La classifica del mese – Giugno ’13

giugno

Annunci

Nessuno sa di noi

nessunosaA meno di una settimana dalla proclamazione del vincitore del Premio Strega 2013 ho deciso di leggere Nessuno sa di noi di Simona Sparaco presente nella cinquina dei finalisti.

Si tratta di un libro difficile che tratta un tema ostico e quasi tabù in Italia: l’aborto terapeutico ovvero “l’interruzione volontaria della gravidanza provocata da determinati trattamenti medici al fine di preservare la salute della madre o di evitare lo sviluppo di un feto segnato da malformazioni o gravi patologie”. Per intenderci qui in Italia, grazie alla pesante influenza della Chiesa, è considerato al pari di un infanticidio. Ovviamente non mi sento di aprire qui una discussione così profonda e su cui ciascuno di noi avrebbe qualcosa da dire, mi limito ad apprezzare una donna che ha voluto cimentarsi in un romanzo del genere, un romanzo che è come una pugnalata nel petto per i lettori.

Raramente sono stata così colpita da una storia come in questo modo. Se decidete di leggerlo sappiate che non è una storia facile e che dopo guarderete davvero il mondo con occhi diversi. L’autrice riesce a descrivere in modo viscerale le sensazioni provate dalla protagonista tanto che sono rimasta davvero molto coinvolta emotivamente (neanche a metà libro piangevo già come una scema).

Consigliato a chi sa apprezzare anche le storie tristi.

Voto: ★★★★★

Crescendo si scopre che tutto ha un limite. Persino l’amore. E noi che lo credevamo grandioso, indistruttibile. Ma l’amore è una ferita che non guarisce mai, sempre sul punto di riaprirsi. Basta un niente perché s’infetti.

Che importa ormai? Sono Alice. E ho deciso di seguire il Bianconiglio in questo buco di mondo. I Palazzi, fuori, sembrano facce, algide, distanti. Le finestre tanti piccoli occhi chiusi. Per non vedere. Per dimenticare.

Io sono Febbraio

9788876382734Consigliato da mia sorella, ho preso in mano Io sono Febbraio piuttosto scettica. Ero rimasta molto delusa da La meccanica del cuore di Mathias Malzieu che era stato presentato come una favola gotica un po’ come anche questo piccolo libro di Shane Jones. Eppure fin dalle prime righe sono rimasta intrappolata nel mondo e nella splendida scrittura di Jones che usa uno stile molto particolare a metà tra una favola per bambini e un noir dalle tinte forti.

Non svelo nulla sulla trama perché è talmente particolare che va letta! Lo consiglio a chi piacciono le atmosfere “alla Tim Burton” (ci starebbe in effetti anche una trasposizione cinematografica) e a chi ha molta fantasia.

Voto: ★★★★✰

Dimmi che non finirà tutto con la morte. Che non finirà tutto con Febbraio. Fiori di campo morti stretti attorno alla gola di un bimbo che piange.

Volevo scriverti una storia sulla magia. Volevo conigli che spuntassero dai cappelli. Volevo palloni che ti sollevassero fino al cielo. Ma è diventato tutto nient’altro che tristezza, guerra, afflizione. Non l’hai mai visto, ma dentro di me c’è un giardino.

Lista di artisti che hanno creato mondi fantastici nel tentativo di curare attacchi di tristezza

1. Italo Calvino

2. Gabriel García Márquez

3. Jim Henson e Jorge Luis Borges: Labirinti

4. Il creatore di MySpace

5. Richard Brautigan

6. J.K. Rowling

7. L’inventore del gioco per bambini Lite-Brite

8. D.A. Levy

9. David Foster Wallace

10. Gauguin e i Caraibi

11. Charles Schulz

12. Liam Rector

Tratto da Io sono Febbraio di Shane Jones

Moshi moshi

ed-f30a3ec15ac8b3db4626ff18e793522dDopo aver letto Arcobaleno e Kitchen (quest’ultimo mi era piaciuto particolarmente) ho deciso di avventurarmi in un altro lavoro della Yoshimoto (ma quanti ne ha scritti tra l’altro???). Premettendo che:

  • sapevo a cosa stavo andando incontro;
  • la Yoshimoto riesce a scrivere intere pagine senza che accada assolutamente nulla;
  • la descrizione dei cibi giapponesi è molto carina la prima volta, la seconda già noiosetta, alla terza non ne puoi più e speri che vada semplicemente a comprarsi una cazzo di pizza!
  • immancabilmente il libro si apre con la morte del padre/fidanzato/madre/zia/nonno/cugina/prozio/bisnonno/cugino di terzo grado e così via.

A partire da queste caratteristiche costanti della Yoshimoto devo ammettere che la prima metà di Moshi Moshi risulta anche abbastanza piacevole e – più o meno – scorrevole (in ogni caso meglio evitare se siete depressi). Tra futon, tazze di tè e ricordi del padre morto suicida la vicenda si sviluppa, molto lentamente ma si sviluppa. La seconda metà del libro, forse perché la sottoscritta è già abbastanza provata dallo stile della autrice, si fa di una pesantezza notevole per sfociare poi in un finale abbastanza inutile.

Non starò a parlarvi di “cammino interiore volto al superamento di un lutto” e neanche di “rapporto complesso ed edipico della protagonista nei confronti del padre” e nemmeno di “dimensioni temporali differenti e presenze fuori dall’asse spazio-temporale”. Vi consiglio di leggerlo solo se avete voglia di farvi un po’ di seghe mentali e riflettere sul concetto di felicità e di vita.

Voto: ★★✰✰✰

La mia era felicità misera di chi sente di non essere stato abbandonato, nonostante tutto. In quel momento, non riuscivo a pensare a niente di più rassicurante.

 

Una cosa divertente che non farò mai più

Sarà che le crociere non mi hanno mai ispirato ma questo piccolo reportage di David Foster Wallace mi ha fatto davvero sorridere. L’autore racconta – con molta ironia – 7 giorni di crociera super lusso ai Caraibi con dovizia di particolari: dal bagno della cabina (L’ingegnosa attenzione rivolta al dispositivo antifanghiglia del portasapone è addirittura commovente.), alle attenzioni rivolte al cliente (Garantisco fermamente che un servizio di pulizia invisibile e misterioso è in un certo senso fantastico, incarna appieno le fantasie di ogni sudicione: qualcuno che si materializza, ti disinsudicia la camera e scompare – è come avere una mamma però senza senso di colpa.) passando per un incredibilmente spaccato delle persone a bordo.

Lo stile e la scrittura di Wallace è splendido! Invoglia incredibilmente ad andare avanti, anche se si tratta solamente della descrizione di una crociera! Non vedo l’ora di leggere qualcosa di più “profondo” sempre di Wallace. Lo consiglio a chi è già andato in crociera o a chi non le sopporta!

Voto: ★★★✰✰

Una persona che ha il mal di mare ha proprio la faccia verde come dicono, anche se è piuttosto una strana sfumatura di verde, un verde spettrale, tipo verde-rospo o verde-frittata di zucchine, e la faccia è ancora più cadaverica quando chi sta male è vestito da sera.