Cose che nessuno sa

Cose-che-nessuno-sa-di-Alessandro-D-Avenia

Capita a volte di vedere in libreria alcuni titoli e rendersi conto immediatamente dell’inutilità e dello scopo puramente commerciale che hanno. L’editoria è sempre più proiettata verso il guadagno, pare che poco importi ormai la qualità del prodotto o la capacità dell’autore. Così ci troviamo come bestsellers romanzi scadenti e di una banalità sconcertante.

Questo è il caso di Alessandro D’Avenia. Professione ufficiale: professore. Professione secondaria (sicuramente più redditizia): scrittore di romanzi inutili in cui casualmente compare inesorabilmente un insegnante di lettere affabile, simpatico, benvoluto dai suoi alunni (a cui fa amare la propria materia) e incredibilmente preparato.

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Le trame sono sempre riferite ad adolescenti del liceo decisamente improbabili, fuoriluogo e totalmente stereotipati. Esattamente come i ragazzi vengono visti da ogni professore: come se fossimo un branco di pecoroni tutti uguali. Questa la trama del suo secondo romanzo (SPOILER ALERT): Margherita è una ragazza che soffre per l’abbandono del padre scappato nella casa al mare, durante il primo giorno di scuola si innamora di un ragazzo più grande (solito teppistello, bello e dannato) che si innamora di lei a sua volta. Un bel giorno decide di partire per cercare il padre con il ragazzo (che guida da Milano a Sestri senza patente), qui rischia di essere violentata e poi subisce un incidente stradale (che sfiga oh!) e rimane in coma farmacologico per qualche tempo. Alla fine la ritroviamo diciannovenne, prossima a intraprendere la carriera di attrice con mammina e papino che tornano ad amarsi come prima e quell’anticonformista del ragazzo che a 22 anni si sta per laureare in giurisprudenza (si, come no…).

Tutta la banalità del caso condensata in un finale veramente inutile, in un romanzo contornato da frasi volutamente ricercate e citazioni “ad effetto” per conquistare un pubblico giovanile. Tanta perplessità.

Posso salvarlo in extremis per il personaggio della nonna di Margherita, abbastanza simpatico e studiato, e per alcune descrizioni di paesaggi (qui riporto quella della città di Genova).

Cose che nessuno sa: per esempio, come caspita sei riuscito a farti pubblicare???

Voto: ★✰✰✰✰

Ogni città ha il suo genio, la devi strofinare perché esca fuori. Ti ci devi strusciare contro, toccare i muri, annusare le strade, ascoltare i nomi delle vie e delle persone. Genova sembrava un paguro, nascosto in una conchiglia a chiocciola, abbarbicato su una roccia battuta dal mare instancabile. La brezza saliva verso i vicoli come il mare nei meandri di una conchiglia, e si intrufolava nei carruggi tra le pieghe dei panni stesi e le persiane, sino a sfuggire oltre il cielo. La luce mescolata all’aria sembrava una mano che accarezza la pelle di una donna dalla bellezza stanca e dai capelli sciolti. Molte bandiere sventolavano sugli alberi di barche, i cui scafi beccheggiavano con ritmici battiti metallici, e tubavano tra loro come piccioni. Il vento sibilava insinuandosi in quella foresta di pennoni e vele, e c’era da impazzire di fronte a tanta libertà di partire, perdersi, e forse tornare.

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4 pensieri su “Cose che nessuno sa

  1. Tempo fa lessi ‘Bianca come il latte, rossa come il sangue’; che dire… meh. Avevo buone aspettative per quel libro: Alessandro D’Avenia mi sembrava una bella persona, una che sapesse il fatto suo e che non avesse paura di dirlo, un autore che scrivesse libri perché amava farlo e non per altri e meno nobili scopi. Non c’è bisogno di dire che sono rimasta abbastanza delusa. Trama con spunti interessanti, ma trattata in maniera banale, personaggi insipidi e stereotipati, tecnica di scrittura modesta e stile finto colloquiale abbastanza irritante. Pensavo fossero pecche imputabili all'”opera prima”, ma vedo che la solfa non è cambiata… Poi la fissazione nel trattare tematiche tragiche e strappamutande (leucemia, morte, stupro, incidenti stradali, coma farmacologici e chi più ne ha più ne metta) sta diventando una cosa abbastanza stucchevole, per non dire decisamente fastidiosa! Ma è possibile che di giovani non si possa parlare in altra maniera se non questa?

    • E’ proprio quello che mi chiedo io. Fa rabbia pensare a questi autori che con un concentrato di banalità entrano nell’olimpo degli scrittori e riescono anche a vedere la trasposizione cinematografica dei loro romanzi e poi autori con una tecnica e una capacità senza pari regalano i propri e-book sul web sperando in un passaparola abbastanza ampio da essere notato da qualche casa editrice minore. D’Avenia afferma a fine libro di aver apprezzato tutte le critiche e di essere cresciuto nel suo secondo romanzo. Io lo trovo inutile quanto il primo, soprattutto a causa di questi traumi forzati (in una sera un tentato stupro e un incidente stradale?) come dici tu “strappamutande”. Se proprio vuoi metterceli sii tragico fino in fondo ed evita questi happy ending zuccherosi e frivoli.

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