La citazione della domenica – 29 marzo 2015

joyce

Annunci

Un anno al Museo – MAO Museo d’Arte Orientale

L'ingresso al Mao con splendidi giardini giapponesi

L’ingresso al Mao con splendidi giardini giapponesi

Primo museo dell’anno: il MAO Museo d’Arte Orientale. Il MAO di Torino è un museo relativamente giovane di Torino, un gioiellino incastonato nel bellissimo Palazzo Mazzonis, che fa scoprire un pezzettino di Oriente anche a noi piemontesi. Forse non ha davvero nulla a che vedere con i musei d’arte orientale stranieri che ho visitato (la sezione orientale del Victoria&Albert Museum a Londra e il rilassante Guimet a Parigi) ma il fatto che sia così raccolto e ben studiato lo rende davvero piacevole. Il museo è strutturato su più livelli e diviso in 5 macro aree geografiche: Asia Meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici.

L'Onda di Hokusai

L’Onda di Hokusai

La cura nel dettaglio è stata una delle cose che più ho amato in questo museo. Ogni pezzo, dalla statua buddhista alla scodella in ceramica ha un posto ben preciso all’interno della collezione e grazie ad un’ottima illuminazione gode di tutta l’attenzione necessaria. Ho amato i paraventi giapponesi così come le splendide piastrelle invetriate e le ciotole che, suddivise cromaticamente, sono un piacere per gli occhi. Le luci soffuse e il legno come predominanza creano un ambiente rilassato che ci consente in tutta tranquillità di passare un’oretta tra questi capolavori orientali.

Le piastrelle invetriate dei Paesi Islamici

Le piastrelle invetriate dei Paesi Islamici

Fatevi un giretto virtuale sull’Art Project di Google per vedere alcune delle splendide opere in mostra.

Io ho poi avuto l’opportunità di visitare due mostre temporanee: quella sui cavalli celesti e la bellissima mostra fotografica Marco Polo. La Via della Seta nelle fotografie di Michael Yamashita un fotografo di National Geographic che, copia del Milione in mano, ha ripercorso il viaggio di Marco Polo in Oriente. I colori e il cambiamento dei paesaggi incontrati sorprendono e rilassano, e mai come questa volta ho apprezzato i brevi resoconti delle foto, a tratti davvero divertenti.

Consiglio davvero a tutti i torinesi di farci un salto, la mostra su Marco Polo sarà visitabile solo fino al 15 aprile.

L’invenzione della madre – Marco Peano

L'invenzione della madre

Raramente mi sono imbattuta in romanzi forti come L’invenzione della madre di Marco Peano, edito Minimum Fax; e altrettanto raramente ho provato un vero e proprio dolore durante la lettura. Questo romanzo tratta uno dei temi più intensi che possano essere concepiti da un autore: la perdita della cosa che amiamo di più al mondo, la perdita di chi ci ha donato la vita, la perdita di chi ha impresso su di noi un’impronta indelebile.

Mattia è un giovane appassionato di cinema la cui vita viene sconvolta nel momento in cui si trova a dover affrontare l’imminente morte della madre annunciata dai medici. Lui e il padre si ritrovano così a prendersi cura di un corpo sempre più debilitato e distrutto dalle metastasi di colei che un giorno era la persona che si prendeva cura degli altri.

Mattia cerca di appoggiarsi ai ricordi, si illude e disillude continuamente sognando un esito diverso mentre vede coi suoi occhi che la malattia sta prendendo il posto della natura umana.

Non è facile riuscire a dare emozioni così forti al lettore, riuscire a farlo immedesimare quel tanto da non voler proseguire con la lettura, come se evitando di girare le pagine quella donna possa restare ancora in vita. Sarà che l’argomento purtroppo mi tocca da vicino, che ho praticamente la stessa età di Mattia, che ognuno di noi avrà pensato almeno una volta alla possibilità di dover dire addio ai proprio genitori, credo che questo libro entri nel petto di qualsiasi persona sconvolgendola. Non è una lettura facile e sinceramente non la consiglierei a tutti, ma sono sicura che in qualche modo aiuti a farci maturare, a renderci un po’ più adulti di quello che non siamo già. Così come Mattia cambia e cresce da questa terribile esperienza, anche il lettore lo fa e viene spinto a riflettere sulla propria vita, sul proprio futuro.

La narrazione in terza persona e i salti temporali sono studiati alla perfezione e rendono la lettura scorrevole e ancora più reale; la disperazione del protagonista, la voglia di far vivere per sempre sua madre sono sentimenti puri che gocciolano dalle pagine. Il dolore che ho provato mentre leggevo è qualcosa che non dimenticherò facilmente, rimarrà in me come il ricordo un viaggio, l’esplorazione di un paesaggio arido e desertico.


Voto: ★★★★✰ e mezza!

♫♪ Don Dilego – Election

Non c’è altro da fare se non provare quel che c’è da provare, e lo spazio per i sogni, per il dolore e per le lacrime – tutte queste cose arriveranno.

L’uomo di Schrödinger – Giovanni Marchese

copertina-Luomo-di-Schrödinger Oggi vi vorrei consigliare una lettura decisamente fuori dal coro, una di quelle letture che potresti scovare quasi per caso spulciando tra gli scaffali della vostra libreria di fiducia, una di quelle storie diverse che l’universo editoriale italiano dovrebbe rivalutare un po’ di più. Si tratta del romanzo di Giovanni Marchese: L’uomo di Schrödinger, edito dalla casa editrice Verbavolant.

Il romanzo parte a tutta birra e inizialmente avremo una sorta di spaesamento simile a quello del nostro protagonista: un uomo che ha perso la memoria e cerca di rivivere il proprio passato tra frammenti di ricordi che colpiscono come pugni e sogni incredibili. Il contesto è un’Italia futuristica martoriata dalla crisi e alle prese con invasioni aliene, strane sette, personaggi violenti e inquietanti e un’atmosfera surreale che pervade il tutto. I colpi di scena non mancano e ben presto iniziamo ad ambientarci tra le pagine del romanzo come fossimo tra le strade delle città che fanno da sfondo a quella che per me è stata una delle letture più strane e pulp che abbia mai fatto.

Al diavolo i ricordi! Sul tempo passato non ho alcun controllo. Continuerà così finché vivrò, a vederne brevi tratti. Episodi slegati. Scene sbiadite e prive di senso. Incubi. Visioni. Senza luce. E tacere di tutto il resto. Da questo momento in avanti penserò solo al futuro. Guarderò avanti. E quando sarò oltre tanto da poter nuovamente guardare a un passato sceglierò la vita migliore che avrò vissuto fino ad allora. E quella soltanto sarà il mio passato.

Lo stile è perfettamente plasmato sui personaggi, volgari e senza peli sulla lingua, uomini di periferia con affari loschi e strane condizioni psicofisiche, e ci accompagnerà con entusiasmo fino al sorprendente finale. Una lettura che consiglio a chi ama Palahniuk o comunque atmosfere noir e viaggi lisergici da LSD. Insomma, per me, è un vero gioiellino.


Voto: ★★★★✰

♫♪ Mars needs women – Rob Zombie

Il problema di avere una memoria fuori uso è che fa in modo di farti vivere tutto come fosse la prima volta e allo stesso tempo di impedire che si possa essere certi di quando sia stata l’ultima volta.

Un viaggio divertente alla scoperta della tipografia: Type:Rider

Come credo già sappiate oltre che di libri sono appassionata anche di videogiochi, non amo però le console e sono ancora legata al gioco “tradizionale” con l’utilizzo di mouse e tastiera. Diciamo poi che con l’avvento di Steam, che permette di acquistare giochi per il computer effettuando un semplice download, il concetto di gioco si è rivoluzionato, sia per i prezzi più accessibili sia per una modalità più social che per mette di interagire con la comunità. In questi giorni ho finito l’ultimo Tomb Raider, che mi ha davvero soddisfatta, ma vi voglio parlare di un gioco puzzle/platform a cui sta giocando mia sorella: Type:Rider. headerIn questo gioco viaggeremo nella storia dei caratteri immedesimandoci nei “due punti :” attraverso dieci livelli che in ordine cronologico oltre a farci divertire ci racconteranno come è evoluta la tipografia nel corso della storia dell’umanità. Si parte dalle origini: dai graffiti preistorici, scrittura cuneiforme, geroglifici e così via passando poi ai monaci amanuensi con la carolina, al Rinascimento italiano, all’epoca francese con Didot, per arrivare al Novecento e scoprire come è nato il Times New Roman fino all’avvento dei caratteri vettoriali. Finalmente si tratta di un gioco che mette in risalto la cultura e la storia parlandoci non solo della nascita del libro e della carta o delle tecniche di stampa ma anche dei movimenti artistici e architettonici che influenzarono la scrittura e raccontandoci qualcosa in più sui caratteri che al giorno d’oggi usiamo quotidianamente dall’Helvetica ai vari sans serif passando per la Garamond. Ce ne fossero di giochi così! Una grafica mozzafiato e un azzeccatissimo sottofondo musicale vanno a completare questo giochino davvero ben strutturato e divertente.Vi consiglio di dare un’occhiata qui a questo brevissimo video per avere un’idea del gioco. Lo trovate anche per smartphone sul play store a soli 2,69€ o su App Store a 2,99€ (su Steam a 6,99€)!