Io sono Febbraio

9788876382734Consigliato da mia sorella, ho preso in mano Io sono Febbraio piuttosto scettica. Ero rimasta molto delusa da La meccanica del cuore di Mathias Malzieu che era stato presentato come una favola gotica un po’ come anche questo piccolo libro di Shane Jones. Eppure fin dalle prime righe sono rimasta intrappolata nel mondo e nella splendida scrittura di Jones che usa uno stile molto particolare a metà tra una favola per bambini e un noir dalle tinte forti.

Non svelo nulla sulla trama perché è talmente particolare che va letta! Lo consiglio a chi piacciono le atmosfere “alla Tim Burton” (ci starebbe in effetti anche una trasposizione cinematografica) e a chi ha molta fantasia.

Voto: ★★★★✰

Dimmi che non finirà tutto con la morte. Che non finirà tutto con Febbraio. Fiori di campo morti stretti attorno alla gola di un bimbo che piange.

Volevo scriverti una storia sulla magia. Volevo conigli che spuntassero dai cappelli. Volevo palloni che ti sollevassero fino al cielo. Ma è diventato tutto nient’altro che tristezza, guerra, afflizione. Non l’hai mai visto, ma dentro di me c’è un giardino.

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Lista di artisti che hanno creato mondi fantastici nel tentativo di curare attacchi di tristezza

1. Italo Calvino

2. Gabriel García Márquez

3. Jim Henson e Jorge Luis Borges: Labirinti

4. Il creatore di MySpace

5. Richard Brautigan

6. J.K. Rowling

7. L’inventore del gioco per bambini Lite-Brite

8. D.A. Levy

9. David Foster Wallace

10. Gauguin e i Caraibi

11. Charles Schulz

12. Liam Rector

Tratto da Io sono Febbraio di Shane Jones

Moshi moshi

ed-f30a3ec15ac8b3db4626ff18e793522dDopo aver letto Arcobaleno e Kitchen (quest’ultimo mi era piaciuto particolarmente) ho deciso di avventurarmi in un altro lavoro della Yoshimoto (ma quanti ne ha scritti tra l’altro???). Premettendo che:

  • sapevo a cosa stavo andando incontro;
  • la Yoshimoto riesce a scrivere intere pagine senza che accada assolutamente nulla;
  • la descrizione dei cibi giapponesi è molto carina la prima volta, la seconda già noiosetta, alla terza non ne puoi più e speri che vada semplicemente a comprarsi una cazzo di pizza!
  • immancabilmente il libro si apre con la morte del padre/fidanzato/madre/zia/nonno/cugina/prozio/bisnonno/cugino di terzo grado e così via.

A partire da queste caratteristiche costanti della Yoshimoto devo ammettere che la prima metà di Moshi Moshi risulta anche abbastanza piacevole e – più o meno – scorrevole (in ogni caso meglio evitare se siete depressi). Tra futon, tazze di tè e ricordi del padre morto suicida la vicenda si sviluppa, molto lentamente ma si sviluppa. La seconda metà del libro, forse perché la sottoscritta è già abbastanza provata dallo stile della autrice, si fa di una pesantezza notevole per sfociare poi in un finale abbastanza inutile.

Non starò a parlarvi di “cammino interiore volto al superamento di un lutto” e neanche di “rapporto complesso ed edipico della protagonista nei confronti del padre” e nemmeno di “dimensioni temporali differenti e presenze fuori dall’asse spazio-temporale”. Vi consiglio di leggerlo solo se avete voglia di farvi un po’ di seghe mentali e riflettere sul concetto di felicità e di vita.

Voto: ★★✰✰✰

La mia era felicità misera di chi sente di non essere stato abbandonato, nonostante tutto. In quel momento, non riuscivo a pensare a niente di più rassicurante.