La classifica del mese – Maggio ’14

maggio

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Il cavaliere dei sette regni – George R. R. Martin

Sono una fan sfegatata delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, e chi non lo è verrebbe da chiedersi? Beh a parte il fatto che ho totalmente rinnegato la serie televisiva, sono qui con l’ansia che mi corrode dentro visto che dopo 12 libri (in versione italiana) il buon Martin pare essere entrato in crisi lasciandoci tutti col fiato in sospeso. Insomma un po’ come un tossicodipendente in crisi di astinenza alla ricerca di una dose io sono in attesa di The winds of winter con molto accanimento. Blog e forum sull’argomento ce ne sono a migliaia e qui non voglio toccare i soliti argomenti tipo quanto facciano schifo le scelte editoriali italiane a riguardo o improbabili teorie di finale se il sadico George dovesse avere un attacco di cuore prima di decidersi a concludere il tutto.

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Qualche settimana fa faccio un salto alla Feltrinelli di Torino e non mi vedo lì bello in mostra questo volume firmato George R. R. Martin intitolato Il cavaliere dei sette regni??? Peraltro viene definito come “indissolubilmente legato” alle Cronache e “un imperdibile prequel” delle vicende narrate nella famosa saga. Esaltatissima e praticamente con rivoli di sudore freddo sulla schiena (ma forse quelli erano dovuti all’aria condizionata…) decido che DEVO leggerlo. Premetto che il prezzo si aggira sui 18€ cartaceo e 11€ in e-book (già buono che lo abbiano fatto).

Il libro consta di tre racconti che narrano le vicende di Dunk e del suo scudiero Egg (non vi anticipo chi saranno perché è forse l’unica cosa che può invogliare a leggerlo, ovviamente se non leggete il risvolto di copertina dove si elencano praticamente tutti i fatti salienti del romanzo) circa 100 anni prima degli eventi narrati nelle Cronache. Veniamo catapultati in un mondo ancora dominato dai Targaryen, giusto con qualche avvisaglia della decadenza, in cui ancora c’è tempo e voglia di festeggiare avvenimenti e matrimoni con tornei e competizioni fra cavalieri senza avere lo scopo di sterminare intere dinastie… Ecco quindi cavalieri erranti che hanno ancora un briciolo di umanità e possono scorrazzare abbastanza tranquillamente per il regno senza incappare in guerre e battaglie.

Innanzitutto aspettatevi di avere una confusione pazzesca con i nomi dei Targaryen, sono tantissimi e spesso molto simili tra loro; inoltre la narrazione prosegue veloce accostando nomi e personaggi diversi nella stessa frase per poi proseguire con pagine e pagine in cui praticamente non accade nulla. Lo stile di Martin è molto diverso e a tratti davvero noioso e prevedibile. L’ultimo racconto pare quasi tagliato brutalmente sul finale, giusto con un rimando all’odioso Walder Frey qui bambino.

La Delusione. Praticamente è come quando hai una voglia matta di pizza e devi accontentarti della pizza Regina surgelata in frigo. Sempre pizza è per carità, ma non ti lascia certo soddisfatto arrivato alla fine.

Temo si tratti davvero di una strategia commerciale di bassissima qualità visto che i tre racconti erano stati pubblicati da Martin anni fa (1998, 2003, 2010) e sicuramente non considerati da lui come un unico volume definito Il Prequel delle Cronache con slogan tipo “Tutto è cominciato qui”. Ma daiiii! Questa è un’immensa presa per i fondelli di tutti gli appassionati al genere. Almeno poi avessero inserito il suo ultimo racconto che narra la danza dei draghi e che forse potrebbe anche essere considerato davvero un inizio. Va beh, sono abbastanza basita e se devo essere sincera vi consiglio di non acquistare il volume. Non ne vale davvero la pena! Piuttosto cercate questi racconti nelle raccolte originali in cui erano stati pubblicati, probabilmente vi costerà anche meno!

Voto: ★★✰✰✰ e mezzo

flop

La scomparsa di Massimiliano Arlt – Primo Canu

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La Ellera Edizioni è una giovanissima casa editrice volta alla pubblicazione di libri digitali che ha trasportato su e-book alcune opere della Scapigliatura e che ora ha inaugurato una speciale collana dedicata ai nuovi talenti letterari italiani aiutandoli a venire alla luce e ad emergere dall’oceano immenso di produzioni letterarie. Una ventata di freschezza da ammirare per il coraggio di lanciarsi solo sul digitale e la volontà di dare spazio ai giovani. Questo di cui parlo oggi è proprio il primo romanzo della collana chiamata “Letteratura Italiana Sommersa”, si intitola La scomparsa di Massimiliano Arlt  l’autore è l’esordiente Primo Canu e qui troverete una sua bella intervista.


Massimiliano Arlt ti entra dentro. Sarà perché potrebbe essere davvero uno di noi ventenni, uno che avrebbe potuto diventare il classico odioso figlio di papà ricco e snob ma che invece è un ragazzo intelligente interessato più a filosofi e opere letterarie di spessore piuttosto che  alle teorie politiche di suo padre; sarà che potrebbe essere uno di noi decidendo di accontentare i genitori e iscriversi ad Economia ma coltivando sempre la sua passione per le materie umanistiche; sarà perché si innamora senza remore della bella e soprattutto sveglia Linda tanto da seguire le sue stesse lezioni per conquistarla; sarà perché quando il loro amore sboccia ti si rizzano i peli delle braccia e ti sembra di essere lì a viverlo con loro. Max è puro e genuino, un prodotto nato dal benessere degli anni in cui la DC aveva tutto, senza rendersi conto che forse era lo stesso di non avere nulla in quegli anni di infiltrazioni mafiose e corruzione. E questa è la storia del suo rapporto col padre che da un’adorazione infantile si tramuta in scatti di odio improvvisi, e di quello con la madre, un’eterna bambina viziata che nasconde una incredibile debolezza interiore; ma soprattutto del rapporto che Max ha con se stesso. Max sbaglia e fa scelte che alcuni potrebbero non capire, ma sono scelte vere e di questi tempi trovare la sincerità e la semplicità in un personaggio non è così banale.

La struttura narrativa spezza in due sezioni nette il romanzo: nella prima viene narrata la storia di Max dalla nascita fino ai vent’anni circa, tra i capitoli che narrano gli eventi di una vita spiccano quelli di un Max già maturo che parlando con il suo psicologo ricorda alcuni momenti vissuti col padre, positivi e negativi, ripercorrendo la sua infanzia; nella seconda – costituita dalla seconda e terza parte – si narra di come la sua vita proceda in seguito alla morte del padre, con cambiamenti evidenti e un nuovo personaggio misterioso che entra a far parte dell’esistenza sconvolta di Max rendendo le atmosfere più cupe e ansiose e avvicinandolo al thriller. Le due sezioni si contraddistinguono anche da un diverso stile utilizzato: nella prima, e in particolare nei primissimi capitoli, prevale l’uso di periodi brevissimi e una punteggiatura che si focalizza quasi del tutto sull’uso del punto; mano a mano che si prosegue nella lettura è come se il linguaggio si evolvesse a pari passo con l’evolversi della trama e le descrizioni si fanno più precise e complesse sfiorando quasi la poesia.

«Lo vedo al tavolo della veranda attraverso il vetro della finestra. È all’ombra, ma il giardino è martellato dalla luce gialla che viene giù a picco e scalda tutti i verdi. Per cui anche nel blu dell’ombra c’è una velatura dorata. È per via dell’aria che è piena di luce. […]

Il senso su cui Canu si focalizza è la vista: il tema del colore è ripreso in più parti del romanzo. Che sia la luce che filtra dalle persiane in un pomeriggio d’estate o il bagliore metallico di un fulmine durante un temporale, il senso della vista acutizza ogni aspetto della trama rendendoci partecipi e complici di ogni ricordo presente nella mente di Max. L’aspetto cromatico è un perfetto mezzo per tornare indietro al passato, per riaprire le vie occluse del nostro cervello ai ricordi, belli e dolorosi che siano.

Il finale aperto come aperto è il futuro di ogni ventenne lascia comunque soddisfatto il lettore che quelle 164 pagine se l’è davvero divorate con gli occhi, letteralmente!


Voto: ★★★★✰

♫♪ Starless – Verdena

Ricordare- nell’etimo – significa rimettere nel cuore. Rimettere nel cuore significa rivivere. Il punto è che la cosa ricordata ha un effetto sul cuore nel presente. Non come fosse reale, ma quasi. Il pensiero propriamente detto nasce nell’uomo con l’abitudine a maneggiare gli oggetti della memoria. Il primo uomo che ha ricordato ha rivisto il non più visibile, e rivedendolo lo ha rivissuto. Se lo è ritrovato davanti per la prima volta. Il passato si ripresentava in lui spontaneamente. E se n’è presto scoperto padrone.

sulcomodino

Due romanzi per prepararci all’estate

Visto che qui al nord fino a ieri diluviava e a guardare fuori sembrava di essere a Novembre, con incredibile puntualità io decido di scrivere di due romanzi che in qualche modo credo siano piacevoli da leggere in estate e spunta il sole, sarà un segno del destino? Se devo essere sincera avevo già fatto un post simile quasi subito dopo la nascita di questo blog (qui!), ma in questo caso si tratta di due letture fatte ultimamente che mi ispirano moltissimo estate.


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Nel primo caso si tratta di un romanzo molto leggero che si legge tutto d’un fiato: La sottile linea scura di Joe R. Lansdale. È il classico romanzo di formazione narrato da un anziano che ricorda gli avvenimenti di quando era un ragazzino nell’estate 1958 in una cittadina del Texas. Tutto inizia con un cofanetto trovato sepolto nei pressi del drive-in che i suoi hanno acquistato (e già la parola drive-in dovrebbe convincervi!) all’interno del quale si trovano diverse lettere d’amore. Inutile dirvi che succederà davvero di tutto; il mistero si infittisce sempre più in ogni avventura del giovane Stanley tra le perplessità che nutre il ragazzo nei confronti del razzismo pervasivo dell’epoca, la grandissima Rose Mae un donnone che si occupa pigramente di fare le pulizie ma risulta una cuoca sublime, un cagnolino coraggioso e Buster un ex poliziotto che aiuterà il nostro piccoletto a indagare sul caso. Fino all’ultimo si sta col fiato sospeso e risulta sempre piacevole leggere gli Stati Uniti degli anni ’50 tra rock’n’roll, fast food e cinema americano. Stile semplice e ironia invogliano a proseguire la lettura che, a mio parere, sarebbe perfetta anche sotto l’ombrellone. Temi principali sono il rapporto con la famiglia, la lotta contro il razzismo, l’atmosfera americana così piacevole per i bianchi meno per i neri, l’entrata a pieno titolo nell’adolescenza e la relativa maturità.

Voto: ★★★✰✰ e mezzo

♫♪ Hound Dog – Elvis Presley

Nell’invecchiare – e, in realtà, non è che sia poi così vecchio: neanche arrivo ai sessanta – scopro che per me il passato ha più importanza del presente. Non sarà un bene, però è la verità. All’epoca, tutto era ben più intenso. Il sole era più caldo. Il vento più fresco. I cani più svegli.


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Il secondo romanzo è decisamente più corto ma di un genere totalmente diverso, Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti. È un saggio introspettivo e riflessivo sulla montagna che per me profuma d’estate – anche se è narrato dalla fine dell’inverno fino a metà autunno – perché per me l’estate è da sempre costellata dalle passeggiate in montagna fatte con mio papà. Di Cognetti ovviamente ho adorato Sofia si veste sempre di nero (che è entrato nella mia top 23) e ho avuto il piacere di sentirlo parlare alla scorsa edizione de La grande invasione – Festival di lettura di Ivrea (tra pochi giorni si replica e io sarò in prima linea!). Riesco comunque a capire la necessità di prendersi una pausa da tutto e immergersi nella natura, nella solitudine della montagna, nel contatto con la fauna selvatica dei nostri monti. E sarà che parla di posti che per me sono dietro casa, sarà che scrive così bene, io mi ci sono immedesimata del tutto e ho centellinato le pagine per godermele. Peccato sia così breve, ho pensato! Ma forse se fosse stato più lungo non sarebbe risultato così intenso. Non preoccupatevi, è un libro semplice che adorerete se amate le passeggiate in montagna. Cliccando qui troverete le splendide parole che usa Cognetti nel suo blog per descrivere il suo ultimo romanzo. Peraltro oltre ad avere una bellissima copertina contiene delle splendide citazioni e dei riferimenti a diverse letture sulla montagna.

Voto: ★★★★✰

♫♪ Long Nights – Eddie Vedder

[…] avevo così tanti me tra i piedi che a volte la sera uscivo, e andavo a fare un giro nel bosco per stare un po’ da solo.

Cent’anni di solitudine – Gabriel García Márquez

Maggio fatti coraggio. Totale apatia in questo mese di maggio in cui ancora non ho capito come vestirmi, sto tentando di prendere il sole e faccio finta che prima o poi le cose riusciranno a migliorare. Comunque, dopo questa parentesi di inutilità deprimente, voglio parlarvi di un grande romanzo del ‘900 entrato ormai tra i più grandi classici del passato. Brevemente perché la pigrizia avanza e non riesco a scrivere qualcosa di decente da giorni.

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Gabriel Garcìa Màrquez, un grande scrittore del ‘900 insignito del Premio Nobel nel 1982, ci ha lasciati circa un mese fa. Di lui ho adorato L’amore ai tempi del colera ma mi sono resa conto che il suo più famoso lavoro, considerato la seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, ancora non lo avevo letto. Lo iniziai durante le medie ma giacque abbandonato finché non dovetti restituirlo in biblioteca e da lì me ne dimenticai.

Cent’anni di solitudine è la storia di una famiglia, i Buendìa, fondatrice del paesino di Macondo; sette generazioni si susseguono attraverso personaggi totalmente fuori dal comune, storie d’amore impossibili, sogni politici utopistici ma non troppo, colpi di stato e morti tragiche.

Come già il titolo ci suggerisce, la tematica è a sfondo tendelzialmente pessimista; spesso i personaggi si rinchiudono in se stessi ma anche fisicamente in una stanza o in una villa abbandonata. La solitudine è una sensazione con cui l’uomo deve necessariamente fare i conti, anche in una famiglia così numerosa come quella dei Buendìa. L’uomo vuole progredire e migliorarsi ma spesso si rende conto di non riuscire nell’intento o di riuscirci solo in parte cadendo in una situazione di depressione e crisi dei valori.

Il colonnello Aureliano Buendía comprese a malapena che il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine.

Cataclismi naturali come una pioggia che durerà anni e eventi drammatici fanno da sfondo soprattutto alla seconda parte del romanzo, come a sottolineare che non sempre il progresso porta ad una migliore condizione di vita per l’uomo, non a caso i disastri succedono in seguito alla costruzione della ferrovia attraverso la foresta colombiana.

Erano le ultime cose che rimanevano di un passato il cui annichilamento non si consumava, perché continuava ad annichilarsi indefinitivamente, consumandosi dentro di sé stesso, terminandosi in ogni minuto ma senza terminare di terminarsi mai.

Grande spazio viene dato ai personaggi femminili, che siano fragili o forti come la capostipite, muoiano giovanissime o vivano più di cent’anni, ebbene la donna ha un ruolo guida in molti casi. La forza di andare avanti, di appoggiare o contrastare le idee dei mariti, ma anche di lottare per un amore impossibile o di opporsi a qualsiasi tipo di amore, sono il punto di forza di questo romanzo che non è comunque povero di critiche indirette a gelosie e comportamenti che appaiono insensati. L’amore gioca un ruolo fondamentale in tutti i romanzi di Marquez, forse l’unica nota di gioia ma anche di disperazione che può davvero redimere l’uomo.

Lei lo lasciò finire, grattandogli la testa con i polpastrelli delle dita, e senza che lui le avesse rivelato che stava piangendo d’amore, lei riconobbe immediatamente il pianto più antico della storia dell’uomo.

Anche il tema politico è forte: aver voglia di ribellarsi e portare avanti le proprie idee, di sovvertire l’ordine del sistema, di cambiare le cose è un messaggio importante, ma anche illusorio: la guerra spesso porta a cambiamenti diversi da quelli previsti ed è comunque un’azione che intacca la società:

Non immaginava che era più facile cominciare una guerra che finirla.

Il potere è importante, riuscire a conquistarlo innalza l’uomo, ma cosa succede se le idee che si avevano non riescono a prendere piede? Subentra la delusione,

L’ebbrezza del potere cominciò a decomporsi in raffiche di disagio.

Era arrivato alla fine di ogni speranza, più in là della gloria e della nostalgia della gloria.

Tematica importante è il passare inesorabile del tempo che assume una concezione ciclica e ripetitiva, una sensazione di tornare sempre a punto di partenza, di dover ricominciare da capo. Il tempo che passa si abbatte come il vento sulle fondamenta della casa, sulle innumerevoli stanze, sui ricordi dei personaggi, sui primi amori che a volte tornano a galla e sui morti che a volte ritornano a farci visita. Nulla può fermare la classidra che avanza, ogni singolo granellino di sabbia che cade reca una conseguenza nel piccolo ecosistema della villa dei Buendìa finché anche la villa finirà per essere abbandonata al suo destino.

«Cosa ti aspettavi?» sospirò Ursula. «Il tempo passa.» «Così è,» ammise Aureliano, «ma non tanto.»

Fortuna e sventura si alternano in un susseguirsi di eventi che in certi casi quasi sopraffaggono il lettore. Ovviamente lo stile di Màrquez è unico, inimitabile e rende questo romanzo un capolavoro della letteratura. Io personalmente ho impiegato molto a leggerlo e sono stata abbastanza in difficoltà nell’associazione nome/personaggio (i nomi sono davvero sempre gli stessi!); vi consiglio perciò di stamparvi l’albero genealogico che trovate su wikipedia. Detto questo, una breve chiacchierata considerando ciò che si potrebbe dire su questo capolavoro, preparatevi a una lettura complicata ma allo stesso semplice veloce dove i personaggi si susseguono a ritmi serrati e saltare una pagina potrebbe compromettere l’intera struttura della trama.

Voto: ★★★★✰ e mezzo

♫♪ Macondo Express – Modena City Ramblers


 Lei pensava che l’amore fatto in un modo sconfiggeva l’amore fatto in un altro modo, perché era tipico della natura degli uomini ripudiare la fame una volta soddisfatto l’appetito.

Allora cominciò il vento, tiepido, incipiente, pieno di voci del passato, di mormorii di gerani antichi, di sospiri di delusioni anteriori alle nostalgie più tenaci.

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Un salto in libreria: i libri di ricette che vorrei

Se il mondo dei libri sta incontrando un notevole declino e una impressionante crisi di vendite, quello che però ancora attira moltissimi compratori sono i libri di ricette. Il tempo passa e ai libri abbiamo sostituito tv, tablet, smartphone sempre più tecnologici, si perde il tempo libero sulle chat di facebook o guardando l’ennesima serie televisiva intripposissima ma si deve pur sempre mangiare! E visto che c’è crisi e non si va più tanto spesso a rifocillarci in qualche ristorantino, meglio arrangiarsi da sé.

Io non sono certo una cuoca provetta, anzi! Posso però affermare con assoluta certezza che molte delle ricette che troviamo online non sono un granchè affidabili (salvo qualche splendido blog un po’ sfigatuccio) e sono totalmente sballate come ingredienti. L’ultimo che è notato è stato un plumcake al grano saraceno che avrebbe dovuto comporsi di 300 gr di farina e solamente un cucchiaio di olio e un vasetto di yogurt (ma come la mescoli sta roba?).

Personalmente credo di poter affermare che avere un buon libro di ricette possa essere la soluzione più adatta sia perché ci evita di stamparci la ricetta dal computer sia perché spesso è più affidabile di tante altre ricette che sono accompagnate da foto falsissime trafugate chissà dove.

Fate un salto in libreria e cercate quei libri meno pubblicizzati (dimenticatevi Benedetta Parodi e le altre galline che pubblicano ricette di altre persone a proprio nome e sono delle incapaci totali), possibilmente con una bella grafica e impaginazione, di formato medio-grande (quelli tanto piccoli sono comodi da inserire in libreria ma scomodissimi mentre si cucina) e con foto splendide che mostrano bene il risultato finale.

Io vi propongo una piccola selezione di quelli che ho sfogliato ieri in libreria e che vorrei avere (il primo l’ho anche regalato al mio fidanzato cuoco vegetariano ed è davvero splendido!).


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Vegetariano gourmand di Hugh Fearnley-Whittingstall, 25€, 416 pp.

Più di 200 ricette per invogliarci a mangiare più verdure senza volerci convincere a diventare vegetariani ma semplicemente a sostituire un po’ di più la carne per alimentarci in modo sano e dimostrare che le verdure non sono solo un contorno. Caratteristica di questo libro splendido sono delle ricette gustose ma non troppo complicate da fare, una spiegazione chiara, una impaginazione che permette immediatamente di focalizzare i punti interessanti (ingredienti, tempo, porzioni) e delle splendide foto accompagnate da disegni!

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La cucina di montagna. Tutta l’Italia d’alta quota in 315 ricette della tradizione di Francesca Negri, 16€, 176 pp.

In questo splendido libro di ricette ma non solo si riscopre la cucina tradizionale di montagna; dalla Valle d’Aosta alla Calabria ricette gustose vengono intramezzate con la storia delle tradizioni e dei popoli che hanno vissuto tra i monti con uno spaccato di caratteristiche linguistiche e culturali.

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Cucina medioevale di Trude Ehlert, 18€, 240 pp.

Volete dare una festa in casa vostra e non avete idea di cosa cucinare per essere originali e divertenti? Io un bel banchetto in stile medioevale lo organizzerei (sapete che sono appassionata di storia)! Ricette e storia ci dimostrano che il tempo passa ma tante tante cose restano quasi del tutto uguali.

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Ricette e segreti dei monasteri di Gilles e Laurence Laurendon, 25€, 272 pp.

Sempre all’insegna di ricette semplici e della tradizione, questo libro mi ispira moltissimo anche per la presenza di ricette di confetture, liquori e elisir. Ha un non so che di misterioso e intrigante che invoglia a comprarlo!

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La piccola cucina parigina. I classici francesi rivisitati in chiave semplice e fresca di Rachel Koo, 32€, 288 pp.

Questo libro è già più famoso e un po’ datato ma solo il titolo ispira moltissimo! Sarà che quando sono stata a Parigi ho mangiato davvero benissimo, questo libro raccoglie molte ricette della cucina francese dalle più semplici alle complesse rivisitate anche per che non è Julia Child!

Hannibal Lecter in tutte le sue forme

In queste settimane mi sono dedicata ad un personaggio piuttosto macabro della narrativa e del cinema americano: il Dottor Hannibal Lecter. Si può dire che dopo quattro romanzi, cinque film e una serie televisiva io praticamente conosca Hannibal di persona. Hannibal Lecter è un assassino seriale antropofago con origini lituane e italiane, unico sopravvissuto della sua famiglia alla Seconda Guerra Mondiale vivrà dapprima a Parigi, dove inizierà a studiare medicina, e successivamente negli Stati Uniti dove si specializzerà in psichiatria e criminologia.


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Partiamo dai romanzi: in ordine di pubblicazione Il delitto della terza luna meglio conosciuto come Red Dragon, Il silenzio degli innocenti, Hannibal e Hannibal Lecter – Le origini del male. Le peculiarità di ogni romanzo sono essenzialmente il punto di vista mobile tra un personaggio principale (nei primi tre quasi sempre un poliziotto, nell’ultimo lo stesso Hannibal) e i personaggi secondari (tra cui l’assassino di turno e le sue vittime), e uno stile semplice fatto da brevi periodi e descrizioni concise e precise. Insomma hanno decisamente le caratteristiche dei gialli ma con un tocco in più, direi quasi più sensibile, che, anche a una come me che non impazzisce per il genere, fanno apprezzare ogni pagina. Ovviamente delle differenze vengono alla luce tenendo presente che ogni libro è stato scritto con diversi anni di differenza tra i precedenti e i successivi, forse quello più particolare è l’ultimo che racconta la vita di Hannibal e, almeno per la prima metà, appare un romanzo più classico sfociando nel thriller solo successivamente. Quest’ultimo romanzo è anche il più enigmatico: ho adorato la prima parte che ci porta dai boschi lituani durante la Seconda Guerra Mondiale ad una splendida Parigi del dopoguerra con piacevoli riferimenti alla cultura giapponese; la seconda parte mi è parsa davvero un po’ affrettata ma capisco non sia facile avere a che fare con il momento in cui Hannibal si trasforma ufficialmente in mostro.

Voto: ★★★★✰  (media tra i quattro)

«Il piccolo Hannibal è morto nel 1945 là fuori nella neve, cercando di salvare la sorella. Il suo cuore è morto con Mischa. Che cos’è ora? Non c’è una parola per dirlo. In mancanza di meglio, possiamo chiamarlo mostro.»


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Le pellicole cinematografiche sono davvero molto note grazie all’interpretazione da premio Oscar vinto da Anthony Hopkins nel ruolo di Hannibal che suscitò ammirazione e fu molto studiato dall’attore che si basò sul comportamento tenuto da veri serial killer. Sono certa che quasi tutti voi avete visto almeno una di queste trasposizioni cinematografiche o almeno le scene memorabili come quella in cui Hannibal afferma di essersi mangiato il fegato di un fastidioso assistente del censimento con fave e un buon Chianti (nel romanzo però è Amarone!). Ebbene devo ammettere che i film mi sono sempre piaciuti ma una volta letti i romanzi alcune differenze sono abissali. Credo che si possa salvare solamente Il silenzio degli innocenti come attinenza. Ogni film è stato girato da un regista diverso e non mi soffermerò sulle varie differenze tra romanzo e libro (potete leggervele su Wikipedia se volete!), io personalmente ho trovato piacevole la visione di tutti anche grazie alla presenza di attori di un certo calibro (Jodie Foster, Edward Norton, Ralph Fiennes, Emily Watson, Julianne Moore e un Gary Oldman davvero irriconoscibile) tranne l’ultimo. Hannibal Lecter le origini del male è davvero pessimo. Già il romanzo lo avevo trovato poco studiato nella seconda parte, il film avendo sputtanato tutta la prima parte scade dopo 5 minuti di visione. Da segnalare una pellicola più vecchia e poco conosciuta: Manhunter. Basato su Red Dragon, lo cito giusto per la presenza di un Grissom di CSI decisamente più giovane e una costante musichetta anni ’80 come sottofondo (a parte gli scherzi, non è così male ma William Petersen nun se po’ vedè!).

Voto: ★★★✰✰ (media tra i cinque)

Il desiderio nasce da quello che osserviamo ogni giorno.


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L’anno scorso è nata anche una serie tv americana incentrata proprio sulla figura del nostro Hannibal e su quella di Will Graham, protagonista del primo romanzo Il delitto della terza luna. Io lo sto seguendo in italiano perciò ho visto solamente la prima stagione ma deo dire che mi ha intrigata moltissimo tanto che le 13 puntate me le sono sciroppate in meno di 24 ore (forse ho stabilito un record personale!). In realtà si prende spunto dalle vicende antecedenti il romanzo che nelle pagine del libro vengono appena accennate, in connubio però a una serie di altri omicidi e assassini inventati ad hoc. Punto di forza oltre ad un’ottima regia anche i due attori principali, in particolare il bravissimo Mads Mikkelsen nel ruolo di Hannibal. Insomma in attesa della seconda stagione non posso che consigliarvi di vederlo!


Alla fine di questo viaggio conoscitivo del Dottor Hannibal Lecter devo ammettere che è uno dei personaggi meglio studiati che si possano creare. Ovviamente la sua figura è stata inventata basandosi su serial killer reali, ma la particolarità del suo essere così educato, l’importanza che dà alla cultura e all’arte italiana, l’intelligenza fuori dal comune non possono non farci provare una punta di simpatia nei suoi confronti. Non stupisce quindi che tanto sia stato scritto, letto, girato e creato intorno alla sua figura immaginaria.