La dittatura dell’inverno – Valeria Ancione

la-dittatura-dellinvernoEd eccomi qui a parlare del romanzo appena uscito di Valeria Ancione: La dittatura dell’inverno. Mi ritrovo nuovamente a leggere la storia di una donna particolare (così rimpolpo un po’ la mia rubrica Wonder Women!), questa volta però ritorniamo in Italia, siamo infatti a Roma.

Nina è una donna a cui non manca niente: ha un marito affettuoso, cinque figli, una piccola catena di librerie, una bella casa a Roma e una al mare dove si rifugia ogni estate. Sembra una vita perfetta (anche troppo!) ma qualcosa in lei pretende un cambiamento e così nel bel mezzo della stagione a lei più ostica, l’inverno, stringe una grande amicizia con una ragazza conosciuta in piscina. Il legame che le unisce è così profondo da trasformarsi in qualcosa di più…

Parto dagli effetti positivi di questo libro: finalmente si introduce il capitolo “lesbo” nella narrativa italiana senza particolari forzature o odiosi luoghi comuni. Inoltre, il messaggio di fondo risulta essere diverso dal solito “non è sempre detto che chi ha tutto sia in pace con se stesso” e sfocia in una più complessa indagine psicologica approfondita dalla corrispondenza che Nina terrà con il suo terapeuta. Il concetto di tradimento è visto in senso ribaltato: una seconda relazione può permettere ad una donna di vivere meglio la sua vita di prima imparando ad amare in modi diversi da sempre, per esempio scegliendo come compagna una donna. Se invece si ostacolano alcuni istinti la nostra vita potrebbe subirne le conseguenze e sfociare comunque nel tradimento ma in un modo nocivo e disastroso trasformando il nostro corpo in semplice oggetto.

La “lezione” mi ha molto colpita, forse sbagliamo a considerare negativamente il tradimento nella nostra quotidianità, e soprattutto, a reputare impossibile amare due persone contemporaneamente; il finale del romanzo pur riportando le cose ad un livello di “normalità” lascia comunque uno spiraglio sulle esperienze che dovremmo vivere nella vita e su come queste possano cambiarci.

Passo però, ahimè, a esaminare ciò che non mi ha convinta di questo romanzo: la protagonista. Nina è bella, non ha bisogno di truccarsi al mattino, è simpatica, sa cucinare, è colta, i figli la amano, il maritozerbino la ama, le amiche la amano, ben due uomini adulti si innamorano di lei, se vuole al mattino può anche starsene a dormire nel letto, ha una donna che la aiuta coi bambini, una casa con piscina a Roma, una al mare a Ventotene, la possibilità di fare diverse vacanze all’estero in poco tempo, e via dicendo. Ora, io capisco che una figura benestante fosse necessaria (sempre rimandando al concetto che i beni materiali non sono tutto, la vita può comunque andare male eccetera eccetera) però va a finire che il personaggio risulti troppo forzato rendendo quasi impossibile l’immedesimazione da parte del lettore.

Lo stile dell’autrice è semplice e molto lineare (non a caso è una giornalista) ma penso che il romanzo avrebbe potuto essere sfoltito di almeno 50 pagine, perché in fondo di sapere nei dettagli le giornate di Nina non è che ce ne freghi più di tanto!

Detto questo, ho amato la sensazione che l’inverno fa subire alla protagonista che la definisce appunto “dittatura” in confronto alla libertà che ci dona l’estate, chiara metafora delle nostre scelte di vita: se liberiamo un po’ di più il nostro vero io, quella parte istintiva che sta dentro di noi, la vita sarà più facile sia per noi sia per chi ci ama. Consiglio quindi la lettura a quelle donne che stanno passando un momento particolare delle loro vite con la netta sensazione che manchi qualcosa.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ Love Illumination – Franz Ferdinand

Devo imparare che quello che non vogliamo perdere non lo perdiamo e quello che non vogliamo possiamo pure perderlo.

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Giornata della Memoria: la “Dora Bruder” di Patrick Modiano

27 gennaio, Giornata della Memoria, oggi non voglio soffermarmi su commemorazioni o analisi storiche, credo che lo si faccia già abbastanza in ogni angolo del web per cui vi consiglio solamente una lettura in tema. L’autore è il premio Nobel per la Letteratura del 2014: Patrick Modiano; il libro si intitola Dora Bruder. Ora, voi vi chiederete, “chi è Dora Bruder?” ed è quello che si è chiesto anche Modiano nelle pagine di questo suo piccolo libro.

LIBRO DEL GIORNO

Nel 1988 l’autore viene a conoscenza di questa ragazza leggendo banalmente un annuncio su un vecchio quotidiano datato 31 dicembre 1941:

PARIGI Cercasi ragazza, Dora Bruder, 15 anni, m. 1,55, viso ovale, occhi grigio-marrone, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu, scarpe sportive marrone. Rivolgersi ai sigg.ri Bruder, 41 boulevard Ornano, Parigi.

È questa la scintilla che fa scoppiare in Modiano la voglia di ricostruire la storia di questa ragazza, cercare di seguirla per le strade di Parigi, di capire a cosa stava pensando in quel preciso momento della sua vita. Modiano compie quindi una vera e propria indagine sulla vita di questa ragazza: scopre così che proviene da una famiglia ebrea clandestina e va a ricercare i luoghi in cui la ragazza è vissuta o in cui è passata arrivando addirittura a riuscire a dare un volto alla ragazza con il ritrovamento di alcune foto in bianco e nero. Ovviamente il tempo scorre e come un torrente montano leviga tutto ciò che incontra disperdendo dietro di sè tanti tasselli del passato. Si scoprirà che tutta la famiglia Bruder è stata deportata in un crescendo di informazioni e passione nella ricerca.

Modiano riesce a farci capire quanto sia importante la storia, la ricerca e la memoria, ma anche come sia imprescindibile non arrendersi mai anche se stiamo compiendo qualcosa che sfiora l’impossibile. L’autore sarà così ossessionato dalla vicenda che baserà uno dei suoi romanzi proprio sulla figura di questa quindicenne vittima di quella follia nazista che, per fortuna, ogni anno impariamo a non dimenticare.

Volevo una vita tranquilla e una vita scandalosa.

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Volevo una vita tranquilla e una vita scandalosa. Pensate a Van Gogh, cipressi e guglie sotto un cielo di serpenti che si contorcono. Ero la figlia di mio padre. Volevo essere amata da qualcuno che assomigliasse a mia madre, austera e assennata, e volevo correre urlando alla luce dei fari con una bottiglia in mano.”

Una casa alla fine del mondo, Michael Cunningham

Lo stream of consciousness e “La signora Dalloway” di Virginia Woolf

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Come classico del mese ho scelto un romanzo pubblicato nel 1925 da una delle più grandi scrittrici di sempre: Virginia Woolf. La signora Dalloway è uno degli esempi più ecclatanti del cosiddetto flusso di coscienza, dall’inglese stream of consciousness. Penso che chiunque ne abbia sentito parlare durante le lezioni di letteratura inglese al liceo o all’università ma credo sia giusto ricavare un piccolo spazio per parlarne qui.

Per flusso di coscienza si intende una trasposizione scritta di tutto ciò che sta passando per la testa a noi o al nostro personaggio, una sorta di diarrea verbale senza ordine o logica (almeno apparente) che travolge il lettore facendolo entrare nella testa del protagonista. Si può quindi considerare un monologo interiore del personaggio che riesce a dar voce ai suoi sentimenti, emozioni, ricordi, sensazioni, senza quasi far respirare il lettore. Questa è la sensazione che si prova leggendo alcune delle più grandi opere che hanno dato il via a questa tecnica letteraria: l’Ulisse di Joyce in primo piano ma anche La coscienza di Zeno del nostro Italo Svevo.

Ognuno di noi ogni giorno produce dentro di sé un flusso di coscienza: “oggi devo andare a fare spesa oh guarda che bel gatto che c’è in quel giardino mi ricorda quando la mia gatta usciva di casa e mi portava un uccellino quello era un periodo così difficile della mia vita meno male che le cose si stanno sistemando…” la capacità di questi grandi della letteratura sta nel catturare l’attenzione del lettore e a creare delle svolte, delle vere e proprie epifanie che portano il personaggio a scoprire qualcosa in più sul proprio passato o sul proprio carattere o a riscoprire un evento del passato che il nostro inconscio aveva rimosso. A parer mio è una tecnica veramente complessa che, rifacendosi agli studi di psicoanalisi di Freud, non è certo da prendere alla leggera.

dalloway

Ne La signora Dalloway il flusso di coscienza è così estremo che spesso dovevo fermare la lettura per “riprendere fiato”; non è quindi una lettura facile o adatta a tutti e deve essere approcciata con molto concentrazione e pacatezza. Protagonista è appunto questa agiata signora inglese che vuole organizzare una festa. Il romanzo si snoda nelle 12 ore della sua giornata concentrandosi a turno su alcuni personaggi secondari: dal reduce di guerra con problemi psicologici Septimus Smith, all’amica Sally. In questi personaggi c’è molto di Virginia Woolf, dalle tendenze suicide, allo snobismo inglese, dal rapporto enigmatico con le donne al profondo senso di malessere e inadeguatezza. I temi intensi della pazzia e della morte permeano tutto il romanzo lasciando un incredibile amaro in bocca e una sensazione di intenso scombussolamento, evidente dall’aspettarsi sempre un risvolto negativo in ogni cosa:

Anche l’amore distruggeva ogni cosa.

Se da un lato è stata una delle letture più pesanti da parecchi mesi a questa parte, dall’altro l’abilità della Woolf e l’introspezione psicologica del personaggio lasciano semplicemente a bocca aperta e, per questo, credo sia un romanzo da avere in libreria.

Bene, facesse pure – l’unica consolazione della vecchiaia, pensò Peter Walsh, uscendo da Regent’s Park, col cappello in mano, era proprio questa: le passioni restano forti come sempre, ma almeno si guadagna – alla fine! – quella capacità che dà all’esistenza il suo gusto supremo – la capacità di tenere l’esperienza nelle proprie mani, e di volgerla, con una lenta rotazione, verso la luce.

Shotgun Lovesongs – Nickolas Butler

Shotgun-Lovesongs-di-Nickolas-Butler-646x1024Con un titolo e una copertina così già sapevo che sarebbe stato un libro da apprezzare. E infatti lo è. Anzi, è molto di più. In questo romanzo c’è l’America in ogni suo pregio e difetto, ma c’è anche un insieme di sentimenti travolgenti che ti conquistano, ti sviscerano con la loro forza interiore e narrano della vita, quella vera, vissuta da ognuno di noi.

Tra le pagine viviamo le notti estive del Wisconsin, l’odore del grano nei fienili, le strade americane interminabili e tramonti mozzafiato che producono musica; poi gli inverni con le tempeste di neve, il freddo che entra nelle ossa e non ti abbandona più. Ma conosciamo anche il rock, quello che “basta una chitarra e un cielo stellato e qualcosa verrà fuori”, e l’amicizia, quella vera, che supera ogni ostacolo ed è viva, costante, profonda.

La trama è semplice: un gruppo di amici, che hanno in comune l’essere cresciuti in una cittadina della campagna, si ritrovano di nuovo insieme per il matrimonio di uno di loro tra segreti repressi e nostalgiche riflessioni sul passato. Ma qualcosa ha fatto scattare l’emozione dentro di me, tanto che non riuscivo ad andare avanti con la lettura per la paura che finisse troppo presto.

Il romanzo mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, ma ho amato ogni singolo personaggio anche il più secondario. [***SPOILER*** Tratteggiati benissimo i genitori anziani del ragazzo morto in Afghanistan quando invitano a pranzo Kip, da lacrime agli occhi. ***FINE SPOILER***].

Ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio. Tutti diversi tra loro: Lee la rockstar che ha conquistato la fama ma con un amore insoluto che ancora brucia alle spalle, Henry il contadino legato alla terra e a sua moglie Beth, Kip il primo ad aver successo nella metropoli che decide di rischiare tutto e tornare indietro, Ronny la star dei rodeo con un debole per l’alcol; come sono diversi i loro matrimoni e le loro scelte di vite.

Questo romanzo è come un tramonto, ogni personaggio una sfumatura di colore dal giallo al viola più scuro stagliato sul cielo stellato della vita. Niente di più bello da leggere per me.


Voto: ★★★★★

♫♪ Bruce Springsteen – The River

Qui riesco a sentire le cose, il mondo pulsa in maniera diversa, il silenzio vibra come una corda pizzicata milioni di anni fa; c’è musica tra i pioppi tremuli e gli abeti e le querce e persino tra i campi di mais essicato. Come fai a spiegarlo a qualcuno? Come fai a spiegarlo a qualcuno che ami? Cosa succede, se poi non capisce?