La mano che teneva la mia – Maggie O’Farrell

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Era davvero da tanto tempo che non leggevo un romanzo ambientato a Londra, così appena sbirciata la trama di questo libro ho deciso di fiondarmici. Innanzitutto questo libro è spaccato in due come due sono le donne protagoniste: Lexie e Alina. Entrambe donne forti che diventeranno madri in momenti difficili delle proprie vite.

Con Lexie siamo nella Londra del dopoguerra a Soho, in una rivista d’arte intellettualoide e di nicchia, e una giovane ragazza che scappata dalla campagna inglese e abbandonata la famiglia, impara ad usare la macchina da scrivere innamorandosi di Innes, l’uomo che le cambierà la vita. Sembra di respirarla l’aria bohémien della Londra degli anni ’50 con artisti, pittori e fotografi nel pieno della loro creatività, passati gli anni bui della guerra.

Con Alina, pittrice finlandese trasferitasi a Londra, siamo al giorno d’oggi in un clima più angosciante dettato da un parto piuttosto complicato e una situazione psicologica fragilissima. Sia Alina che Ted, il suo compagno, hanno problemi con la memoria: Alina non ricorda di aver partorito suo figlio, mentre a Ted la nuova condizione di padre fa sorgere dubbi sulla sua infanzia.

Sembrano due storie tra loro parallele, senza punti d’incontro ma pian piano le loro vite si intrecciano più di quanto si potesse credere in un crescendo di sorprese e riscoperte del passato. Una buona struttura narrativa, una buona trama – che è fondamentale – due donne incredibilmente ben tratteggiate e dai caratteri particolari fanno di questo libro un piccolo capolavoro da leggere tutto d’un fiato anche sotto l’ombrellone. Per alcune scene piuttosto intense e per la situazione di Alina subito dopo il parto non lo consiglio a chi aspetta un bambino. Ha messo angoscia a me, figuriamoci a loro!

Voto: ★★★★✰

♫♪ I’m waiting for the man – Velvet Underground

«Siamo stati fortunati, vero?» «In che senso?» Lexie notò che aveva le mani calde e umide. «A trovarci. C’è gente a cui non basta una vita per trovare quello che abbiamo io e te».

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22/11/’63 – Stephen King

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Eccomi qua di nuovo a parlare di un romanzo di King. Sì perché non posso mai far passare troppo tempo tra un suo libro e un altro! Si tratta di un suo romanzo piuttosto recente 22/11/’63 che ha a che fare con viaggi nel tempo e ovviamente con l’assassinio di JFK. Questa volta King ha sconvolto un po’ il suo stile andando a creare un libro strettamente legato alla storia e alla politica degli USA.Per chi è abituato ai suoi romanzi “tradizionali” forse annoierà un po’ sentir parlare così tanto di Lee Harvey Oswald, congetturare sugli ultimi minuti di vita del presidente Kennedy, sulla sua politica, sui possibili altri assassini e così via.

Alcuni punti fondamentali delle opere kinghiane però permangono: il protagonista scrittore, il problema dell’alcolismo e alcune località geografiche. Fortissimo un rimando ad uno dei suoi più grandi capolavori (non vi dirò quale) nel momento in cui Jake incontra due personaggi cari a noi appassionati. È forse il suo libro che meno impaurisce anche se una certa ansia in due o tre punti la dà, anzi, forse riesce a farla sentire arrivati alla fine, più nel contesto generale che non nelle singole scene descritte. La presenza di entità maligne che permeano l’atmosfera di alcune città è sempre molto forte e riesce a farci rabbrividire un po’ nella lettura.

Le splendide atmosfere di ritorno agli anni ’50-60 sono descritte magicamente e si nota uno studio approfondito che va dalle banconote alle bibite disponibili nei bar passando ovviamente per tutta la produzione musicale dell’epoca in pieno stile rock’n’roll. Dagli aspetti estremamente positivi come il sapore dei cibi e i prezzi bassi King solleva però una riflessione sugli aspetti negativi dell’epoca: l’aria è in alcune città irrespirabile a causa del forte inquinamento incontrollato e nei locali i neri hanno ancora dei bagni separati (a volte dietro a un cespuglio). Oltre a una ricostruzione maniacale a livello di società, tecnologia e quotidianità, King effettua una ricostruzione estremamente accurata a livello storico: nei capitoli ripercorre tutta la vita del presunto assassino di Kennedy in modo quasi giornalistico. Ed è questo a dare qualcosa in più, a dimostrare che King non sa scrivere solo di horror e fantascienza.

Scordatevi comunque un lieto fine fru fru perché qua c’è da star male a pensarci. La conclusione è un ritorno all’inizio, un annullamento, una rinuncia a tutto, e – detto tra noi – fa un male assurdo. Chi di noi non vorrebbe avere una macchina del tempo per andare a cambiare alcune cose successe nella storia e o nella nostra vita, quante volte ci siamo chiesti “cosa sarebbe successo se…?”. King entra nel mondo complicatissimo dei viaggi del tempo dove davvero il battito di una farfalla potrebbe rivoltarsi contro alla popolazione abitante la parte opposto del globo e creare situazioni apocalittiche.

Protagonista è Jake, un professore di inglese, ovviamente nel Maine, che vive una vita decisamente tranquilla da divorziato con un gatto. Un suo conoscente riuscirà a stravolgergli la vita facendogli scoprire un buco temporale nel retro del suo locale e chiedendogli di andare indietro nel tempo per salvare la vita a John Fitzgerald Kennedy. Nei suoi viaggi temporali Jack conoscerà nuovamente l’amore, rivivrà la sua carriera da insegnante e proverà a crearsi una seconda vita tranquilla e felice. Ma ragazzi stiamo parlando di King, credete davvero che filerà tutto liscio?


Voto: ★★★★✰

♫♪ In the mood – Glenn Miller

Per un momento tutto mi fu chiaro, e nei momenti in cui accade, vedi quant’è sottile il mondo. Non lo sappiamo tutti quanti, in cuor nostro? È un meccanismo perfetto e bilanciato di voci ed echi che fanno da rotelle e leve, onirico orologio che rintocca oltre il vetro degli arcani che chiamiamo vita. Oltre? Sotto? Intorno? Caos, tempeste. Uomini con martelli, uomini con coltelli, uomini con pistole. Donne che pervertono ciò che non possono dominare e denigrano ciò che non possono capire. Un universo di orrore e smarrimento circonda un palcoscenico illuminato, sul quale noi mortali danziamo per sfidare le tenebre.

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1 anno di Legger_mente!!!

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Esattamente un anno fa, il 15 giugno 2013, inaugurai questo piccolo spazio per parlare delle mie letture e condividere con voi i miei libri preferiti. Un anno è passato da quando ebbi quella insana idea di usare così il mio tempo libero (scherzo, ma mica tanto!) su consiglio di una mia amica e l’appoggio di mia sorella (sempre presente). Tra alti e bassi, questo blog ha resistito più di quanto pensassi, non è stato sempre facile ma vedere che siete sempre di più a leggermi mi conforta e mi invoglia a continuare questa avventura. I traguardi ottenuti sono tanti, mi avete commentato, consigliato, addirittura mi avete inviato i vostri romanzi e sono anche stata contattata da qualche piccola casa editrice. Purtroppo questo primo compleanno capita in un momento difficile a livello lavorativo, di ispirazione creativa e anche informatico (il mio pc è andato KO purtroppo quindi niente photoshop!). Avrei voluto organizzare qualcosa in grande, un bookaway o un concorso, ma non si è fatto nulla purtroppo. Ci ripenserò ai due anni!

Quello che ancora voglio dirvi, rischiando di risultare melensa e banale, è che la lettura può essere molto più di un passatempo. La lettura è un modo di vivere, è cultura, è conoscenza e apprendimento che fluiscono nel nostro cervello impigrito dalla quotidianità leggendo storie di altre vite, è ricordare alcuni aspetti del nostro passato, è migliorarci imparando dagli errori di altri, è vita. Non vergognatevi se piangerete alla fine di un banalissimo romanzo d’amore perché vuol dire che vi ha dato qualcosa, vi ha arricchiti e completati. Non nascondete il vostro amore per certi personaggi (io mi sono innamorata tantissime volte, di donne e di uomini!) perché hanno qualcosa che vi ricorda voi stessi o sono qualcuno che vorreste essere. E se leggete solo per addormentarvi più facilmente la sera, non consideratevi meno lettori di altri perché se c’è ancora uguaglianza nel mondo questa è proprio qui tra noi lettori occasionali e non, di classici o di romanzi rosa, di pesanti saggi e di libri umoristici. Non c’è un lettore migliore di un altro, siamo tutti accomunati dal vivere un’altra vita nel momento in cui apriamo per la prima volta un nuovo libro.

Buona lettura, allora, io vi aspetto sempre qui su Legger_mente!

Invisible Monsters – Chuck Palahniuk

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Quest’uomo è un genio. Questo ho pensato arrivando alla fine di Invisible Monsters. Per me Chuck Palahniuk è come Quentin Tarantino, David Lynch e Lars Von Trier fusi in una unica entità. Ogni volta che arrivo alla fine di un suo romanzo io mi sento allo stesso tempo vuota e piena di nuovi concetti, nuove visioni di vita, nuovi angoli della mente in cui stanare mostri surreali. Aghi, silicone, bisturi, operazioni per cambiare sesso, sangue, omosessualità, fottuta bellezza, abiti attillati, fucili caricati, vestiti da sposa in fiamme, ormoni, AIDS e malattie veneree, cicatrici, pizzi e toulle, flash, amore, morte, rinascita, passato, futuro e presente, mostri invisibili. Questo è Invisible Monsters, un’opera mostruosa a tratti, irriverente, sbagliata, immorale e senza senso.

Immaginatevelo poi con salti temporali pazzeschi e lo stile assolutamente cinico e conciso di Palahniuk. Un mondo nuovo fatto di ribellione e anticonformismo spinto all’estremo umano. Una scrittura che ti cambia e ti segna. Mi fermo qui, ancora sconvolta! Vi consiglio solo di leggerlo ascoltando Mondo Sex Head del malatissimo Rob Zombie, calza a pennello!


Voto: ★★★★✰

♫♪  Living dead girl – Rob Zombie

«Ora» dicono quelle labbra Plumbago «mi racconterai la tua storia come lo hai appena fatto. Scrivila tutta quanta. Racconta quella storia, ancora e poi ancora. Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte.» Quella regina Brandy punta verso di me un dito lungo e ossuto. «Quando capisci» dice Brandy «che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia» dice Brandy «allora riusciremo a capire chi sarai.»

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Olive Kitteridge – Elizabeth Strout

Olive Kitteridge


La pura quotidianità: questo è il tema di questa particolare raccolta di racconti mascherata in un romanzo premio Pulitzer del 2009. Elizabeth Strout riesce a descriverci la vita di una tranquilla cittadina del Maine che si affaccia sull’Atlantico, Crosby, un luogo come potrebbe essere anche una qualsiasi cittadina italiana. Tredici racconti ci accompagnano a conoscere alcune delle famiglie di Crosby con una generale disillusione agli affetti maturata con l’età. Quasi sempre protagonisti sono anziani o donne e uomini di mezza età, spesso delusi dai figli, spesso da se stessi.

Olive Kitteridge è proprio una di essi e ben rappresenta l’abitante medio di questa cittadina. Una donna forte e determinata, a tratti quasi maleducata, senza fronzoli e senza peli sulla lingua che arrivata alla vecchiaia cerca di vivere gli anni che le restano senza rimpiangere troppo il passato. Delusa dal figlio, rimasta sola dopo l’ictus del marito, Olive pensa spesso alla morte e alla malattia. Con i suoi pregi e i suoi difetti Olive è la donna che potremmo diventare.

Lo stile della Strout è intenso e semplice, estremamente coinvolgente e descrittivo nel giusto grado; ovviamente è una lettura che lascia l’amaro in bocca e che fa riflettere su come i rapporti con gli altri, soprattutto familiari, possano essere compromessi con facilità. Morte e malattia sono quasi sempre presenti e a tratti rendono abbastanza angosciante proseguire (ho trovato toccanti in modo quasi eccessivo i capitoli delle visite nella casa di cura); non mancano però i momenti di humor grazie alle battute e risposte taglienti di Olive. Questo romanzo fa pensare alla brevità della vita e alla voglia di circondarsi di persone che ci vogliono bene senza però scordare che la solitudine sarà sempre parte di noi. Si nasce soli e si muore altrettanto soli.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ We bought a zoo – Jònsi

«Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi.»

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Hashtag di lettura e autobiografie come “Rosso Istanbul” di Ozpetek

Oggi voglio parlarvi di un’iniziativa molto carina del canale Sky Arte Hd, un canale che deve essere davvero splendido anche se purtroppo io non ho Sky, che unisce la passione per la lettura con quella della fotografia. Quante volte ci mettiamo a leggere all’aperto in qualche luogo della nostra città? Che sia semplicemente un tram torinese d’inverno o un prato verde nel Canavese in piena primavera, anche se non lo faccio spesso, adoro leggere fuori casa. Se vi capita potete fotografare il vostro libro con lo scorcio del paesaggio che avete scelto come sottofondo e postarla su Instagram o Twitter utilizzando gli hashtag #librieluoghi e #Bookshow. Le foto verrano a formare una sorta di classifica e saranno comunque un ottimo modo per consigliare qualche vostra lettura che vi sta a cuore.

#LibrieLuoghi_Ragonese

Passando alla chiacchierata libresca di oggi, tendenzialmente i libri scritti da persone famose non mi fanno impazzire, soprattutto se sono quelle autobiografie fatte scrivere a qualche autore fantasma sicuramente sottopagato e pubblicizzate poi più del nuovo modello di iPhone. Un’eccezione è stata giusto il romanzo scritto da Carlo Verdone, La casa sopra i portici, bell’esempio di autobiografia famosa non troppo enfatizzata sull'”io, me e me stesso”. Non ho ancora capito fenomeni letterari come la biografia di Steve Jobs – pare che tutti ne abbiano una copia a casa stile Bibbia – o le biografie dei calciatori da regalare a Natale (anche no eh!). Adoro invece le biografie di personaggi famosi della storia antica e recente possibilmente se corredati da documenti e, dove possibile, fotografie. Sarò che sono un’archivista?


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Alla Feltrinelli mi era rimasto impresso il romanzo scritto da Ferzan Ozpetek, il famoso regista turco naturalizzato italiano che ha girato film diventati famosissimo come Le fate ignoranti e Saturno contro. Per snaturare un po’ dalla solita autobiografia “sono nato qui e ho fatto questo” Ozpetek utilizza la tecnica del doppio personaggio. I capitoli si alternano tra i ricordi d’infanzia del regista e le vicende di una donna di mezza età che in una vacanza a Istanbul vede crollare tutte le sue certezze e decide di godersi la vita in modo nuovo guardando il mondo con occhi diversi. Credo però che l’effetto voluto di spezzare l’attenzione del lettore in due non sia riuscito del tutto. Mi spiego: la vita di Ozpetek è interessante e soprattutto descritta molto bene con alcune istantanee di Istanbul che ci scorrono davanti agli occhi in un trionfo di suoni e immagini; l’ipotetica vicenda della donna di mezza età mi sembra invece accampata per aria e alla fin fine non vedevo l’ora di finire i suoi capitoli. L’idea poteva essere un successo, ma forse sarebbe stato opportuno ampliare la vicenda e renderla più credibile ai fini di carpire meglio l’attenzione del lettore.

Ovviamente poi per dare un senso a tutto le vite dei due in qualche modo dovevano incrociarsi, non una ma più volte, e mi sta bene che il mondo sia piccolo ma non è un po’ forzato? A questo punto avrei davvero preferito un’autobiografia di stampo classico. Tre stelle se le aggiudica comunque per la facilità di lettura e le belle descrizioni di Istanbul.

Tema centrale è comunque l’amore, che sia finito, tradito e illusorio oppure fresco, vivo, omosessuale e legato al passato l’amore è presente nella vita di ciascuno di noi e la plasma di conseguenza in modo ineguagliabile. Niente è più importante dell’amore ci viene detto. E così è.


Voto: ★★★✰✰

♫♪ Sulle labbra – Afterhours

Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incedio che un cuore d’inverno.

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