenziosa; avevano perduto il metallico splendore delle stagioni felici. Il sole della peste stingeva tutti i colori e fugava ogni gioia.

Aveva soltanto guadagnato di aver conosciuto la peste e di ricordarsene, di aver conosciuto l’amicizia e di ricordarsene, di conoscere l’affetto e di doversene ricordare un giorno. Quanto l’uomo poteva guadagnare, al gioco della peste e della vita, era la conoscenza e la memoria.

Rieux sapeva cosa pensava in quel minuto il vecchio uomo piangente, e la pensava come lui, che un mondo senz’amore era come un mondo morto e che viene sempre un’ora in cui ci si stanca delle prigioni, del lavoro e del coraggio, per domandare il viso d’una creatura e il cuore meravigliato dall’effetto.

Quando si fa la guerra, appena appena si sa che cosa sia un morto. E siccome un uomo morto non ha peso che quando lo si è veduto, cento milioni di cadaveri sparsi traverso la storia non sono che una nebbia nella fantasia.

«Lei crede in Dio, dottore?» Anche questa domanda era posta con naturalezza, ma stavolta Rieux esitò. «No, ma che vuol dire questo? Sono nella notte, e cerco di vederci chiaro. Da molto tempo ho finito di trovare originale la cosa».

Libri che profumano di estate

Non è stato del tutto un caso che il mio blog sia nato esattamente il giorno del solstizio d’estate, la “mia” stagione per eccellenza, sia perchè ci sono nata, sia perchè amo il caldo e il sole. Parlando in termini di lettrice accanita, cosa c’è di meglio della luce naturale che entra dalle finestre per leggere? Ancora meglio se si è distesi in mezzo a un prato (allergie permettendo) e nel mentre si cerca di abbronzarsi pure un pochino! Estate è quella stagione in cui si ha voglia di ricominciare a sperare e si sogna di più, non a caso anche Fitzgerald ha fatto cominciare il suo Grande Gatsby proprio il 21 giugno – carico di speranza – e lo ha concluso – nel modo peggiore dei modi – quando le foglie iniziano a cadere…

Ho deciso quindi di selezionare qualche titolo che “sa” di estate e fa venire voglia di vivercela.

Uomini e topi ci catapulta nei campi arsi dal sole della California degli anni ’30. Una storia commovente e cruda (e incredibilmente corta!).

 

La morte felice di Albert Camus è un romanzo noto e di cui si potrebbe parlare per ore. Qui mi limito ad inserirlo per le splendide descrizioni del porto e delle spiagge di Algeri che mi hanno davvero conquistata.

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La calura afosa dell’Uruguay e una splendida villa decadente rendono questo libro davvero magico (evitate però la trasposizione cinematografica, orribile!).

Ma chi meglio di noi italiani sa godersi l’estate e le nostre splendide cornici mediterranee?

Il celeberrimo e famosissimo romanzo di Ammaniti, Io non ho paura, è ambientato in una località immaginaria del Sud Italia tra campi di grano, il canto dei grilli e caseggiati abbandonati.

Il vincitore del premio Campiello 2012 Carmine Abate riesce a fare del paesaggio calabrese un vero e proprio protagonista ne La collina del vento. La storia copre un arco di tempo molto vasto ma questo vento incessante e questa terra arida mi faranno sempre pensare all’estate.

Un Camilleri completamente diverso in questo thriller davvero particolare che si snoda tra spiagge e ville italiane in piena estate (lo avevate intuito dalla copertina?!).