Postmodernismo splatter e cannibalismo PULP

Gli anni ’90 sono stati teatro di un nuovo tipo di letteratura, inizialmente forse un po’ di nicchia ma esplosa poi con un notevole successo grazie al forte realismo da cui è caratterizzata: sono i “cannibali” conosciuti anche come “scrittori dell’eccesso” o semplicemente “pulp”. Un gruppo di giovani scrittori senza pudore che ha deciso di cambiare i connotati alla solita letteratura e crearne una molto più violenta, realistica, splatter, senza valori o coscienza. Si tratta di una vera e propria avanguardia costituita da romanzi che narrano per la maggior parte dei casi di adolescenti ribelli, consumo esagerato di alcol e droghe di ogni genere e tipo, rock’n’roll di sottofondo e tanta, tanta violenza gratuita. Possono essere definiti romanzi horror ma rinchiuderli in una così banale e ristretta categoria sarebbe impossibile.

L’epiteto “cannibali” nasce dalla raccolta di dieci racconti intitolata Gioventù cannibale pubblicata nel 1996 (stesso anno di uscita di Fight Club del grande Chuck Palahniuk). La grande novità sta nello stile, nell’uso fuori dal comune della punteggiatura e nell’italiano utilizzato: pieno di neologismi e così vicino al parlato e allo slang giovanile da mettere in difficoltà il lettore nelle prime pagine.

Tra gli autori di questo movimento c’è il super-affermato Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Tiziano Scarpa, Isabella Santacroce e Enrico Brizzi. Di quest’ultimo ho appena concluso Bastogne, romanzo uscito appena dopo il famosissimo Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Bastogne

Il romanzo è una specie di Pulp Fiction italiano (anche se ambientato in Francia) con rapine, uso di droghe, violenze sessuali, omicidi, vespe truccate (verdi e con sedili dalmata) e buona musica (dai Cure a Siouxsie, dai Public Image Ltd. ai Velvet Underground). Ne fuoriesce un concetto di amicizia particolarmente astratto, applicabile a questo contesto di degenerazione dei valori comuni. Da questo romanzo è stata anche tratta una graphic novel disegnata da Maurizio Manfredi.

Una delle tavole tratta dalla graphic novel di Bastogne

Una delle tavole tratta dalla graphic novel di Bastogne

Una citazione (che sa di poesia) per farvi capire lo stile assolutamente psichedelico di Brizzi:

Sono Ermanno Claypool, sconvolto senza fiato desideroso di morte e scopate furiose nelle sale claustrofobiche del wednesday party, colonna sonora Simpathy for the Devil soliti gin tonic consuete deflagrazioni in testa. Sono Friedrich Nietzsche, cervello divorato da anfetamine e resine e polveri e verzure piegato a metà nel cortile del sanatorio, colonna sonora Bela Lugosi is dead puzza di piscia che ristagna e malattia cattiva. Sono il generale von Paulus, giro losco in vespa special per le rovine di questa Stalingrado sul punto di collassare circondata dall’armata rossa un ultimo joint in solitudine e meditazione la notte prima della resa, colonna sonora Helter skelter mentre i razzi katiuscia cadono a pioggia sui palazzi e sulle fabbriche.

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Lui è tornato

Uscito da poco nelle librerie, Lui è tornato è un libro decisamente diverso; scritto da Timur Vermes, è una satira spietata e senza peli sulla lingua che vede come protagonista un Adolf Hitler catapultato ai giorni nostri. Sorpreso dai cambiamenti avvenuti in 66 anni di assenza, Hitler si lancia in una carriera da comico televisivo interpretando semplicemente se stesso.

Il libro mi ha colpita innanzitutto per l’ironia e l’humor che rende la lettura davvero spassosa in alcuni punti, in secondo luogo mi ha impressionata la bravura di Vermes. Trattare di un personaggio storico di questo calibro non è certo cosa facile già normalmente nei libri di storia, figuriamoci renderlo protagonista e narratore di un romanzo satirico. Vermes ci è riuscito alla grande creando dialoghi davvero pungenti e irriverenti e bisogna ammettere che l’esperimento è decisamente riuscito. Nelle ultime pagine del libro troviamo una precisa ricostruzione degli studi compiuti dall’autore e, capitolo per capitolo, la spiegazione dei riferimenti (su cose, persone, avvenimenti, interessi, ecc.) fatti da Hitler nei suoi dialoghi e monologhi. Impressionante quanto si sia documentato Vermes: da cosa Hitler mangiava a colazione alla sua passione per le auto, i cani e dormire fino a tardi. La cosa bella è che l’autore spiega tutto ciò aggiungendoci sempre un pizzico di ironia; questa per esempio è la nota su chi fosse Karl Dönitz:

Grande ammiraglio. Dal 2 maggio 1945, dopo il suicidio di Hitler, suo successore per i restanti giorni del Terzo Reich, per volontà dello stesso Hitler. Ci sono cose più belle che si possono scrivere nel proprio curriculum.

Lo consiglio a chi vuole una lettura divertente ma che riesca anche ad indagare in modo approfondito su una delle figure più discusse e che più hanno cambiato la storia del Novecento.

Alcune  imperdibili scene: Hitler che pensa che il numero di malati mentali sia incredibilmente salito visto che tutti raccolgono gli escrementi del proprio cane; Hitler che come suoneria del cellulare sceglie La cavalcata della Valchirie, Hitler che si spazientisce visto che in televisione passano solo programmi di cucina e naturalmente Hitler che inveisce contro Angela Merkel (definita “confortante quanto un salice piangente”).

Voto: ★★★★✰

La mia opinione è che la mattina presto debbano lavorare solo i fornai – e la Gestapo naturalmente, questo va da sé. Per tirare giù dal letto le canaglie bolsceviche. A meno che non si tratti dei fornai bolscevichi, perché quelli sono già svegli, ovviamente. In questo caso gli uomini della Gestapo dovranno alzarsi ancora prima eccetera, eccetera.

Io prima di te

Ieri ho concluso un libro che, come molti altri, mi aveva ispirato per la copertina molto fru-fru e per alcuni commenti letti qua e là a dir poco entusiasti. Mi sono apprestata a leggerlo senza la minima idea di cosa mi aspettasse e devo ammettere che, forse, se lo avessi saputo non mi sarei cimentata.

Il romanzo tratta del tema dei disabili (in questo caso un tetraplegico) e dell’eutanasia attraverso una ragazza un po’ particolare che diventa assistente di un uomo costretto alla sedia a rotelle quasi per caso in un momento di crisi lavorativa e anche individuale. Ammetto che la storia prende ed è innegabile la voglia di scoprire come va a finire, qua e là si rivela però un po’ costellata da luoghi comuni e comportamenti un po’ irritanti della protagonista. Ho notato poi un po’ di punti di contatto con Il diavolo custode di Philippe Pozzo di Borgo (letto qualche mese fa e da cui è stato tratto il meraviglioso film Quasi amici). La domanda sorge spontanea: possibile che si raccontino solo le storie di tetraplegici ricchissimi che possono permettersi ville e sedie a rotelle tecnologicamente superiori? Forse è un modo per dire a noi “comuni mortali” che i soldi non sono tutto e che la sfiga colpisce anche chi è figo, ricco e di successo. In ogni caso, sarebbe forse da trattare il tema anche dal punto di vista di chi non può permettersi certi lussi e, visti anche gli ultimi tagli, deve vivere con un misero sussidio mensile.

Lo consiglio a chi vuole una storia romantica su un tema forte e impegnativo, sappiate che comunque nonostante i temi forti, la lettura scorre veloce.

Voto: ★★★✰✰

Hai soltanto una vita. Ed è tuo dovere fare di tutto per viverla pienamente.

Libri che profumano di estate

Non è stato del tutto un caso che il mio blog sia nato esattamente il giorno del solstizio d’estate, la “mia” stagione per eccellenza, sia perchè ci sono nata, sia perchè amo il caldo e il sole. Parlando in termini di lettrice accanita, cosa c’è di meglio della luce naturale che entra dalle finestre per leggere? Ancora meglio se si è distesi in mezzo a un prato (allergie permettendo) e nel mentre si cerca di abbronzarsi pure un pochino! Estate è quella stagione in cui si ha voglia di ricominciare a sperare e si sogna di più, non a caso anche Fitzgerald ha fatto cominciare il suo Grande Gatsby proprio il 21 giugno – carico di speranza – e lo ha concluso – nel modo peggiore dei modi – quando le foglie iniziano a cadere…

Ho deciso quindi di selezionare qualche titolo che “sa” di estate e fa venire voglia di vivercela.

Uomini e topi ci catapulta nei campi arsi dal sole della California degli anni ’30. Una storia commovente e cruda (e incredibilmente corta!).

 

La morte felice di Albert Camus è un romanzo noto e di cui si potrebbe parlare per ore. Qui mi limito ad inserirlo per le splendide descrizioni del porto e delle spiagge di Algeri che mi hanno davvero conquistata.

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La calura afosa dell’Uruguay e una splendida villa decadente rendono questo libro davvero magico (evitate però la trasposizione cinematografica, orribile!).

Ma chi meglio di noi italiani sa godersi l’estate e le nostre splendide cornici mediterranee?

Il celeberrimo e famosissimo romanzo di Ammaniti, Io non ho paura, è ambientato in una località immaginaria del Sud Italia tra campi di grano, il canto dei grilli e caseggiati abbandonati.

Il vincitore del premio Campiello 2012 Carmine Abate riesce a fare del paesaggio calabrese un vero e proprio protagonista ne La collina del vento. La storia copre un arco di tempo molto vasto ma questo vento incessante e questa terra arida mi faranno sempre pensare all’estate.

Un Camilleri completamente diverso in questo thriller davvero particolare che si snoda tra spiagge e ville italiane in piena estate (lo avevate intuito dalla copertina?!).

Sofia si veste sempre di nero

Stamattina ho avuto l’occasione di “conoscere” Paolo Cognetti, autore di uno dei libri più belli e più strani che io abbia mai letto: Sofia si veste sempre di nero. Si tratta di un libro relativamente corto (circa 200 pagine) ma che lascia dietro di sè tante sensazioni diverse. Il romanzo ha ovviamente come protagonista principale Sofia, da Cognetti definita “un anti-eroe, un blocco di granito, un nero, una che la ribellione la porta scritta sulla pelle”, ma la sua figura è completata da tutto un contorno di altri personaggi che “vivono” grazie e intorno a lei. Lo stesso autore, come me peraltro, vorrebbe davvero riuscire ad essere come Sofia: anticonformista e ribelle, un personaggio contro-corrente.

Lo consiglio a chi ha voglia di rapportarsi con una scrittura nuova e fresca, con uno spaccato di vita italiana e newyorkese e con un personaggio molto particolare!

Voto: ★★★★✰

«Tu di cosa hai paura?»
«Io di stare da sola».
«Cioè in che senso? In casa da sola?»
«Non c’è un posto preciso. Un po’ dappertutto. […]».

Alieni, Il Grande Gatsby e Caroline di Monaco

Inauguro il mio nuovo blog di letture e pensieri psichedelici raccontando in poche righe l’incontro Leggere in traduzione: Fitzgerald durante la seconda giornata de La grande Invasione, la prima edizione del Festival della lettura di Ivrea che si sta tenendo in questi giorni.

La traduzione di Pincio edita da Minimum Fax

 

Stamattina ci siamo immersi nella mente di Tommaso Pincio, scrittore e pittore romano, che ha appena concluso la sua traduzione di un grande classico della letteratura americana: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Premettendo che è stata una mia recente lettura – tra l’altro una delle poche ad essersi conquistata ben 5 stelline di gradimento – ho davvero apprezzato la spontaneità del traduttore nel raccontarci come si è approcciato a questo lavoro. Il discorso è spaziato dall’importanza di questo libro nella cultura americana (è stato uno dei primi a sfatare il mito americano del guadagno “facile” e del consumismo) per arrivare al bad ending che lo caratterizza. Tanti anche i riferimenti letterari che riguardano questo piccolo capolavoro della letteratura presenti in altri contesti: dal Giovane Holden di Salinger ai Peanuts di Schultz!

Una vera e propria particolarità del romanzo sta nel fatto che il narratore non è onniscente e non si tratta neanche del protagonista, Nick Carraway è infatti una specie di testimone o, per usare le parole di Pincio:

il tramite tra il mondo di sogno e la cruda realtà. Laddove Gatsby rappresenta soltanto il lato più ingenuo e capriccioso di Fitzgerald, Nick ne incarna la parte consapevole, quella che conosce bene il fallimento che lo attende.

Pincio si è poi soffermato sull’innegabile insuccesso iniziale di Fitzgerald (rimarcato anche dall’amico/nemico Ernest Hemingway): i tempi erano troppo maturi (siamo nel 1925), bisogna aspettare gli anni ’50 – dopo le disillusioni della crisi economica del ’29 e l’impatto massacrante della Seconda Guerra Mondiale – per poter apprezzare la decadenza e il romanticismo di questo romanzo che da questi anni in avanti raggiungerà finalmente la gloria. Il mito di Fitzgerald nasce infatti nella generazione dei ragazzi ventenni durante il secondo conflitto mondiale (nel corso del quale venne stampata un’edizione apposta per i giovani americani al fronte), per intenderci, la generazione di Jack Kerouac. Proprio quest’ultimo scrisse:

Nessuno conoscerà mai davvero l’America perché nessuno conosce Gatsby.

Nella seconda parte dell’incontro Pincio ha poi parlato della lingua utilizzata da Fitzgerald – considerata erroneamente da alcuni datata e antiquata -, sulle difficoltà incontrate durante la traduzione e su alcune differenze tra la sua traduzione (che ha cercato di rendere con il lessico italiano degli anni ’50) e quella “storica” della mitica Fernanda Pivano.

Una chicca per chiudere: Tommaso Pincio si è ritrovato in particolar modo legato al Grande Gatsby poiché anche lui ha vissuto in prima persona un amore impossibile nei confronti di una donna di ceto molto più alto del suo! Senza contare l’infatuazione nei confronti di Caroline di Monaco quando era bambino!

Vi invito a visitare il blog di Tommaso Pincio che oltre a essere scrittore e traduttore è anche un eccellente pittore (mia sorella conserverà gelosamente l’autografo che le ha fatto disegnandoci un bel alieno verde!).

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

Uno dei ritratti di Pincio esposti a Ivrea

L'autografo di Pincio!

L’autografo di Pincio!